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Sdoganiamo igitur?

Le proposte di Michele Smargiassi per una revisione estensiva della Convenzione di Berna. E una mia più modesta, e pratica, controproposta: prima di proporre nuove regole, accertiamoci di far rispettare quelle esistenti. Scopriamo come.

La locandina, modificata, del film "I soliti ignoti"

Dopo il caso delle fotografie pubblicate nella gallery di Repubblica.it, prelevate da Flickr, manipolate senza il consenso degli autori e nonostante la presenza del copyright, Michele Smargiassi torna sull’argomento e invita a una riflessione “oltre”, partendo da due premesse: si dichiara “contro l’appropriazione di immagini ma favorevole alla condivisione” e tenta di trovare una strada per conciliare due posizioni apparentemente inconciliabili.
Come? Proponendo “una serie di principi ispiratori di un possibile nuovo diritto della condivisione di immagini nel Web, una specie di aggiornamento della Convenzione di Berna alla nuova realtà del Web, che magari preveda un’estensione erga omnes di alcuni dei criteri di licenza maturati nell’ambito per ora solo volontario di Creative Commons“.
Pubblico di seguito i punti suggeriti, rimandandovi alla lettura approfondita direttamente sul suo blog. Ma già a una prima e sommaria lettura è possibile intuire la tendenza auspicata, che è quella da una parte di sdoganare erga omnes il cosiddetto “diritto di prelievo”, dall’altra quella di rendere ancor più difficile di quanto non sia ora la possibilità di rivendicare i diritti violati con una qualche speranza di vederli soddisfatti.

1) In linea di principio, chi offre liberamente un’immagine alla visione sul Web, ovvero la pubblica sul Web, la offre anche alla condivisione.
2) Sono libere da diritti tutte le condivisioni di immagini effettuate per ragioni di discussione, critica, informazione, analisi, didattica, scambio culturale.
3) La condivisione deve avvenire nelle forme e nei limiti di una corretta citazione.
4) La citazione corretta di un’immagine deve comprendere nome dell’autore, provenienza, e link al sito originario.
5) A parte la riduzione e la “degradazione”, qualsiasi modifica del contenuto originario dell’immagine deve essere chiaramente indicata e motivata da motivi di studio, analisi e discussione.
6) Non è consentito mettere in vendita immagini esposte gratuitamente alla condivisione.
7) Chi intende sottrarre le proprie immagini al diritto di citazione corretta per metterle in vendita deve dotarsi di un sito commerciale che possieda tutte le cautele tecniche disponibili per impedire la condivisione della propria opera.

Che dire? A me sembra una proposta di tana libera tutti ricompensata con il classico contentino della “corretta citazione della fonte” (suggerito come obbligo, dimenticando che fa già parte degli obblighi previsti per chi esercita la professione di giornalista), perché chiunque a questo punto potrebbe dire che il prelievo è giustificato per diritto di cronaca.

Singolare poi la dicitura “sottrarre le immagini al diritto di citazione corretta per metterle in vendita“. Mi chiedo: ma ci rendiamo conto del significato delle parole?
Da parte mia la faccio molto breve e lancio una controproposta, anche questa basata sull’andiamo oltre la lamentela sterile: auspico che associazioni e avvocati e chiunque possa essere interessato, comincino una seria e capillare diffusione degli strumenti già esistenti per difenderci dai furti.

Mi riferisco agli step necessari, a partire dalla prima lettera di diffida che non dovrà limitarsi a chiedere la rimozione della fotografia illegalmente prelevata, ma contenere anche una richiesta di risarcimento.

Da più parti si obietta che gli avvocati costano e che non tutti i casi sono uguali. Vero. Ma è anche vero che se si predispone uno schema di partenza accessibile e a costi simbolici per tutti, sarà poi possibile valutare caso per caso. Senza contare i vantaggi che ne potrebbero derivare:
1) Lato studi legali, è una formula da non sottovalutare per il potenziale di nuovi clienti che è in grado di attrarre, i quali clienti potranno essere affidati, almeno in prima battuta, alla gestione di un qualsiasi praticante visto che non è certamente necessario un avvocato cassazionista per stendere una lettera di diffida con richiesta risarcimento.

2) Lato cliente, invece, non scordiamoci che da qualche anno è possibile anche in Italia applicare il cosiddetto “patto di quota lite” , una procedura ovviamente poco pubblicizzata e che, al di fuori dell’ambito legale, sono in pochi a conoscere.
Che cos’è? E’ la possibilità di concordare con il legale, come compenso per il lavoro svolto, una quota del risarcimento ottenuto. Ovviamente non tutti gli avvocati accettano questa formula, ma tentar non nuoce, soprattutto nei casi in cui l’esito della querelle appare abbastanza scontato. Segnalo che la giurisprudenza ci riporta, nella quasi totalità di casi simili già accaduti, la preferenza da parte del soggetto accusato alla conciliazione senza passare dal Tribunale.

In conclusione, prima di proporre nuove regole, accertiamoci di far rispettare quelle esistenti.

Pubblicato in Legalmente corretto, One shot |
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78 Commenti a “Sdoganiamo igitur?”

  1. Davide Cameli  scrive il 27 dicembre 2010 alle 10:54:

    Con lo stesso principio chi pubblica un articolo su un sito “non commerciale” è soggetto a furti di articoli ??? non voglio essere offensivo, ho seguito questa cosa poco e non ho un idea completa al riguardo, ma questa persona da la sensazione che nel suo mondo non esistono fotografi professionisti e non, a suo parere evidentemente chi ha il cellulare o chi ha un mezzo pro è perfettamente uguale ai suoi occhi: se pubblica le foto, ai fini della pubblicazione, non importa chi l’abbia scattata. In realtà il signor Smargiassi (che personalmente non conosco… cospargerò il mio capo di cenere per questo) parla così perchè ogni (fammi passare il termine) cagata che scrive riceve un compenso. I fotografi pro invece, vanno, mettono a rischio la loro vita e la loro attrezzatura e nonostante non sappiano se torneranno a casa (sto facendo un esempio piuttosto estremo) non è nemmeno detto che venderanno le foto… in più se qualcuno con un iphone scatta una foto che può richiamare a qualcosa di cui il giornalista dalla sua poltrona dello studio ha scritto, la testata ha “il sacrosanto diritto” di poterle pubblicare???
    Io non sono un pro e non so nemmeno se a questo punto convenga esserlo…

  2. Claudia Rocchini  scrive il 27 dicembre 2010 alle 11:02:

    @Davide, preferisco non soffermarmi sulle opinioni di Smargiassi, è stato già detto tutto e non vorrei aggiungere altra carne al fuoco fatuo, altrimenti ricadiamo nella solita spirale delle lamentele, degli insulti e, più in generale, sull’aria fritta. Da cui non se ne esce.
    Anch’io come Smargiassi, tento di andare oltre.
    Ho fatto una proposta, mi interessa sentire le vostre opinioni in merito.

  3. adolfo  scrive il 27 dicembre 2010 alle 15:40:

    La via legale, se ben oleata, sarebbe l’unica in grado di fermare questo modus operandi adottato dei soliti furbetti.

  4. Michele Smargiassi  scrive il 27 dicembre 2010 alle 18:38:

    Claudia, lei almeno ha letto e ha cercato di capire cosa dico.
    Sì, è una proposta di libera circolazione “per default” dei prodotti culturali sul Web. Con regole precise, condizioni, e meccanismi di garanzia per chi invece vuole sottrarsi alla condivisione (questo è il significato delle parole). Si può non essere d’accordo,ma è una proposta (neanche tanto nuova: alcune di queste regole come il diritto di citazione e di cronaca esistono già) e non una “difesa dei ladri”.
    Grazie per l’attenzione
    Michele Smargiassi

  5. Claudia Rocchini  scrive il 27 dicembre 2010 alle 19:06:

    @Michele, innanzitutto grazie per il suo intervento qui, inaspettato quanto gradito. Ha stimolato una discussione ripresa un po’ ovunque anche se purtroppo con toni di accusa, processi alle intenzioni, e dietrologie varie.
    Resta il fatto che ha dato evidenza a un comportamento meschino della testata per cui lavora, ben sapendo quello a cui probabilmente sarebbe andato incontro. E non era tenuto a farlo.

    Sì, ho letto e riletto con attenzione non solo i suoi due interventi, ma anche i commenti.
    I suoi interventi suggeriscono soluzioni che forse potrebbero essere meglio comprese, e soprattutto accettate, se mettessimo in evidenza, sottolineo con altrettanta evidenza, anche gli strumenti già esistenti per tutelarci, quelli da lei definiti “meccanismi di garanzia per chi invece vuole sottrarsi alla condivisione“.
    Strumenti che i più ritengono non essere a portata di chi – come ho letto tra i commenti al suo blog – “non ha un avvocato pagato 12 mesi l’anno per tutelarci“.
    E questo non è vero: molto spesso è sufficiente una semplice lettera da parte di un legale per ottenere il riconoscimento di quanto spetta all’autore e una conciliazione amichevole.

    Da questa omissione è nata la mia proposta: apriamo pure un dibattito su nuove regole di condivisione, ma diamo anche evidenza agli strumenti, già esistenti, che ci aiutano in caso di violazioni.
    Oso e le chiedo: cosa ne pensa di aiutarmi a diffondere questo punto di vista?

  6. Michele Smargiassi  scrive il 27 dicembre 2010 alle 19:34:

    Quegli strumenti sono molto semplici, noti e alla portata di tutti, e comprendono una progressione di azioni che va dalla telefonata o dall’email al titolare del sito che ha riprodotto le foto fino al ricorso in tribunale, passando per gradi intermedi come la diffida via avvocato.
    Il più delle volte i primi gradini bastano (nel caso in oggetto mi apre siano bastati). A volte non bastano neanche gli ultimi.
    Io mi ero permesso di invitare i fotografi alla cautela preventiva, visto che il Web è il territorio delle tentazioni facili, e lo è di fatto anche se non di diritto. Per aver detto questo sono stato definito amico dei ladri e ladro io stesso. Mah…
    michele

  7. Claudia Rocchini  scrive il 27 dicembre 2010 alle 19:50:

    Sul fatto che siano strumenti alla portata di tutti, dissento.
    La percezione è che non lo siano, proprio perché ritenuti troppo complessi e onerosi da gestire.
    Una lettera di diffida comprensiva di richiesta risarcimento costa meno di 50 euro. Molto spesso è sufficiente. Ma altrettanto spesso, 9 su 10, gli stessi 9 che lamentano furti, non ricorrono a questo strumento e, diciamocelo, sono più che soddisfatti dalla citazione del loro nome e cognome sulla testata. Oppure lavorano gratis per un pugno di gloria effimera. Ma questo è un altro discorso.

    Quella lettera costerebbe anche di meno se associazioni o studi legali patrocinassero un’ampia campagna di informazione e diffusione con messaggi chiari e categorici: basta con le mail conciliatorie, basta con i piagnistei, qui c’è uno staff a disposizione per gestire questi casi.
    E nelle situazioni estreme, quando una semplice lettera non basta e si è costretti a una causa, si applica un patto di quota lite.

    La cautela preventiva dovrebbe far parte del bagaglio culturale di chiunque decida di promuovere le proprie opere tramite il web. Per quanto mi riguarda ho sempre messo in conto il furto pro domo mea, facendo in modo di sfruttare le ovvie e prevedibili appropriazioni come strumenti di autopromozione. Eppure non mi sento amica dei ladri :)

  8. Michele Smargiassi  scrive il 27 dicembre 2010 alle 20:02:

    Proprio per questo la cautela preventiva è necessaria. Io credo che si andrà sempre più verso un uso del Web come condivisione. Per evitare il Far West occorrono regole che disciplinino la corretta citazione, ma queste regole non ci sono, o se ci sono come dice lei sono difficilmente applicabili. Esperienze di avvocatura militante e gratuita esistono ma sono un po’ effimere. Vedrei meglio, come ho proposto riprendendo quel che sta maturando in Francia, un fondo per le controversie finanziato dai contributi obbligatori delle testate giornalistiche che utilizzano il materiale gratuito sul Web. Penso che agli editori non piacerebbe, ma personalmente mi sembra una buona strada.

  9. Claudia Rocchini  scrive il 27 dicembre 2010 alle 20:34:

    Se il fondo fosse gestito da un soggetto terzo equidistante sia dalle testate sia dai singoli, sarei d’accordo, è una strada da percorrere.
    Tuttavia mi sento anche di sollecitare una maggiore chiarezza informativa sia sulle regole già esistenti sia sugli strumenti a disposizione per tutelarsi. E in questo possono essere di grande aiuto sia le associazioni sia giornalisti sensibili al problema.
    Il problema non è tanto la mancanza di regole, peraltro nate per le opere su carta, quanto la complessità di adeguarle al web e il fatto che vengano troppo spesso disattese con una sostanziale certezza di impunità, soprattutto da parte di soggetti “forti” quale è un gruppo editoriale.

