Repubblica.it pubblica fotografie prelevate da Flickr senza il permesso degli autori. Leggete di seguito com’è andata.
La notizia è di quelle che lascia perplessi a dir poco. In sintesi è successo che Repubblica.it ha prelevato da Flickr fotografie della rivolta studentesca di settimana scorsa a Roma, senza chiedere il permesso agli autori. Fotografie che riportavano la dicitura di “Tutti i diritti riservati”. Certamente, sotto a ogni foto sono stati pubblicati i nomi e cognomi, tuttavia è anche capitato che alcune immagini venissero tagliate, croppate, portate in bianconero e persino eliminati i watermark minuscoli, ove presenti. Vi mando alla lettura dei dettagli a questo link.
I cinque autori in un primo momento hanno contattato Repubblica e definito uno a uno, mi par di capire, le condizioni di pubblicazione. Poi han preso carta e penna e scritto a Michele Smargiassi che su Repubblica.it gestisce il blog chiamato Fotocrazia: una lettera pacata e rispettosa che chiedeva un parere sull’episodio. Lettera che potete leggere dopo il salto.
Gentile Michele Smargiassi,
siamo dei fotografi ai quali repubblica.it ha sottratto le foto prelevandole a nostra insaputa dalle proprie pagine Flickr. Ognuno di noi era in piazza durante i cortei del 14 dicembre per documentare un momento importante della vita pubblica di questo paese. Le fotografie sono state caricate sui nostri siti personali e anche su Flickr, forse la più importante vetrina di fotografia online a livello mondiale. Il giorno seguente non le dico lo stupore di trovarle nelle gallerie di repubblica.it! Ci piacerebbe poter discutere con lei e conoscere la sua opinione su alcuni temi legati a questa vicenda, quali l’informazione, l’eticità professionale e lo stato di salute del mestiere di fotografo oggi.
Qualche nostra considerazione. Sotto ognuna delle nostre foto era riportata la dicitura “© Tutti i diritti riservati“. A quanto pare questo non è bastato a impedire che le foto venissero prelevate senza il nostro consenso e ripubblicate sul primo sito di informazione italiana, seppur riportando nome e cognome sotto ogni foto. Molte delle foto ripubblicate sono state modificate. Alcune convertite in bianco e nero, forse per aumentarne la drammaticità, scardinando totalmente la semiologia dell’immagine e quindi la significazione attribuita dal fotografo. A chi aveva apposto nella parte bassa della fotografia un watermark “© nome cognome”, per rimarcare ulteriormente il tipo di licenza comunque già presente sotto l’immagine, le foto sono state tagliate per escludere quel tipo di informazione. Le risposte alle nostre richieste di chiarimento pervenuteci dal desk di repubblica.it evidenziano un modus operandi abitudinario e consolidato, un atteggiamento culturale per il quale le fotografie presenti su Internet sono gratis.
Se pensiamo a Flickr o a un sito fotografico come una vetrina, dove puoi mostrare quello che vendi tutelato dalle norme vigenti sul diritto d’autore e chi è interessato può contattare l’autore e comprare, c’è chi si sente legittimato a rompere questa vetrina e trafugare il contenuto per farne un uso pubblico e commerciale. Un’importante testata giornalistica legittima questo atteggiamento con un ritorno in termini di immagine per il fotografo: si prelevano delle foto, se gli autori se ne accorgono nella maggior parte dei casi si accontenteranno della gloria di essere finiti su un’importante testata, se sorgono problemi con qualcuno è questione di pochi attimi sostituire gli scatti con quelli di qualcun altro che probabilmente si accontenterà della gloria, il tutto con un meccanismo conseguente di qualità a ribasso. Ci chiediamo dov’è finita a questo punto l’etica professionale? Oltre a una mancanza di rispetto verso la persona e il non vedere riconosciuta una nostra professionalità, la nostra preoccupazione riguarda tutta la categoria, già sofferente in un periodo di crisi editoriale, tra stock images e archivi royalty free. Se la più importante testata online di informazione si sente autorizzata a un tale procedimento, la cosa non potrà non influenzare le altre testate, anche più piccole? C’è bisogno di un albo professionale che tuteli il fotografo? Sappiamo che il suo blog è ospitato da repubblica.it per cui probabilmente non ci sarà spazio per una discussione, ma la stima nei suoi confronti ci ha portato alla ricerca di un dialogo e un confronto nei modi e nei luoghi che riterrà opportuni,
distinti saluti, i fotografi
Adriano Caldiero, Remo Cassella, Alessandro Ciccarelli, Luca Farinelli, Marco Gioia
Smargiassi, che non era tenuto a replicare, ha pubblicato una lunga risposta con le sue riflessioni sull’episodio. Condivisibli o meno, ha comunque dato visibilità su un quotidiano a una protesta che, altrimenti, non credo avrebbe avuto la stessa eco che sta avendo. O forse sì. Non lo so e non mi interessa. Comunque sia, non era tenuto a farlo visto che su un argomento simile e con le considerazioni da lui fatte, le rogne, sotto forma di centinaia di commenti già presenti sul blog, erano ampiamente prevedibili. Dunque, onore alla sua trasparenza, in primis.