    Di contro anche auspicherei che un’eventuale revisione delle regole non sia affidata a quei Legislatori che il più delle volte, quando c’è il web di mezzo, hanno tristemente dimostrato di non conoscere a fondo ciò su cui stavano legiferando.

  10. Michele Smargiassi  scrive il 27 dicembre 2010 alle 20:45:

    Il problema è esattamente quello, e io ho dato il mio contributo. Devo dire, per usare un eufemismo, che non mi sembra sia stato molto compreso. Quindi direi che per ora mi astengo dall’insistere.
    Grazie per l’ospitalità
    michele smargiassi

  11. Gabriella  scrive il 27 dicembre 2010 alle 21:45:

    Claudia, ma ha scoperto l’acqua calda? Quotidianamente partono lettere di diffida, denuncia e rivendicazione etc…da parte di avvocati a tutela di professionisti e non a cui vengono sottratte foto o testi o altro. Se volete fare qualcosa, non pensate a come tutelare o mettere un cerotto a danni già fatti, ma cercate di prevenire che questi danni vengano fatti e cambiate questo benedetto sistema che fa acqua da tutte le parti

  12. Claudia Rocchini  scrive il 27 dicembre 2010 alle 22:00:

    @Michele, grazie a lei per gli interventi.

    @Gabriella, non sono un Legislatore, non ho il potere di cambiare il sistema. Posso però sollecitare, come sto facendo, l’adozione di soluzioni partendo proprio da quelle già a disposizione. Il resto sono solo sforzi di riflessioni sui desiderata, in mezzo a una marea di lamentele sterili e insulti.
    Dunque fatico a capire il suo intervento, soprattutto non ne condivido i toni accusatori, rivolti a me poi?

    Non credo davvero di aver scoperto l’acqua calda, di certo sono ben a conoscenza delle procedure legali, per esperienza professionale e personale.
    Sono anche però consapevole che spesso le spese legali vengono fatte inutilmente lievitare con infinite lettere di botta/risposta dai toni inutilmente concilianti. E sono proprio queste procedure farraginose a disincentivare il ricorso all’avvocato in casi simili.
    Da qui il suggerimento di concordare un patto di quota lite con i legali: se ottieni il risarcimento, ti pago con una percentuale, anche alta, altrimenti si coprono le spese e stop. E in casi come questi, ripeto, l’esito è abbastanza scontato. Nei prossimi giorni pubblicherò la giurisprudenza più recente.

  13. Mirko Sotgiu  scrive il 27 dicembre 2010 alle 22:33:

    Sono dell’idea che la condivisione possa essere attuata (e sempre con citazione dell’autore nonchè richiesta) solo nei casi dove l’uso dell’immagine sia “NO PROFIT” ovvero in discussioni, siti di associazioni, piuttosto siti personali, ma m…ai darei adito alla possibilità di condividere e riprodurre materiale protetto per “condivisione” su testate, siti e altro che con le immagini e testi traggono profitto diretto o indiretto. Con le regole che ha in mente Smargiassi non andiamo che ad autorizzare ancor di più il prelievo delle immagini, ricordiamci che siamo in Italia, quindi se c’è una legge viene evasa, se c’è pure uno spiraglio interpretabile allora diventa legale l’illegale. Finito qua ho letto tutto direi e spero di essermi contenuto da polemiche sterili. Perchè invece gli editori non devono essere obbligati per legge come in altri stati a lavorare con professionisti e/o comunque con pezza giustificativa se si tratta di occasionali? di ogni foto si deve conoscere la provenienza. Lavoro in una redazione e so cosa vuol dire riconoscere l’operato dei collaboratori tutti pagati per questo, ma chiaramente so che viaggiamo su altri pianeti.

  14. Isabella Venusia Carli  scrive il 27 dicembre 2010 alle 23:11:

    Scrivo da fotografa non professinista, da grafica autodidatta.
    Mi son iscritta a Flickr proprio perchè le mie foto e grafiche siano protette da copyright, indi diffondibili ma esattamente come sono, con nome e cognome data e sito da cui provengono.
    Se qualcuno è interessato ad una foto-grafica, non esiste possa ‘rubarla’, la paghi, e la paghi quel che vale, spesso ore di lavoro!!!
    Se poi io la voglio condividere sono decisioni mie!!!
    Assolutamente contraria alla proposta.
    di più…fosse per me renderei non salvabili tutte le foto dei vari s.n!!!
    Perchè a farn e le spese spesso non sono i grandi fotografi o illustratori, che lafin ci perdon poco, ma chi di arte non vive!!!

  15. Matteo Colombo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 00:01:

    come dire… siccome non possiamo prevenire i furti, rendiamoli legali, complimenti vivissimi all’autore di queste stupidaggini.
    E non si tratta di sterile polemica, ma semplicemente della in…azzatura di qualcuno che perde tempo e denaro a creare immagini.
    Lei forse i suoi articoli li scrive gratis?

  16. Latente  scrive il 28 dicembre 2010 alle 00:10:

    senza complicare troppo le cose, basta prendere pari pari il fair use americano:
    https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Fair_use
    e tutti vissero felici e contenti.

  17. Pino Moscato  scrive il 28 dicembre 2010 alle 00:13:

    L’interpretazione sul diritto di pubblicare fotografie e la relativa tutela è a mio parere immensa. Sono fondamentalmente daccordo sulla critica portata da Claudia al punto 7. In effetti, non è detto che chi mette le proprie opere in vista sul web abbia l’automatico desiderio di condividerle. Il sito – vetrina o il blog per condividere sono due cose diverse e nonostante paghi più il secondo in termini (anche) di marketing oltre che di promozione della cultura, il primo continuerà ad esistere… Spero insomma di aver capito ciò che voleva dire Smargiassi: se non sei un professionista, ciò che pubblichi deve essere a disposizione di tutti, fermo restando il “diritto di citazione”. Ma metterla, come più volte Claudia sottoilinea, sul piano polemico, non ci aiuta. Sono fermamente convinto che l’unica cosa da fare è promuovere cultura.. e nel caso specifico si tratta di cultura del rispetto e ancora, del riconoscimento. Mi sembra il caso però di aprire una riflessione, ma non so se francamente va nella direzione del pensiero di Smargiassi o di quello di Claudia: non sono un professionista, ma mi piacerebbe esserlo, pubblico regolarmente le mie foto su flickr con l’impostazione “Attribuzione, Non commerciale, Condividi allo stesso modo”. Non ho nessuna rivista, nessun giornale alle spalle e con questo sistema molti blog, più o meno importanti pubblicano, con debita citazione, le mie foto. Mettendo “tutti i diritti riservati” o me le avrebbereo “rubate” o, ancora peggio, non le avrebbero prese in considerazione. Certo non sono un fotoreporter e le mie foto possono risultare meno interessanti di quelle scattate durante una manifestazione (tanto perché spesso si è considerati professionisti della fotografia se si fanno reportage e se non si applica il fotoritocco). Voglio andare oltre.. e tutti quelli che ritraggono in modo non autorizzato persone e situazioni (manifestazioni comprese) e che regolarmente pubblicano sul web per far conoscere le “proprie opere”? Ne è strapieno il mondo della fotografia di queste situazioni. Ecco perché ho esordito dicendo che l’interpretazione è immensa. Ma voglio spingere ancora.. Credo di essere daccordo con lo spirito di Smargiassi che forse (se non ho capito male) vuole inaugurare l’epoca della condivisione a 360 gradi, purché ci venga riconosciuta la paternità dell’opera, ma se io metto una foto sul web e dichiaro (almeno nell’intenzione) l’”Attribuzione, Non commerciale, Condividi allo stesso modo”, io mi chiedo allora perché non fare la stessa cosa della foto pubblicata dal professionista? Mi sembra di sentire quella solita canzone le cui parole descrivono quel liberismo che protegge chi ha la possibilità di proteggersi. A questo punto le domande sono:
    promuovere la cultura della condivisione?
    o
    potersi difendere dal furto?
    Una cosa è certa: la fortuna del web è la condivisione, nel bene e nel male. Se Repubblica si appropria di una cosa che è già sul web è assolutamente sbagliato, ma se lo fa con la citazione ti fa un favore grande come una casa!!!
    Ringrazio Claudia per avermi sollecitato a partecipare a questa bella discussione e spero di aver contribuito in qualche modo.

  18. Matteo Colombo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 00:39:

    Tanto per chiarire il punto di vista di un (semi) professionista: le foto sul web le pubblico per ricavare denaro, non per cederle gratis ad altri siti commerciali o testate giornalistiche tipo repubblica, perchè questo è un danno bello e buono e ribadisco senza usare giri di parole, un furto. Non mi interessa nulla avere il credito dell’immagine se questa è presa gratuitamente senza il mio consenso.

    Quindi sono in completo disaccordo quando leggo “Una cosa è certa: la fortuna del web è la condivisione, nel bene e nel male. Se Repubblica si appropria di una cosa che è già sul web è assolutamente sbagliato, ma se lo fa con la citazione ti fa un favore grande come una casa!!!”.
    Mi farà un “favore” solo quando pagherà l’uso dell’immagine come è giusto che sia. Anche qui, Repubblica è gratis in edicola e pubblica per suscitare il piacere dei lettori (ammesso che ci riesca) o magari si aspetta che la copia del giornale uno la paghi??

    Il concetto è molto semplice e cristallino mi pare ed è in linea con le regole di mercato che valgono per tutti. Repubblica in testa.

    Aggiungo che se un fotografo, professionista o non professionista, vuole regalare l’uso delle sue immagini, lo può fare già adesso specificando che non tutti i diritti sono riservati o in altre forme. Al tempo stesso però chi vuole (come me) che le licenze delle immagini vengano acquistate, deve essere tutelato allo stesso modo, senza inventarsi web=condivisione a 360 gradi e balle varie. La cultura della condivisione va bene se sono io a deciderla di volta in volta, non se qualcun altro decide per me tout court.
    Se io pubblico foto sul mio sito o su flickr, lo faccio per farmi pubblicità e magari pagarmi le bollette a fine mese, mica per condividere bla bla bla nel senso descritto sopra.

  19. Davide Cameli  scrive il 28 dicembre 2010 alle 00:40:

    Noto con dispiacere che il signor Smargiassi è rimasto offeso o perlomeno turbato dalle mie parole. Lo ripeto, non ho letto tutta la questione, ma ho solo capito che per certi aspetti l’usufruire o utilizzare immagini che un fotografo abbia messo su un sito sono ritenute come utilizzabili.
    Per quanto possa sembrare incredibile, chi posta le foto su un sito non lo fa perchè pensa di poterle regalare a destra e a manca, ma ha la speranza che almeno le testate giornalistiche (non dico qualche grafico che utilizza la foto per una locandina da 3000 copie al massimo) di carattere nazionale, abbiano l’onesta di contattare il fotografo per pagare i diritti della fotografia utilizzata.
    E’ triste, ma non credo che i nostri politici si preoccuperanno mai di legiferare su argomenti così poco “scottanti” per cui l’unica cosa alla quale appellarci è il buon senso delle testate e la correttezza… se poi i fotografi professionisti riuscissero a creare tramite un sindacato o comunque un associazione adibita per proporre ai legislatori un disegno di legge creato magari in coordinazione tra editori e fotografi, non sarebbe male…
    Ho una domanda per i fotografi, nel caso in cui venga utilizzata una foto su un quotidiano, il prezzo di vendita a quanto ammonterebbe? dipende dal luogo e le condizioni in cui si è fatto lo scatto?

  20. Paolo Viviani  scrive il 28 dicembre 2010 alle 02:12:

    Copio, modificandolo, un mio intervento al riguardo del testo di Michele Smargiassi che ha dato lo spunto per l’ennesima discussione sul’uso del materiale presente sul Web.

    L’intervento di Smargiassi mi sembra un’analisi interessante e condivisibile della situazione reale. In un’epoca in cui tutti scaricano tutto da Internet (film, canzoni, fotografie, testi scolastici), pensare di poter distinguere ciò che si scarica per uso personale (presunta colpa lieve) e ciò che scarica Repubblica per un profitto (presunta colpa grave) non solo è illusorio, ma indica anche una visione leggermente ipocrita della legge.

    La legge non fa giustamente alcuna distinzione fra l’illegalità di scaricare un film o un software crackato e quella di scaricare una foto; invocare ipotetiche azioni legali contro chi scarica foto implica come logica conseguenza approvare anche le azioni penali che in Francia tentano di esercitare contro chi carica una canzone. A meno di non andarsene in Afganistan a fotografare la guerra, il mestiere di fotoreporter è morto e sepolto. E’ un sorprendente che siano proprio dei giovani che dovrebbero meglio degli altri capire l’evoluzione dei mezzi di comunicazione a cercare di rivendicare un proprio spazio retribuito in un mondo che non c’è più.

    Insomma, se uno ci tiene a non farsi scippare una fotografia, fa bene a non metterla su Flickr o su siti analoghi. Altrimenti faccia come me: poiché non m’importa nulla se usano le mie fotografie, le carico addirittura alla massima risoluzione consentita e buon per loro.

    Simmetricamente, non ho mai rispettato le regole sulla privacy né alcuna delle stupide limitazioni su quello che si può fotografare e quello che non si può fotografare.

    Naturalmente questa posizione ha senso solo se si condivide il principio che un’immagine su Internet non è una fotografia. Le fotografie sono pezzi di carta stampata come Dio comanda. Quelle io le vendo e se qualcuno me le ruba lo denuncio.

  21. Matteo Colombo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 08:18:

    visione ipocrita della legge, illusorio, etc etc… tutte balle, qui il sig. Smargiassi, che guarda caso è stipendiato da Repubblica, promuove il furto legalizzato, il concetto è semplice.
    Poi sul web troverà tanti soloni che non solo lo seguono, ma lo incensano pure, ma niente di nuovo, è lo specchio del paese dove viviamo.

  22. Claudia Rocchini  scrive il 28 dicembre 2010 alle 08:25:

    @Matteo, ti ringrazio per i tuoi interventi, però ti inviterei a utilizzare toni più rispettosi sia per una questione di educazione sia perché se le leggi sul copyright applicate al web sono aleatorie, quelle del penale, vedi diffamazione e calunnia, lo sono un po’ meno. Grazie.

  23. Matteo Colombo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 08:39:

    @Claudia: mi sono già trattenuto, a certa gente bisognerebbe usare toni ben più pesanti. L’arroganza di voler giustificare un furto e farlo passare per una cosa assolutamente normale, è niente in confronto alla maleducazione.

  24. Claudia Rocchini  scrive il 28 dicembre 2010 alle 08:41:

    @Davide riguardo la tua domanda:
    “Ho una domanda per i fotografi, nel caso in cui venga utilizzata una foto su un quotidiano, il prezzo di vendita a quanto ammonterebbe? dipende dal luogo e le condizioni in cui si è fatto lo scatto?”

    Dipende da cos’hai fotografato. Esempio su tutti: l’11 settembre credo sia stata la tragedia più ripresa in assoluto: filmata, fotografata, registrata in tutte le salse. Eppure so di persone, italiani, che hanno fatto causa ad alcune testate per l’utilizzo non autorizzato delle loro immagini, chiedendo risarcimenti spropositati. Formalmente la richiesta non fa una grinza, ma eticamente? Non significa forse, da entrambe le parti in causa, tentare di speculare su una tragedia?
    Viceversa la fotografia scattata con un telefonino dell’areo caduto nell’Hudson, con i superstiti sull’ala in attesa dei soccorsi, unica testimonianza di quel momento, se non ricordo male è stata venduta a cifre interessanti. Ma, che mi risulti, di certo non era stata pubblicata dall’autore sul sito o sull’album su Flickr.
    La logica dei due esempi mi pare ovvia, no?

    Mettiamoci per un momento nei panni di un editore e torniamo al caso in questione. Perché io, editore, dovrei pagare mettiamo 100 euro per una fotografia di disordini quando ne trovo quante ne voglio, per giunta gratis, sul web?
    Non lo farò mai.
    Quello che invece farò è effettuare una ricerca su fotografie di quell’evento NON coperte da copyright, contatto gli autori, chiedo comunque loro l’autorizzazione alla pubblicazione e all’eventuale manipolazione, fermo restando citazione corretta della fonte.

  25. Claudia Rocchini  scrive il 28 dicembre 2010 alle 08:49:

    @Matteo, resto dell’idea che le stesse opinioni, espresse in altri toni, avrebbero un maggior impatto. La logica non è quella di offrire uno scannatoio, ma di confrontarsi anche con tesi diametralmente opposte alle nostre, portando argomenti che chissà, potrebbero anche convincere il nostro interlocutore a modificare la propria opinione. Credo di aver già abbondantemente espresso il mio totale disaccordo sulle proposte di Michele Smargiassi, ma ritengo anche che su alcuni punti sia necessario essere più pratici e ragionare con la testa, non con le viscere.

  26. Matteo Colombo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 09:04:

    Se permetti io ragiono con la testa, ed esprimo i concetti in maniera chiara e diretta, senza tanti virtuosismi linguistici e cavilli.
    I furtarelli sul web sono e rimangono tali, ed è giusto dirlo apertamente, tutto il resto serve a indorare la pillola e di certo non fa onore a chi lo scrive.

  27. Claudia Rocchini  scrive il 28 dicembre 2010 alle 09:13:

    @Matteo, io permetto tutto, soprattutto da chi si firma con nome e cognome senza nascondersi dietro a falsi nomi o nick, rimanendo peraltro riconoscibile. Ti ho solo chiesto la cortesia, visto che non sei in casa tua, di usare toni meno aggressivi e di prestare attenzione ad accuse che potrebbero incorrere in fattispecie penali, e su cui non ho alcuna intenzione di sorvolare.

  28. Dora Biondani  scrive il 28 dicembre 2010 alle 09:16:

    Ho seguito con attenzione i diversi post e commenti.
    Purtroppo vivo in un mondo ingenuo in cui mi piacerebbe ci fossero la cortesia ed il rispetto da ambo le parti. Ci sono fotografi, come si diceva, che farebbero carte false per avere una foto su repubblica con anche solo il nome citato e probabilmente ritaglierebbero la pagina e la incornicerebbero con un cartello “sono io sono io”, ce ne sono altri che invece fanno queste foto per poi rivenderle perchè per loro è un mestiere. La questione è che a priori uno non sa con quale tipo di fotografo si stia interfacciando…perchè non chiedere allora? Viviamo nell’era della comunicazione e tutti i siti comprendono una mail SUL sito stesso…il tempo di mandare un messaggio: ci piace la foto tal dei tali la vorremmo usare ci dica se per lei va bene e le sue condizioni. Non mi sembra una cosa così fuori dal mondo. Molti studi di grafica lo fanno già. Se poi le condizioni richieste dal fotografo non vanno bene si può cercare un altro “fornitore”, insomma come ricevere due preventivi diversi da due clienti diversi e scegliere il migliore.
    Flickr è usato come sito proprio perchè lascia all’autore i diritti delle foto e posso scegliere se renderle scaricabili o meno, per tutelarmi. C’è da dire che esistono altri siti in cui posso trovare le foto espressamente a pagamento per poterle pubblicare ma questi non vengono usati o vengono usati meno proprio per questo.
    La necessità di una richiesta nasce anche dal fatto che maggiormente mi ha colpito ovvero che le foto in oggetto sono state modificate da persone diverse dall’autore e comunque pubblicate su testate giornalistiche. Credo che tutti conoscano il “potere” di un immagine e in ogni corso di “lettura dell’immagine” ti presentano foto diverse dello stesso evento che comunicano messaggi completamente diversi (un semplice ritaglio al centro di un gruppetto di 5 persone può farlo sembrare una folla mentre una ripresa panoramica può far sembrare che non ci sia nessuno). Questo per dire che la mia foto, tagliata in modo diverso od elaborata diversamente o inserita in un dato contesto può assumere significati diversi da quello che intendevo dare e questo diventa più pesante nel caso di foto documentaristiche. Da qui ribadisco la necessità di chiedere il consenso perchè potrebbe non essere una questione di remunerazione ma anche ideologica e valoriale della persona. Vedere strumentalizzato qualcosa di mio per scopi diversi da quelli per cui li avevo intesi mi farebbe più male che il non aver ricevuto il riconoscimento. La presenza dei riferimenti può sicuramente fare pubblicità a questi autori ma avrei preferito chiedessero se era davvero la pubblicità che loro volevano.
    Possibile che la soluzione post sia procedere per avvocati ma mi sembra che probabilmente la soluzione pre ovvero chiedere ed informarsi sarebbe più rispettosa e, alla fine dei conti, meno costosa per ambo le parti.

    Infine volevo esprimere una mia considerazione sul fatto che oramai non esiste più la figura del fotoreporter (salvo andare in “Afganistan a fotografare la guerra”) purtroppo credo questo sia vero ma è un cane che si morde la coda, questo è diventato vero perchè quando le prime “immagini” sono state rubate le persone non hanno capito che stavano rubando ma si sono sentite “riconoscenti” per vedere pubblicato il nome, non realizzando che quella loro foto pubblicata non era un “elogio alla loro bravura” ma un modo di “risparmiare sui costi fissi”.
    Purtroppo la libera fruizione delle immagini ha portato ad un danno ai fotografi professionisti e, visti i tempi di crisi, non si sceglie più l’immagine per la “bellezza” ma per il “risparmio”. E’ una cosa triste ma sono le regole del mercato che avanza e a cui bisogna reagire in un modo o nell’altro. Vorrei solo che un amatore, come sono io stessa, riflettesse nel momento in cui gli viene proposto di “pubblicare gratis una sua foto” se questo è un vantaggio per lui o per chi la pubblica.

    Buon lavoro a tutti

  29. Matteo Colombo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 09:23:

    Ovviamente mi assumo tutte le responsabilità di quello che scrivo.
    Il mio pensiero credo che sia chiaro e pertanto non interverrò più, vi lascio al vostro dibattito profondo e così ricco di sfumature.

  30. Paola Perziano  scrive il 28 dicembre 2010 alle 09:45:

    Perfettamente d’ accordo con Davide @ e Isabella@ il web è una vetrina, non esserci, significa non esistere.
    Condividere… per esistere e confrontarsi, questo non dovrebbe dare libertà ad alcuno di utilizzare quello che tu produci per fini di lucro, se tu non ne sei consapevole..e per giunta riconosciuto come autore . . mi fanno il favore di mettere il mio nome…? dipende dai casi…Paolo@ se è per recensire una mostra si…altrimenti preferisco che paghino le mie fatiche se ritengono di volerle usare.
    Mi spiace ma non riesco a vedere oltre…

  31. rossella quitadamo  scrive il 28 dicembre 2010 alle 11:23:

    Premesso che non sono una professionista e nemmeno mi sento di definirmi fotografa, ma mio malgrado sono stata anch’io vittima di un furto intellettuale, vorrei mettere in luce due aspetti della questione.
    Il primo, più ovvio, è quello della proprietà economica: c’è chi ci vive con il mestiere di fotografo, -estremizzando- ogni scatto “rubato” è un pezzo di pane tolto dalla tavola della sua famiglia.
    Il secondo, non meno importante, è quello della proprietà intellettuale: ogni foto ha un “senso” perchè inserita in un determinato contesto, chi scatta ha un suo intento e vuole dare un suo preciso messaggio, per questo usa il colore o il bianco e nero, una certa inquadratura piuttosto che un’altra, mette a fuoco questo o quel particolare. Prelevare indebitamente una foto ed inserirla in un contesto completamente diverso, stravolgendone il senso e il significato, ritagliandola o trasformandola da colore in B&W, può andare bene? Magari viene citato anche l’autore, facendogli “dire” in questo modo qualcosa che lui non si è mai sognato di dire.
    Non ci si può appropriare di un articolo di giornale o di un saggio scientifico, cambiare qua una parola e là una virgola e ridivulgarlo “riveduto e corretto” a proprio piacere: è reato. Perchè ciò non deve valere per una foto?

    Una foto è o non è un’opera dell’ingegno al pari di un dipinto, un brano musicale, un programma software, un film, una poesia, un romanzo o un testo scientifico? Io direi di sì ed allora, visto che per tutte le altre opere dell’ingegno vige la tutela della proprietà intellettuale, anche le fotografie devono sottostare alla stessa disciplina. Di fatto la legge sul diritto d’autore, anche se non perfetta e non sempre al passo con i tempi, c’è ed è piuttosto precisa e severa.
    Quindi i fotografi possono dormire sonni tranquilli? No, perchè c’è qualcuno che vorrebbe cambiare questa legge, ma solo per le fotografie, e solo per quelle che qualche sciagurato sprovveduto “pubblica” sulla sua pagina personale di Flickr o di Facebook, perchè da lì è facile prelevarle senza rendere conto a nessuno.
    La facilità con cui è possibile commetterlo è dunque un motivo valido per indurre il Legislatore a legalizzare un furto? E’ come dire che, poichè nel supermercato la merce è esposta in bella mostra sugli scaffali e non la si deve chiedere al negoziante, è lecito appropriarsene senza pagare. Ma tutti, fin da bambini, -tranne forse qualche primitiva tribù dell’Amazzonia- sanno che ciò è reato. Quello che vale per un barattolo di pelati non deve valere per le opere dell’ingegno? E’ una questione di cultura, come giustamente ha detto qualcuno sulla tua pagina di FB.
    E’ vero che su Internet è più o meno facile scaricare gratis musica, film e software ma ciò non toglie che è una pratica illegale, è pirateria informatica. Vorrei vedere se una testata giornalistica allegasse al proprio quotidiano un cd con brani musicali o film prelevati dal web senza chiedere il permesso e senza pagare i diritti d’autore alla SIAE. Perchè per le foto dovrebbe essere diverso? Solo perchè non c’è un ente preposto a tutelare i fotografi, solo perchè dietro alla fotografia non ci sono gli enormi interessi economici (leggi case editrici, case discografiche, etc) che sono dietro alle altre opere dell’ingegno?
    Si vuole cambiare una legge non più al passo con la tecnologia? Va bene, ma cambiamola per tutti: liberalizziamo tutto, scarichiamo gratis musica, film, programmi per il PC, trattati, poesie e foto, facciamone quello che ci pare, storpiamoli, pieghiamoli alle nostre esigenze e facciamoci anche qualche commercio, con buona pace dei rispettivi autori!
    Il risultato di tutto ciò? Nessuno più si sognerà di mettere in rete nemmeno la foto del proprio gatto, nessuno pubblicherà più neanche la lista della spesa nè registrerà il suono della sveglia che ha sul comodino.
    Sarebbe un salto indietro nel tempo e nella civiltà: niente più condivisione e divulgazione, niente più arte e cultura sul web. Se è questo ciò che cerchiamo…

  32. Pino Moscato  scrive il 28 dicembre 2010 alle 11:23:

    Giusto una precisazione. La mia non è una posizione ideologica. Se avessi il potere di legiferare rispetterei le posizioni di tutti quelli che qui sono intervenuti. Sia chiaro che anche a me romperebbe se non mi chiedessero l’autorizzazione di pubblicare una mia foto per fini commerciali. Il mio è un punto di vista che tiene conto delle strategie utili a promuoversi. Anche la visibilità ha un prezzo e credo sia giusto che ognuno lo paghi come meglio crede. E (sempre) secondo me, da questo punto di vista il web può aiutare. Penso che l’obiettivo del dibattito è quello di capire come si muove la realtà del web. Nel web ci navigo e ci lavoro da sempre e mi torna ancora molto difficile capirlo e confrontarmi su questo è una grande opportunità. Resto convinto che la condivisione sia una delle più belle cose che il web abbia prodotto, ma la condivisione non è buttare lì le proprie opere e le proprie idee che automaticamente diventano di tutti, la condivisione è una cosa molto seria e impegnativa e che esige una “moneta di scambio” che potrebbe sembrare non sia rappresentata dal “valore pagnotta”. E’ un valore diverso, probabilmente il valore dell’investimento. Attraverso il web ho imparato un sacco di tecniche, moltissimi fotografi a cui ho chiesto informazioni sono stati ben disposti a darmele e io a mia volta le ho rese a chi me le ha chieste. Ecco io volevo distinguere questi due luoghi: quello dello scambio (di conoscenze, di idee e di opportunità) e quello del riconoscimento economico.

  33. Loris Camporese  scrive il 28 dicembre 2010 alle 12:59:

    Sì va bene, tutto bello e istruttivo ma fino a un certo punto. Visto che un furto è un furto da qualsiasi parte si voglia vederlo e nulla lo giustifica, andiamo al sodo e fateci capire come possiamo agire, a chi rivolgerci e un elenco di avvocati disposti a sostenere richieste di risarcimento con quelle modalità. Grazie.

  34. Odette Hasenfratz  scrive il 28 dicembre 2010 alle 15:13:

    Salve a tutti, dopo aver letto con interesse il lungo post scritto dal giornalista Michele Smargiassi, vi consiglio di leggere il link:

    http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2010/12/21/linsostenibile-leggerezza-del-pixel/#more-3474

    Mi pare piuttosto ovvio che nell’era del web, chi desidera comunque trarne un guadagno dal proprio lavoro fotografico, sciuramente non inserirà le proprie foto in un sito di social network o altro, ma bensì le inserirà nei siti più adatti, cioè quei siti (tra l’altro molto accorti e severi nell’accettare le foto da postare nei loro archivi per la rivendita), quindi dal momento che si decide di pubblicare foto nei siti gratuiti, ognuno di noi credo che sia più che consapevole che chiunque possa prelevare tali immagini per l’utilizzio che più le aggrada!
    Sicuramente per etica ma anche per educazione, di norma si dovrebbe per lo meno chiedere all’autore il permesso di pubblicazione, ma ciò spesso non accade! Quindi chiunque prima di postare le proprie immagini nel web, comunque non dovrebbe “illudersi” sul fatto di postare il proprio watermark basti per preservare l’utilizzo improprio dell’immagine postata, l’unico consiglio potrebbe essere quello di postare il proprio watermark magari ben evidenziata in mezzo alla foto, allora si che noterete che nessuno ruberà le vostre foto, ovviamente spesso non lo si fa perchè “deturba” l’immagine! Quindi le scelte sono due: 1) non inserire le proprie immagini nel web, se esiste un interesse di guadagnare sull’immagine, 2) postare un bel watermark in mezzo alla foto.
    Ribadisco il fatto che oggi come oggi sia abbastanza utopistico credere che nessuno ti rubi l’immagine, una vola immesso nel web, difatti la grande crisi che colpisce lo stesso settore nel mondo della fotografia professionistica, è data proprio dal fatto che chiunque attinge gratuitamente alle immagini che più aggradano, ovvio che come riferisce lo stesso Michele Smargiassi:
    “Personalmente credo che, una volta che un prodotto comunicativo viene pubblicato, diventi in qualche modo patrimonio di tutti, e sia difficile e forse ingiusto vietare che altri possano utilizzarlo come fonte, citazione, oggetto di analisi e di ri-presentazione. Non credo nel tutto-gratis ma mi pare che regole aperte come quelle della licenza Creative commons siano una buona mediazione fra la tutela dei diritti intellettuali e la libertà di condivisione della conoscenza. Regole più rigide rischiano solo di essere aggirate e ignorate, come infatti avviene. Non facciamo gli ingenui: il Web è un gigantesco gioco di specchi dove l’immissione di nuovi contenuti è minima rispetto alla replica di contenuti già presenti. Giusto o sbagliato, bello o deprimente, questo è.”
    Da qui dovremmo meditare sul fatto che veramente il panorama è cambiato, come lo stesso Michele asserisce: “La strada che io intravedo è un’altra: accettare che il panorama è cambiato, e cambiare il nostro posto nel panorama. Ragioniamo ancora: che cosa sono le immagini del cosiddetto (e detto malissimo) citizen journalism? Non sono reportage fotografico più di quanto la voce spezzata di un testimone sia un articolo giornalistico. Sono fonti. Sono testimonianze. Che una testata seria utilizza, ma completa, seleziona, mette in relazione con altre fonti: insomma lavora ed elabora giornalisticamente. Sul luogo di un evento, l’ho scritto da poco, ci sono ormai sempre decine di fotocamere, spontanee e professionali. Se le seconde mi portano un contenuto dello stesso spessore delle prime (e badate, non sto dicendo che sia il vostro caso, anzi da quel che vedo sono generalmente interessanti), se non sono un prodotto giornalisticamente, consapevolmente lavorato, per me avranno lo stesso valore delle fotografie dei passanti.” Questa è la dura realtà, lo scenario che si presenta oggi, di cui tutti noi ne siamo davvero consapevoli!

    Per concludere ognuno di noi si auspica per lo meno che quando vengano pubblicate le nostre foto, prelevate gratutiamente, ci sia l’educazione e l’accortezza da parte dell’interessato di contattare l’autore per l’autorizzazione, altrimenti resta il fatto di non condividere le proprie foto nei vari siti! Solitamente i professionisti lavorano come free-lance, immettendo le proprie immagini o su siti a pagamento i cosi detti archivi d’immagine, o cedendole dietro pagamento alle varie testate ecc. La vera realtà cruda di oggi, che ognuno di noi deve reinventarsi uno stile, una tipologia di lavoro diverso per attirare il possibile acquirente, nel settore del reporatage è ancora più difficile, proprio perchè quasi ogni persona o ragazzino possiede un cell con cui scatta foto, (che tra l’altro per pubblicarle sulle testate giornalistiche, non è richiesta l’alta risoluzione, anzi) quindi quando si ritrova in una situazione particolare, scatta ed immette sul web, una vera “manna” per chi vuole attingere gratuitamente alle foto che più le interessano, da qui la proposta di non immettere le foto sul web, ma di essere più furbi postandole o proponendole direttamente all’interessato, ma credo che questo sia praticamente impossibile! D’altronde viviamo in un’era dell’apparire, ove il proprio ego viene esaltato, soprattutto quando si vede una propria immagine pubblicata su un quotidiano o altro, allora tale fenomeno non avrà mai una fine! Quindi non ci lamentiamo se le nostre foto vengono “rubate” perchè siamo noi che lo vogliamo o no? Meditate gente meditate!!!!

    L’unica nota, in cui non mi trovo in accordo con l’articolo di Michele, quando asserisce che ci sia o no un profitto non cambia la sostanza, ovvio che se viene rubata un’immagine, poi rivenduta a pinko pallo, allora si che si ricorre in una aggravante direi anche penale!

    “Il gesto dell’appropriazione di un contenuto qualsiasi, sul Web, è leggero come l’aria, rapido come un clic di ciglia e moralmente leggerissimo. Quanti di voi non hanno mai scaricato una canzone o un film da eMule o qualche altro sito di file sharing? È illegale, lo sapete? Ma l’avete fatto senza sentirvi ladri. Prevengo l’obiezione: scaricare un file per uso personale è diverso che scaricarlo per ripubblicarlo su un sito d’informazione. No, non è così diverso. Chi mette un brano musicale a disposizione di milioni di potenziali consumatori, lo pubblica né più e né meno (forse molto di più) di una rivista che facesse un cd pirata e lo mandasse in edicola. Che ci sia o non ci sia un profitto non cambia la sostanza dell’appropriazione e della ridiffusione.
    E allora, pensate che le immagini siano esenti da questa tormenta del “serviti a tuo piacimento, è tutto gratis” che è la Rete?”

    Però sul fatto di scaricarsi per es musica, film ecc, la paragonerei alla stessa stregua del rubare le immagini, perchè rubiamo la musica, certo con i costi esagerati dei CD, ma allora perchè non cambiare per esempio l’imposta (IVA), come in Svizzera, difatti quando vivevo nella mia nazione di origine, non mi sognavo proprio di acquistare cd pirata, per i suoi costi più contenuti, ma osserviamo la relatà odierna, anche comperare un libro, la sua spesa non è indifferente, almeno che uno non acquisti l’edizione economica, e allora perchè non rettificare i prezzi, così chiunque si può permettere di acquistare cd originali, combattendo in modo sano la pirateria! Lo stesso vale per le immaigini, inanzitutto di non postare foto in alta risoluzione o con accorgimenti, come specificato in precedenza, e allora si che si costringerà all’acquisto di immagini anche dall’alto impatto professionale, ma soprattutto si preverrà la diffusione della pirateria di immagini, più nessuno avrà l’interesse di prelevare una foto con il watermark evidenziato in mezzo alla foto, ma se veramente interessato contatterà l’autore o no?!
    Ma credo fermamente che tutto questo rimarrà una pura utopia :(

    Auguro a tutti uno splendido 2011!!!!

  35. Katiuscia Noseda  scrive il 28 dicembre 2010 alle 15:27:

    Non sono fotografa … io mi diverto e mi esprimo, la fotografia fa parte di me, della mia vita
    Non sò se mai qualcuno pagherebbe per avere un mio scatto, ma di sicuro gli farei pagare se quello scatto mi venisse rubato
    Ci si mette passione, tempo, materiale e qualcosa di non meno importante l’anima in un “click” che immortalizza l’immagine che i tuoi occhi vedono, il mondo che rispecchia la tua vita in quell’istante
    Qualunque avvocato dovrebbe prendersi la briga di lavorare per difendere da un furto
    Internet ci permette di comunicare e confrontarci … e dovrebbe esistere un sistema più funzionale per impedire di poter scaricare immagini o tant’altro coperti da copyright … pubblicare un’immagine per darne visione a terzi non significa regalare un lavoro
    Io giro molto su Facebook tra gli adolescenti “tengo d’occhio mia figlia :) ” e tra le migliaia di pagine si trovono un’infinità di foto rubate e nessuno dice o fa nulla
    Le leggi sono sempre molto ambigue, e si rigirano un pò a piacimento da chi viene preso con le mani nel sacco, forse è proprio il sistema che è da cambiare
    Katiuscia

  36. Massimo Feliziani  scrive il 29 dicembre 2010 alle 11:33:

    Salve, sono un avvocato con una passione estrema per la fotografia.
    Da anni inserisco le mie foto su Flickr e casualmente qualcuna delle mie foto erano andate ad abbellire un sito di una catena di hotels.
    4 foto rubate sono costate alla ditta 1400,00 dopo una raccomandata.
    Non solo, una mia cliente che si è vista rubare (è il termine adatto) 3 foto ha ottenuto un risarcimento di 1.000,00 euro sempre dopo una diffida a mezzo raccomandata.
    Il giornalista Smargiassi con il suo intervento ha mancato di rispetto al lavoro di ogni fotografo ma colgo l’invito di Claudia ad andare oltre e suggerisco vivamente a tutti di diffidare chiunque si appropri indebitamente delle proprie foto facendo leva in primis sul diritto di autore.
    Comunque non accetto il discorso che tutto quello che sta su internet è di tutti perché così sarebbe di tutti musica, film, quotidiani on line e quant’altro scaricato illegalmente! Credo che il ragionamento di Smargiassi parta da un presupposto sbagliato. Internet è la nuova piazza virtuale, ma facendo un esempio, se io passeggio in una piazza pubblica (vera) con una mia bicicletta e la stessa la appoggio un attimo e me la fregano, sarebbe il furto da derubricare perché era un luogo esposto al pubblico?
    Veramente sono rimasto basito dal ragionamento di Smargiassi e dalle sue proposte che, per me, oltre a non stare nè in cielo nè in terra danno quella sensazione spiacevole del furbetto all’italiana che si approfitta della prima falla che trova nel sistema.

  37. Claudia Rocchini  scrive il 29 dicembre 2010 alle 11:37:

    Massimo, la ringrazio di cuore per il suo intervento. Sta confermando quanto mi sforzo di sostenere da sempre e cioè che non necessariamente si deve andare in causa e che molto spesso basta una raccomandata di diffida con richiesta di risarcimento.

    Aggiungo questo commento che ho lasciato in un post precedente:
    Ieri ho intervistato Franco Pagetti, fotoreporter di guerra, inviato di Time a Bagdad e rappresentato dall’agenzia VII, a cui ho chiesto un’opinione su questa vicenda:
    “In America se succedesse una cosa del genere diventeremmo ricchi con i risarcimenti. In Italia si sa come vanno le cose e purtroppo la colpa è anche dei fotografi: se si mettessero tutti a far causa, questo malcostume finirebbe”.

  38. Michele Smargiassi  scrive il 29 dicembre 2010 alle 13:01:

    Gentile avvocato Feliziani,
    come altri, ma non certo tutti, anche lei confonde la mia analisi della realtà dell’appropriazione sul Web, e i miei inviti alla cautela verso i fotografi, con un’autorizzazione al furto. Un avvocato dovrebbe essere abituato a leggere bene gli atti prima di scrivere arringhe offensive.
    Sì, io penso che il valore del Web sia la condivisione libera, e dunque che dovrebbero esserci IN FUTURO regole precise che salvaguardino sia questa preziosa novità che i diritti degli autori; ho fatto anche una lunga serie di ipotesi sui principi che potrebbero regolare questa condivisione, e che non sono certo “lasci la bici e te la rubo”; ma lei non le ha lette, o non le ha capite.
    Cordialmente, ma ormai stanco di ripetermi
    Michele Smargiassi

  39. Rosita  scrive il 29 dicembre 2010 alle 13:47:

    gentile Michele Smargiassi, forse abbiamo capito male, di certo non siamo stati aiutati nella comprensione: la sua presa di distanza dai comportamenti della sua testata diciamo che non spiccava molto rispetto allo spazio dato alle sue proposte che, guarda caso, sono tese a favorire il reiterarsi di questo modus operandi. Cordialmente

  40. Michele Smargiassi  scrive il 29 dicembre 2010 alle 14:01:

    La mia presa di distanza da tutte le appropriazioni indebite è evidente proprio in quelle proposte che non sono affatto un “liberi tutti” e non autorizzerebbero, se ha letto bene, il comportamento tenuto da repubblica.it riguardo alle foto della polemica.
    La mia volontà, credo comprensibile, di non voler entrare da giudice o da arbitro in una controversia specifica che riguardava il mio stesso giornale, ma di aprire una discussione di tipo diverso e più generale, era dichiarata nelle prime righe del primo articolo.
    La mia ingenuità è stato pensare che lo potessi fare senza essere invece travolto da un’onda di ostilità e volgarità che ricorderò a lungo.

  41. Claudia Rocchini  scrive il 29 dicembre 2010 alle 14:40:

    Direi che col senno di poi, e a cose fatte, siamo tutti ottimi maestri.
    A Michele Smargiassi, da parte mia, va il ringraziamento per aver dato evidenza a un episodio che, altrimenti, non avrebbe avuto la stessa rilevanza. E l’ha fatto sulla medesima testata protagonista del fattaccio. Non è da tutti e non era tenuto a farlo.
    Questo è un punto che vorrei fosse sempre tenuto presente, e ben evidenziato.
    Io stessa, lavorando per una testata giornalistica, non so se nei suoi panni avrei fatto altrettanto. Né voglio dare credito a ipotesi di convenienza.

    Onde evitare dietrologie e per rispondere ad alcune mail private stile “tra colleghi si sa come va, vi parate le spalle a vicenda” specifico che non conosco Michele né l’ho invitato a intervenire qui. L’ha fatto di sua spontanea volontà nonostante fosse credo ben chiara la mia posizione contraria alle sue proposte. Dunque, ancora una volta e soprattutto non in casa sua, si è esposto al rischio di altri insulti e ostilità. Non credo sia una cosa che faccia piacere, neanche di fronte a presunti vantaggi (ma quali poi?) e nessuno di noi web addict è immune all’aggressività, seppur virtuale.
    Il tema è delicato, i nervi son scoperti: invito ancora una volta a mantenere toni civili e rispettosi. Grazie

  42. Avv. Massimo Feliziani  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:12:

    Gentile Smargiassi,
    le mie critiche vanno a chi si appropria ogni giorno delle foto altrui (articoli, film, musica..) non certo alla Sua persona. Ho letto il Suo intervento su Repubblica giorni fa e qualcosa qui.
    Ho ben compreso che Lei ha preso le distanze dal fatto ma ritengo abbia commesso un errore di valutazione, specie sulla tempistica.
    Se il Suo ragionamento poteva reggere ed anzi poteva essere sintomo dei tempi che cambiano e stimolo per un dibattito interessante, il fatto di averlo proposto proprio nell’occasione dell’appropriazione indebita delle foto sul giornale dove Lei lavora credo sia stato un grave errore.

    Io di solito sono dalla parte del più debole. Il Suo intervento ha dato la sensazione invece, a meno di letture più sofisticate, che proprio il potente di turno vada privilegiato. Da qui, superare l’attuale normativa per ragionare su una libertà del diritto di autore.
    Capisce? Ragionare con “le mani sporche di marmellata” è difficile soprattutto se si vorrebbe ragionare proprio con chi la marmellata è stata sottratta.
    In ultimo è necessario considerare che chi La legge ha sempre ben presente che Lei lavora per La Repubblica e ne è in qualche modo rappresentante.

    Cordialmente,
    Avv. Massimo Feliziani

  43. Michele Smargiassi  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:20:

    Ma io non ho le mani sporche di marmellata. Io non ho nessun ruolo nelle scelte redazionali di repubblica.it.
    Ma ho già ammesso l’ingenuità di quella che lei chiama “tempistica”. In realtà capisco, ma non accetto, che l’unico a non poter parlare di quell’argomento, né in quel momento né mai, sarei proprio io che di queste cose mi occupo e scrivo da anni.
    un saluto
    michele

  44. adolfo  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:26:

    Smargiassi,
    Lei ci ha dato un’ottima opportunità senza ricavarne nulla se non qualche secchiata di fango che presto, ne sono convinto, verrà lavata via scoprendo uno Smargiassi ancora più “forte” (la mia stima nei suoi confronti, come le ho scritto altrove, è maggiore di quella di ieri).
    Detto questo, devo rincuorarmi, mi riferisco ad esempio all’intervento della signora Rosita (almeno nella prima parte), di non essere l’unico ad aver travisato le intenzioni del suo “peccato originale”.
    Non credo nel delitto di lesa maestà per cui abbia pazienza se la metto in discussione e se le ho chiesto/chiederò spiegazioni anche se a volte in maniera provocatoria.
    In questo senso accolgo l’invito di Claudia circa la necessità di darsi una regolata (e una calmata) ed anche con il suo invito Smargiassi ad andare oltre il singolo episodio.
    Circa le sue proposte (non essendo un esperto di diritto) credo esistano già strumenti per far valere le proprie ragioni e che basterebbe usare e rispettare le regole esistenti più che darne delle altre.
    Cordialmente
    Adolfo

  45. michele smargiassi  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:28:

    E una cosa ancora, importante, mi permetta. Lei e tutti i miei aggressori verbali dimenticano che io sono stato esplicitamente invitato ad aprire un dibattito generale sul tema, in quel momento preciso, dagli stessi fotografi che avevano già protestato con la redazione per l’uso delle loro immagini.
    Io non sono uno che scappa, se gli chiedono un parere.
    m.s.

  46. adolfo  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:41:

    “Io non sono uno che scappa, se gli chiedono un parere.”
    Direi che lei stesso ha sintetizzato il mio attuale pensiero.
    Che io sia in accordo o meno con quanto dice è irrilevante, lei ha dimostrato che a domanda risponde e questo per me è un suo grandissimo pregio!

  47. Davide _non so cos’è l’AccaDiErre  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:47:

    Finalmente ho letto tutto, sia gli intervneti che i 2 articoli del Dott.Smargiassi.
    Purtroppo non accetto ne condivido nessuna delle Sue conclusioni.
    Innanzitutto non vi è alcuna differenza ontologica fra la carta stampata e l’immagine elettronica testo/carattere che compare sul monitor: trattasi comunque della trasmissione di informazioni attraverso un “media” bidimesionale.
    Parimenti non c’ alcuna ragione per cui la tutela riservata ad una delle forme di comunicazione non debba essere estesa anche all’altra.
    Ambedue le forme di comunicazione/informazione prevedono l’esposizione di contenuti (grafici o scritti) ad un numero indeteminato di fruitori.
    Ambedue le forme espressive si affidano alla buona fede del prossimo per tutelare l’opera dell’autore, nella speranza che nessuno si appropri (ad esempio) delle foto di G.Berengo Gardin (su R2 qualche settimana fa) per stamparne delle copie e rivenderle…ovvero delle foto del sottoscritto. modestissimo fotoamatore (improbabile invero, diciamo che si difendono da sole in ragione della loro mediocrità!).
    In mancanza interviene la tutela della legge sul copyright, che riconosce la qualità di “autore” a chiuque partorisca comunque un’opera dell’ingegno senza necessità che si doti di macchinari che ne impediscono la sottrazione: qui pecca il punto 7° delle sue proposte, riconoscendo dignità di “artista” solo a chi ne ha la “licenza” rilasciata attraverso l’uso di forme commerciali non meglio qualificate.
    Che, vogliamo forse introdurre una “licenza d’artista” con esame di abilitazione professionale o frose l’artista lo riconosce il fruitore quando ne vede l’opera?
    Ovviamente la domanda è puramente retorica.
    Il riscontro al difetto del Suo filo di ragionamento lo si scorge proprio nel termine di paragone: non è vero che non è furto la sottrazioen di un’auto parcheggiata sulla pubblica vuia con le chiavi sul quadro; in realtà è un furto aggravato, dall’esposizione alla pubblica fede.
    Non è vero che è scusabile l’appropriazione e l’uso di immagini altrui perchè esposte sul web; è un fatto ancor più grave, perchè sfrutta le minori possibilità di difesa che ha chi le espone……
    L’equazione mi sembra ineccepibile.
    Un saluto a tutti i partecipanti e un ringraziamanto particolare al Dott.Smargiassi, che ha accettato il confronto in questa sede con dimostrazione di chiarissima onestà intellettuale.

  48. Avv. Massimo Feliziani  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:48:

    Mi scusi Smargiassi gli esempi che ho fatto non vanno pensati con la Sua persona come soggetto!

    Mi spiace che Lei mi creda un aggressore verbale, io ho solo a cuore la vicenda anche perché toccato in prima persona.
    La mia non è aggressione verbale bensì ho solo cercato di dare forza alla mia opinione.
    Io credo alla Sua buona fede, perchè no?
    Non ho certo scritto che scappa. Ha solo alzato un polverone evidentemente perchè, magari senza rendersene conto,è andato a toccare un nervo sensibilissimo e scoperto oramai da anni.
    Le suggerisco una cosa: si “alleggerisca” dal peso del Suo intervento: come Le ho detto, Lei per molti rappresenta il “potere forte” anche se parla a titolo personale proprio per il fatto che ha scritto dal blog di Repubblica.
    Infine La invito a riproporre la questione che è estremamente interessante in futuro, perché non dovrebbe? Consuideri l’interesse che ha suscitato ed il seguito che potrebbe avere. La ringrazio per le risposte puntuali che comunque ci ha dato nonostante questo accerchiamento di uno contro tutti.

  49. PalermoPhotoWorld » furto delle foto  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:55:

    [...] http://www.claudiarocchini.it/blog/sdoganiamo-igitur/ [...]

  50. Michele Smargiassi  scrive il 29 dicembre 2010 alle 15:58:

    Anch’io ringrazio tutti. Se mi sono permesso di “invadere” anche questo blog è perché si è dimostrato uno dei pochissimi ad affrontare la discussione e non i fantasmi di essa.
    Per le conbtestazioni sul merito, su cui avrei delle risposte, eprmettetemi di invitarvi a riproporle sul blog su cui le proposte sono apparse.
    Un saluto e auguri a tutti
    m.s.

  51. Odette Hasenfratz  scrive il 29 dicembre 2010 alle 16:03:

    Un consiglio per modi di dire, visto che ho scoperto da diverso tempo che molte mie foto sono utilizzate da una miriade di siti, per fare un esempio una foto postata da me in flickr in data 26 aprile 2010 inerente il mio set sulla luna, l’ho trovata in ben 405 siti, elaborata anche in post, tra l’altro non avevo neanche inserito il watermark, eh si posso solamente asserire un mea culpa! Dovrei denunciare tutti? Tra l’altro le mie immagini vengono prelevate da flickr protette da cc e non da fb ove in fatto di cc sembra essere molto più facile. Ribadisco che come asserito nel mio precedente post, quando si inserisce una foto nel web, sembra che quasi in automatico vengano diffuse tipo virus! Allora che soluzioni si dovrebbero prendere? Non postare più le proprie foto, personalmente le mie immagini nell’ambito professionale sicuramente non le posto liberamente nel web, anche per etica professionale vige il divieto di postare foto professionali, per esempio pubblicitarie, in riferimento alla visibilità, sicuramente flickr da dei vantaggi non indifferenti, ma ognuno di noi DEVE tener ben presente la possibilità del “furto” delle proprie immagini, personalmente non me la prendo più di quel tanto, proprio perchè lo tenuto in considerazione! Al momento non vedo una soluzione immediata, anzi credo che più si vada avanti, più il problema cresce in modo assai esponenziale!
    Un appello:
    A TUTTI I FOTOGRAFI unirci per una sana protesta, per cambiare le regole del web e non solo!
    Magari creando un sito apposito, appoggiati da una consulenza legale online, inviare una petizione firmata da tutti noi per slavaguardare il nostro lavoro!
    Nel frattempo vi consiglio di visitare il seguente sito:
    http://www.wininizio.it/

    sembra che in Spagna non sia passata la proposta in riferimento alla tutela della proprietà intellettuale Il Congreso spagnolo ha bocciato il testo del disegno di legge promosso dal ministro della Cultura Ángeles González-Sinde.
    In Italia come siamo messi? Credo che con la situazione politica attuale, sarà un pò difficile un intervento in merito da parte del Governo, ma perchè non provare magari firmando una petizione tutti assieme!
    Si accettano proposte!

    Nel frattempo rinnovo a tutti un augurio speciale per uno strepitoso 2011, nella speranza che cambi qualcosa in meglio!!!!

  52. rossella quitadamo  scrive il 29 dicembre 2010 alle 17:04:

    Al Sig. Smargiassi vorrei far notare, senza alcuna acrimonia nei riguardi della Sua persona -che anzi stimo proprio per la disponibilità dimostrata in questo frangente- che se il suo articolo intitolato “l’insostenibile leggerezza dei pixel” ha avuto un’eco così persistente e una valanga di commenti (ritengo ormai più di 1000 tra i vari blog) è per quel suo tono ironico e vagamente canzonatorio che si legge tra le righe: il messaggio che passa è “svegliatevi dinosauri, il mondo è cambiato, il mondo è degli squali, inventatevi un altro mestiere, quello del fotografo è ormai morto”. Non credo che quelli che hanno commentato in toni più o meno pacati si siano presi il fastidio di insultarLa senza motivo e senza conoscerLa. Evidentemente si sono sentiti presi in giro su di un tema scottante: oltre al danno la beffa di essere trattati da ingenui e sprovveduti. A quanto pare non era questa la Sua intenzione, meno male, ma sicuramente ha sbagliato la tempistica, il luogo e il tono per trattare un simile argomento.
    Per quel che riguarda in generale il materiale fotografico sul web mi auguro che la tecnologia -prima ancora della legge- trovi un rimedio al prelievo non autorizzato, così come è avvenuto per i brani musicali.
    Nel frattempo un bel watermark evidente al centro di una foto è l’unica protezione contro i furbetti: voi fotografi non dovete preoccuparvi, la qualità di una foto si riconosce anche sotto ad una © grande come una casa

  53. Michele Smargiassi  scrive il 29 dicembre 2010 alle 17:11:

    “Attenti amici fotografi, il Web è un luogo rischioso, dove l’appropriazione è la regola di fatto anche se non di diritto, dunque proteggete meglio il lavoro a cui tenete; e se volete vendere le vostre immagini in un mondo in cui tutti fanno e regalano immagini lavorate in modo diverso, e salvate un mestiere di cui abbiamo tutti ancora bisogno”.
    Questa è la mia traduzione.
    Poi una pentola pronta a esplodere esplode comunque.
    Avrò peccato di ingenuità, ma ripeto, non accetto che io sia l’unico blogger di fotografia a non poter discutere di questo argomento, sopratuttto se sono esplicitamente invitato a farlo dagli stessi fotografi che hanno sollevato il caso.
    Meglio ingenuo che pavido.

  54. Davide _non so cos’è l’AccaDiErre  scrive il 29 dicembre 2010 alle 18:07:

    Espresse le opportune opinioni sul nocciolo della questione, vorrei tornare all punto che Claudia sottolineava: se cioè fosse possibile organizzare una linea di “resistenza attiva” all’appropriazione d’immagini…….
    Accettare una soluzione come quella proprosta dal Dott.Smargiassi a me sembra una sconfitta, una ritirata di fronte alle possibilità già modesta di difesa che si ha quando si espone una qualsiasi opera.
    Di fatto però la linea di difesa attiva è difficile da percorrere.
    Claudia accenna al “patto di quota lite”, ma è proprio la “quota” che rappresenta il problema, a fronte di un valore della “lite” che potrebbe essere irrisorio…….
    Il risarcimento del danno non è il mio ramo, però mi immagino il danno che può essere risconosciuto ad un dilettante che con la macchinetta da pochi euro ha scattato la foto sottratta…..purtroppo è un discorso di mera convenienza, dove costituirebbero maggior remora le spese legali (anche per chi ha sottratto le immagini) che l’importo del danno provocato…..
    E’ per questo che dopo la fatidica lettera con cui si minaccia l’azione legale di solito segue, rapidissima, la cessazione del’utilizzo e la rimozione della foto…..
    Incide, sull’esercizio dell’azione, l’incertezza totale dell’esito della stessa e la sequenza intricata di adempimenti che richiede il suo esercizio: il solo costo nudo e crudo di questi ultimi (ad esempio il contributo per l’iscrizione della causa a ruolo , se di valore indeterminato, dovrebbe essere pari a 374 euro davanti al Tribunale oppure la necessità di compiere gli adempimenti fuori sede, magari in un Ufficio di Giudice di Pace enorme ed intasato, con ricorso ad un collega sul posto…) potrebbe eccedere persino il valore del risarcimento riconosciuto…
    Per questo, forse, nessuno di quelli che fa il mio mestiere interviene direttamente sul punto.
    In effetti si avvale di questo genere di attività seriali in campo giudiziario solo il ramo del recupero dei crediti erogati da società finanziarie, dove vi è già certezza (relativa) sull’esistenza del credito e il costo residuo dell’azione può essere ripartito fra più recuperi, certi in parte ragionevole.
    Ovvio che quanto sopra fa forte il furbo……
    Ciao

  55. Claudia Rocchini  scrive il 29 dicembre 2010 alle 18:32:

    @Davide, grazie per il tuo intervento, che definisco consulenza. (ps: ti ho corretto i refusi senza modificare nulla di quanto hai scritto).
    La mia proposta, che avrà un seguito anche sulla rivista ma non voglio anticipare troppo e prima del tempo (ci si sta lavorando), riguarda prima di tutto un principio: quello di non spaventarsi nel sostenere i propri diritti. E di rivendicarli.
    E, soprattutto, di non accontentarsi della semplice rimozione o della citazione del nome&cognome, come se fosse una gentile concessione di chi preleva. Perché sono queste le due situazioni più diffuse. Il più delle volte, a fronte di rivendicazioni, il “ladro” si limiterà a togliere la foto rubata per sostituirla con un’altra immagine di un altro malcapitato. E finisce lì.
    No, cerchiamo di andare oltre.

    In molti casi basta una raccomandata che contiene, oltre alla richiesta di rimozione, ANCHE una richiesta di risarcimento. Questa lettera è solo il primo step e di certo non comporta eccessivi oneri, purché si lascino perdere i toni troppo conciliatori, che portano a inutili scambi di lettere tra le parti e che hanno la sola conseguenza di far lievitare le spese… Pratica, questa, molto diffusa tra avvocati… :) I furbi ci sono in ogni categoria.
    La causa è il male estremo e chiaramente vanno valutati pro e contro.
    Ma se nessuno ci spiega chiaramente i costi certi al di là delle variabili non prevedibili, mai si prenderà in considerazione questa strada, soprattutto se chi ha subito il furto non è un professionista (che quindi non ha solo l’orgoglio ferito ma è tenuto a tutelare il proprio lavoro anche con azioni simili) ma un “semplice” fotoamatore. Il patto di quota lite può essere applicato dopo che si è fatta una valutazione oggettiva di ogni singola situazione.
    D’accordo con te che ciò che pare ovvio a noi, in Tribunale viene ribaltato per un cavillo o un tecnicismo, ma lo scopo è appunto quello di farci capire se esistono soluzioni da adottare preventivamente per permetterci, in un eventuale situazione simile, di affrontare una causa senza troppe ansie da prestazione. Di più, al momento, preferisco non approfondire.

  56. Landerjack  scrive il 29 dicembre 2010 alle 20:16:

    Ciao a tutti. Scusami Claudia se intervengo solo ora, ma è un periodo in cui fatico a stare dietro a tutto, se ho deciso di farlo è perché è un argomento che mi sta particolarmente a cuore e un problema con cui mi scontro ogni giorno. Lavoro nel mondo della comunicazione ormai da 25 anni e ho visto, durante tale periodo, come la situazione riguardo ai diritti sulle immagini, siano esse foto o illustrazioni, precipitare in modo inesorabile dentro un baratro da cui difficilmente si potrà fare ritorno. Chiamatemi pessimista, ma un giorno sì e uno no, io in prima persona o colleghi del settore si sentono dire: scaricala da Internet! Anche nei casi in cui si tratti di immagini molto tecniche, difficili da trovare anche sul web, alla proposta di far scattare una foto da un professionista la risposta è: non se ne parla, non posso mica spendere per una foto! Non sto parlando del negozietto sotto casa, sto parlando di multinazionali, i cui giovani product manager sono stati istruiti in questo senso, per certe cose non bisogna spendere, non ci sono soldi; si tratta in genere di immagini per cataloghi, piccole brochure, folder di prodotto; l’advertising per ora è salva, lì si rischia di più. Questa è la mia esperienza, non voglio generalizzare, esistono ancora aziende serie che comprendono il valore delle immagini. Per quanto riguarda l’editoria, è da sempre che sfrutta disegni e foto fino all’osso, ma da quando esiste il web di certo non si è tirata indietro dalla possibilità di risparmiare; sono rimasto basito quando ho letto che anche Repubblica si era macchiata di di tale penosa onta, che un quotidiano di questa importanza non abbia uno fotoreporter da mandare ad una manifestazione è davvero sconfortante. Per concludere ritengo che le armi a nostra disposizione siano poche e spuntate, purtroppo per tutta una serie di ragioni, prima fra tutte la legge, che non è chiara e non viene quasi mai fatta rispettare, il gioco, spesso, non vale la candela.

  57. Daniele Robotti  scrive il 29 dicembre 2010 alle 21:44:

    @Smargiassi
    “Una cosa è certa: la fortuna del web è la condivisione, nel bene e nel male.”
    è perchè le “Grandi Firme” che troviamo negli editoriali in prima pagina nella versione cartacea di Repubblica, non amano la condivisione il motivo per cui non li trovo nella versione online del quotidiano?
    Potremmo provare a fare una gara di velocità:
    se trovassi un bell’articolo di Ezio Mauro su repubblica.it e lo “condividessi” senza citare la fonte sul mio blog anonimo, quanto tempo ci impiegherebbe la raccomandata dell’ufficio legale a raggiungermi…
    Daniele Robotti

  58. Michele Smargiassi  scrive il 30 dicembre 2010 alle 08:39:

    Perché sono due redazioni e due prodotti giornalistici diversi. Una certa quota di articoli tuttavia, compresi alcuni editoriali del direttore, escono anche online.
    Quanto alla condivisione, gli articoli di Mauro non so, ma i miei sicuramente vengono “condivisi”, cioè ripubblicati pari pari sul Web, a decine se non a centinaia. Non ho mai dato di matto anche se c’è il copyright e perché so come è fatto il Web. Mando solo un’email quando li spacciano per articoli altrui.o non mettono il link. Questa almeno è la mia posizione personale.
    m.s.

  59. Davide I.  scrive il 30 dicembre 2010 alle 12:19:

    Credo che il limite insuperabile di tutta questa querelle sia l’aspetto commerciale. Ovvero, non c’è nulla che garantisca l’autore circa il possibile sfruttamento economico dell’opera, sia pure in forma indiretta.
    Ad esempio, se uno scatto ritraesse un evento particolarmente rilevante per la cronaca o quan’altro, quella immagine avrebbe un effetto comunicativo enorme. Testo e immagine se simili per il fatto di essere frutto dell’intelletto umano e, come tali, da assimilarsi dal punto di vista del diritto di proprietà, non sono assolutamente sovrapponibili in quanto ad immediatezza comunicativa. Quanti acquistano una rivista sol perché c’è in copertina una data immagine “civetta”? E quanti durante le consuete navigazioni si ritrovano su una data pagina web dopo aver cliccato su una foto che si ritiene interessante? La domanda è: quel dato sito si mantiene anche grazie alla pubblicità in modo commisurato alle visite? E’ difficile e improponibile tentare una stima volta per volta.
    C’è da dire che nel genere di fotografia di cui si parla, rispetto alla scrittura, l’aspetto predominante è il fatto ritratto, non il suo autore. Ma è anche vero che l’autore dello scatto si è trovato, per fortuna o capacità, nel posto giusto al momento giusto, talvolta anche a rischio della propria incolumità.
    Come si vede le variabili sono tantissime, così come le differenze più o meno evidenti.
    Dunque, dato che in Italia vige il sistema Italia (la serietà e il rispetto delle regole sono un optional), e che chi ha più potere contrattuale (e non solo questo) finisce sempre per avere partita vinta, meglio lasciare le cose come stanno. Meglio mantenere le forme attuali di tutela, per quanto appaiano rigide rispetto ad un sitema di comunicazione flessibile come internet. Perché allentare il sistema di tutela della proprietà intellettuale darebbe corso ad uno sfruttamento selvaggio di opere altrui, senza la possibilità di verificare nello specifico neppure l’osservanza di quelle regole generiche e fuorvianti (dunque inutili), per chi ha realizzato lo scatto e si ritrova annegato in una serie cavilli, eccezioni, particolarismi che sono la negazione del concetto stesso dil DIRITTO.
    Saluti

  60. Michele Smargiassi  scrive il 30 dicembre 2010 alle 12:50:

    La prima e vera garanzia dello sfruttamento economico di un lavoro fotografico da parte del suo autore è che sia vendibile. L’accanimento sul diritto d’autore, in questa discussione, mette in ombra il fatto che la maggioranza delle fotografie di chi cerca di emergere in questo mercato, al di là della buona volontà e dell’impegno profusi, sono invendibili. Non perché siano immagini orribili, ma perché non hanno nulla che le differenzi veramente dalla massa enorme di fotografie gratuite o semigratuite messe in circolazione oggi anche grazie alla potenza del Web, dalle fotografie già fornite dalle agenzie a cui i giornali sono abbonati, dalle fotografie passepartout delle agenzie di stock che ormai vendono immagini a un euro e mezzo compresi i diritti di riproduzione. E allora ci si rifugia nel mito rancoroso “non vendo perché me le rubano”. A volte è anche così, il Web è una grande tentazione e capita a molti di varcare il limite: ma il ladro comunque non le avrebbe mai comprate, quelle foto, perché volendo le trova gratis o quasi.
    Lo so che sono cose sgradevoli da sentirsi dire, ma qualcuno le deve pur dire queste verità sgradevoli; mentre farsi venire gli accessi di bile e trovare un comodo nemico a cui far giocare la parte del cattivo non farà vendere una sola foto in più. Bisogna capire com’è il mercato, com’è il mezzo, cautelarsi meglio e soprattutto cambiare modo di fotografare, cercare e dare cose diverse e uniche; e forse una speranza anche economica per un mestiere messo in crisi (esattamente come il mio) dalla gratuità del Web può esserci ancora.
    m.s.

  61. Davide I.  scrive il 30 dicembre 2010 alle 14:48:

    Io faccio un discorso più in generale. Chi dice: “non vendo una foto perché me le rubano” è un povero illuso che probabilmente non ha piena contezza dei propri limiti.
    Tuttavia, anche un incapace potrà realizzare uno scatto se non bello, significativo dal punto di vista della cronaca giornalistica o altro.
    Se è così semplice reperire foto a 0,50 di euro, che lo si faccia. Ma proprio per questo non si giustifica l’utilizzo arbitrario di immagini altrui non poste in vendita neppure a un centesimo. Delle due una, o quello scatto ha un valore comunicativo particolare (al di là del pregio artistico), nel qual caso dovrà riconoscersi al suo autore ogni diritto per ovvie ragioni; oppure quello scatto non ha alcun valore rispetto a tanti altri, allora non vedo il motivo per cui lo si debba “rubare” al suo proprietario.
    Se a colui che compone la pagina o quant’altro, occore una foto si serva, dunque, presso un microstock e ne comprerà a “chili” per quattro soldi. Oppure se le porti da casa.
    Il fatto che una cosa sia semplice da fare (prelevare e usare foto altrui) non vuo dire che sia giusto farlo, qualunque sia il fine ultimo.
    Saluti.

  62. Michele Smargiassi  scrive il 30 dicembre 2010 alle 15:10:

    Ma non è affatto necessario rubare foto per riempire le pagine, quando ce ne sono migliaia gratis o quasi. Può succedere al massimo qualche incidente, ma saranno sempre più rari, come quello che è probabilmente occorso a repubblica.it, e non per penuria di immagini proprie (di foto degli scontri equivalenti a quelle contese, repubblica.it ne aveva pubblicate a decine, tra quelle di agenzia e quelle mandate spontaneamente dai presenti: non aveva affatto bisogno di rubare altre foto-documento, mentre forse – ipotizzo – è scattata la curiosità “andiamo a vedere e facciamo vedere come ha reagito la comunità di Flickr di fronte a questa notizia”). Non c’è altra abbondanza che di fotografie crude di eventi, ripeto, a basso o nullo prezzo. E allora con chi se la prenderà chi non venderà le sue foto?
    Mancano, ripeto, le foto pensate e pensanti. Che forse si potrebbero ancora vendere. Ma non basta avere una bella attrezzatura e il fegato di buttarsi in mezzo a una sassaiola. Ci vogliono preparazione, cultura, intelligenza, e l’umilità del cercatore.

  63. Daniele Robotti  scrive il 30 dicembre 2010 alle 16:38:

    @Smargiassi
    “…Una certa quota di articoli tuttavia, compresi alcuni editoriali del direttore, escono anche online.”
    E’ vero, ho fatto una ricerca su repubblica.it con le parole “Ezio Mauro” e sono usciti gli editoriali del Direttore.
    Poi da bastian contrario ho cercato nella pagina un disclaimer relativo ai diritti d’autore: non l’ho visto. Ho cercato una pagina Copyright e affini nella mappa sito e non l’ho vista.
    Dott. Smargiassi che faccio ? copia/incolla dei migliori editoriali di repubblica.it e via sul blog anonimo ?
    Ci faccia sapere, che a questo punto la cosa può interessare a molti.
    Daniele

  64. digeiset  scrive il 31 dicembre 2010 alle 09:47:

    tutto questo per dire che le foto prelevate senza assenso vanno pagate.
    ognuno che afferma il contrario è un “affamatore del popolo”, complice dell’oligarchia delle igieniste dentali e delle escort che fanno le bella vita, dei furbetti che gioiscono del terrempoto, di quelli che si fanno pagare la casa al colosseo a loro insaputa, di quelli che tolgono un quarto d’ora di pausa agli operai cercando di far passare la tesi che in “europa è così”,tacendo le gravivssime mancanze della dirigenza di aziende che hanno dperedato tutto senza fare ricerca, di governi che tagliano la ricercaed il futuro ai giovani mentre loro se la godono in orge il venerdì sera. Una volta si diceva che fosse necessario “colpirne uno per educarne cento”.
    invito tutti i fotografi vittime di questo furto di immagini di farsi valere con le leggi vigenti e di far pubblicare la sentenza sulle pagine delle testate che hanno rubato le immagini.
    Inserire inoltre il watermark su tutte le immagini.

    Questi signori evono aprire il portafoglio e pagare i contenuti delle loro pubblicazioni.
    Chi li vuole regalare lo faccia pure.
    Ma questo deve essere ben chiaro.

    In ogni caso ci sono i tribunali e le leggi vigenti, il resto sono chiacchere. Come contestare ad un vigile la sosta in doppia fila perché ci parcheggiano tutti.
    Fino a che ci sarà il codice della strada sarà quello di riferimento.
    Poi se c’è chi auspica un cambiamento sempre a favore dei “padroni” è un altro problema.

  65. maxsalvatori  scrive il 31 dicembre 2010 alle 11:22:

    Update: a quanto pare anche Twitter non è terra di nessuno:

    http://paidcontent.org/article/419-court-to-afp-pics-arent-free-just-because-theyre-on-twitter/

    Mi scuso per la citazione con la testata online….

  66. Claudia Rocchini  scrive il 31 dicembre 2010 alle 13:32:

    @digeiset, grazie, ma magari la prossima volta cerchiamo di esprimere gli stessi concetti senza fare comizi politici, oky? :)

    @maxsalvatori, nessun problema, qui libere ma corrette citazioni. Grazie!

  67. digeiset  scrive il 31 dicembre 2010 alle 16:15:

    non credo di aver fatto un comizio, ma di aver inquadrato il “prelievo senza assenso di immagini” nel malcostume che impera in questo paese, da parte dei padroni, delle corporazioni dai finti nemici che poi la sera si incontrano tutti allo stesso risporante alla faccia nostra.

  68. Giulio Forti  scrive il 31 dicembre 2010 alle 19:14:

    L’utilizzo non autorizzato delle fotografie altrui non è nato con il web. Il sistema ha semplicemente consentito di agire con maggiore semplicità ed immediatezza. Per un giornale o relativo sito web alla ricerca spasmodica (ed economica) di fotografie, oggi c’è la possibilità di cercare anche tra gli album dei dilettanti. E prendere una fotografia da Flickr e postarla è questione di un attimo. Il caso Repubblica a prescindere dalle opinioni, mi pare utile.

    Ho seguito questa lunga discussione, e la prima cosa che mi è venuta in mente è che, tanto per cominciare, occorre stabilire se prelevare senza consenso una fotografia da un album digitale privato per uso giornalistico sia azione legittima: altrimenti il resto sono chiacchiere da talk show.

    Poi, contesto un termine che è esploso con internet e che mi inquieta: “condivisione”. Per le fotografie sul web Michele Smargiassi, oltre la condivisibilità, ipotizza la tesi del “patrimonio di tutti”. Ma allora perché non allargare il concetto? Domanda, se mentre va a comprare il giornale, Smargiassi lasciasse la sua Ferrari col motore acceso ed io ci andassi a fare un giretto, opererei una condivisione? Oppure la condivisione avrebbe più senso se per il weekend io scambiassi la mia Aston Martin per la sua Ferrari? In questo caso giocheremmo alla pari, consci di uno scambio equivalente. A quanto pare nel caso di Repubblica non c’è stato né scambio né accordo.

    Provate un po’ a condividere una fotografia di Salgado senza nemmeno chiedergli come sta. Non ci si prova neppure perché il ragazzo ci farebbe indolenzire non poco il sederino, ma non perché è cosa sconveniente. Lo stesso trattamento non si applica al dilettante perché si ritiene che le sue fotografie difficilmente possano competere con quelle di un professionista più per l’attinenza alla notizia, che per la bellezza dell’immagine. Vero, ma poco elegante.

    Basterebbe, come qualcuno ha ricordato, un po’ di educazione e rispetto. Invece, dilagano i cattivi guru che vogliono far credere alle anime candide che quello che fa comodo a loro sia un bene per tutti. Tradotto: tu condividi, io se ci riesco emetto fattura. Se uno vuole condividere lo scriva in corpo 72 sul suo album, sito, blog, altrimenti ci vuole il permesso.

    La cosa più indisponente è che trovata la fotografia (bella o brutta che sia), basterebbe un click per inviare una cortese mail di richiesta. Prima poteva essere difficile sul serio risalire ad un autore e, nel caso, ci si rendeva disponibili a trovare un accordo. Avvocati: posso dire che nell’uso di fotografie private senza autorizzazione da parte di un grande mezzo di comunicazione sia possibile configurare un illecito aggravato da negligenza?

    Smargiassi ha fatto un giusto riferimento al concetto di testimonianza. Parliamo della fotografia scattata da qualcuno che era nel posto giusto al momento giusto. Quindi testimonianza visiva di un evento eccezionale, che il reporter per caso potrebbe condividere con il mondo dei media. Ma per sua scelta, non perché è stato fortunato. Anche qui però c’è un problema, e cioè quello della distribuzione della fotografia che, se passa per le agenzie, non sarà di certo gratuita. Facciamo 50-50? Era questa la business strategy di Scoopt, sito nato nel 2005 per vendere ai media le fotografie del “citizen journalist” dopo gli attentati alla metropolitana di Londra. Acquistato da Getty Images sull’onda di un iniziale boom, è stato chiuso nel 2009 perché il progetto era fallito, come prevedibile.

    Dopo le esplosioni, il sito della BBC fu invaso da un migliaio di fotografie nel giro di un’ora. Il direttore ne pubblicò diverse, ma alcuni reclamarono un compenso facendo un gran baccano. Giustamente furono tutti mandati a quel paese. Non solo perché in quei momenti si trattava di una richiesta abbastanza turpe, ma perché ogni scatto era stato volontariamente fornito senza condizioni (dilettantismo) e perché, soprattutto di fronte a centinaia di scatti simili, il singolo vale poco o niente. Scoopt, fallì perché di foto uniche e di valore scattate da dilettanti, se ne contano una o due all’anno. Nel suo sito, però, la BBC chiarisce le condizioni di utilizzo dei contributi inviati (“Contribution to the BBC”), così come più modestamente facciamo su reflex.it e FOTOGRAFIA REFLEX. Nei siti dei maggiori quotidiani italiani, invece, non ho trovato nulla di simile, ma forse ho cercato male.

    Sul pagamento, lo conferma l’esperienza di Scoopt, Smargiassi ha ragione. Non è che sul web ci siano poi tutte queste fotografie di tipo giornalistico degne di essere pagate. Perché una cosa è il colpo di fortuna, una cosa è essere fotografi professionisti che producono le immagini che servono e non quelle che piacciono agli amici. Non per questo ci si deve approfittare delle fotografie che hanno un senso (quelle degli scontri di Roma o belle immagni in assoluto) senza preoccuparsi di contattare gli autori.

    Domanda agli appassionati non professionisti: c’è differenza tra offrire gratuitamente una fotografia e venderla a 5 o 6 euro lordi, che se non hai la partita Iva è pure un problema? Non illudiamoci, pubblicare una fotografia su un grande quotidiano (o peggio un sito) non è vincere alla lotteria, può essere una grande soddisfazione se la fotografia è firmata e se la pubblicazione è stata autorizzata. La sorpresa a posteriori non fa piacere. Credo che di questo stiamo parlando e che dei valori delle fotografie occorre prendere atto. Precipitati proprio grazie al web.

    Per finire, ritengo che il sito di Repubblica abbia commesso una leggerezza di cui terrà conto. Resto tuttavia convinto che, comunque lo si guardi, pensare che… “è il web bellezza, e tu non ci puoi fare niente” sia del tutto inappropriato.

  69. Michele Smargiassi  scrive il 1 gennaio 2011 alle 09:50:

    @Giulio Forti
    “E’ il Web, ragazzi, e può far male; proviamo a farci qualcosa”.
    Anche il concetto di “citazione” esisteva prima del Web, e può aiutarci a disciplinare la “condivisione” che ha due facce: una grande opportunità di scambio culturale e un grande rischio di anarchica furberia. Questo in realtà ho scritto, ma non mi pare che lei l’abbia colto. Non si fermi anche lei alla superficie, agli esempio della maccina ribata ecc. ecc. – Il furto è furto, ma quando ti hanno rubato le foto te le hanno rubate ed è molto difficile che tu possa farci qualcosa. Meglio per adesso erere cauti e tenerle sotto chiave, e intanto provare a immaginare nuove regole più adeguate ed efficienti.
    Tutto questo, che ho detto,sarà forse paternalista, ma è il contrario della giustificaizone del Far West.
    Per il resto le sue osservazioni mi trovano generalmente d’accordo.

  70. Willa  scrive il 1 gennaio 2011 alle 21:39:

    cito:
    Il furto è furto, ma quando ti hanno rubato le foto te le hanno rubate ed è molto difficile che tu possa farci qualcosa. Meglio per adesso erere cauti e tenerle sotto chiave, e intanto provare a immaginare nuove regole più adeguate ed efficienti.
    Perdonate, però.
    Esiste già una regola, molto chiara.
    Le foto sono mie, le ho scattate io, le posto in un sito che pago, è evidente che la licenza è mia, è scritto in calce al post ed è scritto sulla foto che ho firmata, e mi si chiedono.
    E questo è inconfutabile.

    Diciamo meglio che non ci vogliono nuove regole, ma bisognerebbe attenersi a un codice d’onore che non ha bisogno di regole scritte, perché onestà e lealtà, e dignità, non sono cose aleatorie.
    E comunque, fatta la (nuova) legge fatto l’inganno, chi non è un gentiluomo, troverà sempre la scappatoia per cercare di farla franca se preso, e non si fermerà di fronte a nuove regole, così come non si ferma davanti a quelle semplici di oggi.
    Impariamo il valore della parola “rispetto”, e non ci sarà bisogno di nuove regole, e di vivere difendendosi dai ladri.
    E’ semplice: rispetto. Punto.

  71. Etrusco  scrive il 1 gennaio 2011 alle 23:26:

    Scusate la mia intromissione ma vorrei anche io dire la mia.
    Quoto in toto l’intervento del Dott.Forti, a mio avviso non è una questione di copyright (che tuttavia ci sta) ma di netiquette ossia “etica della rete”.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
    Tra tutti i “cybernauti” la netiquette è un qualcosa di non scritto ma sacro… in poche parole si parla di “educazione”.
    E’ educato ringraziare, salutare e stringere la mano, come è buona educazione citare SEMPRE la fonte.
    Anche io in passato mi son visto pubblicato un articolo su repubblica.it tratto dal mio blog, senza alcuna citazione o link al post originale. Scrissi una mail di protesta a chi aveva redatto l’articolo e mi fu risposto cosi: “non sapevamo che non fosse lecito fare il copia ed incolla”…. beh, se il copia ed incolla è diventato il “nuovo giornalismo” allora siamo proprio messi male.
    Buona sera a tutti
    Alessandro

  72. Michele Smargiassi  scrive il 2 gennaio 2011 alle 14:38:

    @Willa
    Immagino che lei lasci sempre la porta di casa spalancata, con un cartello “ci vuole rispetto”…
    Ripeto: rubare è un reato e chi ruba è un ladro, ma ci sarà una ragione se le porte hanno serrature. E il Web è un luogo moralmente anarchico.
    Se tieni alle tue cose, le proteggi, non ti affidi all’onore.
    Se tieni alle tue foto e le vuoi vendere, non le metti a portata di un clic di mouse da chiunque.
    E dire questo (lo dico per chi non sa leggere avendo scoperto che la rete ne è piena) non è giustificare i furti, atrimenti bisognerebbe arrestare per complicità i fabbricanti di serrature, lucchetti, sistemi d’allarme e tutti gli assicuratori contro il furto.
    m.s.

  73. willa  scrive il 2 gennaio 2011 alle 15:28:

    Vede, mia nonna diceva sempre che chi non è un ladro non pensa che la gente ruba.
    Si, spesso lascio la mia porta aperta, perché non ho la mentalità da ladro, e quindi sono essenzialmente indifesa rispetto ai furti, perché è una mentalità che non mi appartiene, e quindi “non ci arrivo a capire come si fa, ed a comprenderne tutte le malizie”. E quando succede, mi indigno per la meschinità di chi invece pensa di potersi approfittare “dell’innocenza” altrui.

    Io credo, fermamente, che il furto sia la genialata di pochi, di persone con poco intelletto e con poco spirito, o di fannulloni che credono che fare i parassiti rubando agli altri sia il rimedio per non impegnarsi ed avere lo stesso. La maggior parte delle volte deridendo chi invece ci mette passione, entusiasmo, impegno, sacrificio, sia stata la conquista di una macchina, di una foto, di un onesto stipendio…. e che ci vuole, si allunga una mano e si prende, chi fa sacrifici li farà ancora!

    E credo, altrettanto fermamente, che la maggior parte degli uomini sia invece onesta, ma che alla fine gli tocca difendersi scoprendo cose che io reputo davvero, davvero meschine. E che a volte si butta la spugna, ci si demoralizza, ci si chiede quanto valga la pena essere onesti la dove chi non lo è rimane impunito, o anzi, crede nelle giustificazioni che da…..

    Il mondo non l’hanno fatto i furbi signor Smargiassi, ma gli uomini d’onore. I furbi si aggrappano a questi ultimi per sopravvivere, perché non sanno costruire nulla, ma appunto rubare a chi ci mette passione.
    E sono orgogliosa, di essere una che lascia la porta comunque aperta, orgogliosa che la mentalità del furbo o del ladro non mi appartenga :)

  74. Michele Smargiassi  scrive il 3 gennaio 2011 alle 09:34:

    Grazie per la predica sull’onestà, ma che rubare è sbagliato e meschino non aspettavo lei per saperlo. Io che mi ritengo onesto, però chiudo la porta. Lei dà dei meschini ai prudenti. Non è onesto.

  75. maxsalvatori  scrive il 3 gennaio 2011 alle 11:58:

    Ferma restando la riprovazione per quello che è successo, e dopo circa 700 post in Rete, forse potremmo ragionare su qualche numero (non vi preoccupate poi cito la fonte):
    47 Bilioni di immagini condivise in Rete (Shared)
    173 Milioni di Immagini Sotto Licenza (Agenzie e Stock)

    Inoltre quante volte vi è capitato di vedere sulle Homepage di Repubblica e Corriere la scritta sotto la notizia “mandateci le Vs. foto”?
    Sono un Fotografo “per diletto” interessato a tutto ciò che riguarda il Futuro della mia Passione (grazie Internet).
    Per farsi un’idea sullo “scenario” (tra gli altri):
    Gerald Holubowicz
    http://www.gholubowicz.com/bulb/2010/12/sortir-du-cadre-think-wider-future-of-photojournalism-in-english/
    (In fondo al post c’è un PDF in CC)
    Buona giornata

  76. daniele robotti  scrive il 6 gennaio 2011 alle 08:43:

    Quando le cose non finiscono a “tarallucci e vino”

    http://www.bjp-online.com/british-journal-of-photography/news/1934482/court-hands-morel-victory-afp

  77. digeiset  scrive il 6 gennaio 2011 alle 15:06:

    come volevasi dimostrare esistono le leggi, le quali fino a che certa gentaglia non riuscirà ad abrogarle tutelano il copyright.
    è ovvio che prima o poi verranno abolite, perché le leggi non vengono fatte per le persone normali ma solo ad uso e consumo dello status quo di chi comanda.
    quindi, fino a che certi “giornalisti” ed i loro amici “padroni” non faranno cambiare le leggi a loro favore, tipo falso in bilancio ecc.
    potete far valere i vostri diritti.
    fategli male, levategli più soldi possibile e fate pubblicare le sentenze sui loro giornali.

  78. Giuseppe Savo  scrive il 9 gennaio 2011 alle 16:14:

    Mi intrometto nella discussione perché ho anche io un account su flickr e condivido le mie foto con licenza creative commons.

    Non sono un professionista, ma da anni mastico di open source e di licenze “alternative” a quelle solite.

    In Italia le licenze creative commons (le licenze con cui si pubblica su flickr) hanno valore legale, e basta farsi un giro sule FAQ di http://www.creativecommons.it per capire che gran parte dei punti “proposti” da Smargiassi sono ampiamente superati già oggi. Semmai c’è la difficoltà a farsi rappresentare, perché si è fuori dall’ombrello di protezione dato dalla siae, e la giustizia in Italia è lunga e costosa quando si agisce come privati.

    Nel caso di Repubblica.it, il furto materiale ed i danni morali sono evidenti, così come da legge sul diritto di autore, che invito Smargiassi a leggere perché evidentemente non ne ha presente alcuni punti meno pubblicizzati relativi ai diritti morali (diritto di inedito, diritto alla paternità dell’opera, diritto alla integrità dell’opera, diritto di ritirare l’opera dal commercio). C’è poco da difendere o da proporre per “andare oltre”. La legge c’è ed è valida per tutti, professionisti e dilettanti, come ogni legge che si rispetti, d’altronde.

    Anzi, mi chiedo se sia davvero il caso di continuare a parlare di “professionisti” e “dilettanti”, quando ormai chiunque su siti di microstock vende immagini a pochi euro, può permettersi ottiche e fotocamere in grado di scattare foto degne di nota, ed è in grado di usare almeno a livello basilare i programmi di grafica.

    Certo, di Leibovitz in giro non ce ne sono molte, né di Salgado, ma mi pare che su flickr ogni giorno siano pubblicate centinaia di belle foto e non sempre chi pubblica belle foto è un professionista. Anzi…


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