Che cosa sostiene Smargiassi? Fermo restando che vi rimando alla lettura completa delle sue considerazioni, in sintesi il giornalista invita a riflettere e definisce Internet come “il giardino delle tentazioni”. Di seguito un paragrafo: “Sto giustificando l’appropriazione libera dei contenuti protetti da copyright? No. Chiunque di noi, con qualunque mezzo si esprima, ha diritto al riconoscimento del proprio lavoro. Sto però descrivendo la fluidità e la fragilità del concetto di copyright nel Web, anzi la vera e propria mutazione genetica del rapporto fra diritti di proprietà intellettuale, diritti d’autore e diritti di riproduzione che è avvenuta nell’infosfera di Internet. Il diritto d’autore esiste ancora, certo. Molti giornali, incluso il mio, hanno cominciato a ricordarlo mettendo il “© proprietà riservata” in calce a tutti gli articoli, compresi i miei. Ma sapete quante volte trovo i miei articoli copincollati su altri siti? Non so proprio come il mio giornale pensi di difendere quel © ampiamente eluso, per quanto mi riguarda ho protestato solo una volta, senza pretendere però null’altro se non di copincollare anche la mia firma e la provenienza dell’articolo, insomma di non spacciare per altrui quel che è mio. Il riconoscimento della titolarità intellettuale è la soglia minima sotto cui nessuno dovrebbe scendere. Ma per il resto, tutto ormai è molto, molto fluido”.
Anche ammesso e non concesso di raccogliere l’invito di Smargiassi a una riflessione sullo stato dell’arte: “Facciamo dunque un salto in alto? Seguitemi. Forse vi irriterò, ma leggetemi fino in fondo“, le sue considerazioni perdono di ogni efficacia se si considerano tre punti essenziali:
1) Non ci sono rimedi al furto on line, soprattutto se vengono rubate fotografie destinate ad altri siti, se non quello di sporcarle con invasivi watermark, vedi Magnum. L’alternativa è non pubblicarle del tutto. Ma così facendo è come se si invitassero i singoli fotografi a non utilizzare un potente e gratuito strumento di self promotion. Cosa dovrebbe fare un fotografo agli esordi o anche no, per promuovere se stesso e le sue attività? Rivolgersi a un agente?
2) Sarà anche vero che se pubblico in Rete una foto e mi viene rubata, alla fin fine è come se “me la fossi cercata”. Ma se seguiamo questa linea, è come dire alla signorina che passeggia alle dieci di sera in minigonna per strada, e viene violentata che: “Se l’è cercata”. Da persona pensante anche se molto pratica e soprattutto da donna, faccio una gran fatica a sposare questa tesi.
Ma quand’anche fosse, mettiamo pure che me la sia cercata, che abbia considerato in anticipo il rischio e che mi è andata male… chiedo: mi sarà consentito di incazzarmi se mi rubano una fotografia e quindi procedere per vie legali, oppure devo tacere, da cornuta e pure mazziata?
3) L’amarezza nel rilevare che ad essersi reso colpevole di un “prelievo non autorizzato” non è il ragazzino smanettone e senza scrupoli che poco o nulla sa di copyright e dintorni, e se ne sa qualcosa se ne frega, ma uno dei maggiori quotidiani italiani.
Ciò significa che, volente o nolente, si è dato il via allo sdoganamento del furto online di fotografie perché “Tanto, se l’ha fatto Repubblica posso farlo anch’io”.
Aggiungo una postilla
Per quanto non ami andare a muso duro contro persone e situazioni, in questo specifico caso per me si tratta di una “battaglia civile” e se fossimo in molti a pensarla così, forse il problema furto sarebbe un po’ meno grave di ora. In generale, nel caso vi capiti un furto, non esitate ad andare per vie legali: una letterina di diffida da parte di un avvocato potrebbe essere sufficiente. Per chi giustamente sottolinea che gli avvocati costano, segnalo che anche i sindacati e le associazioni si stanno attrezzando e costano pochi euro, oppure provate a contattare qualcuno su Avvocato Gratis, o anche su Consulente legale informatico, quest’ultimo è il mio avvocato, e la consiglio caldamente.
In passato preferivo cercare un contatto diretto con il “ladro” ma dopo qualche esperienza che si è risolta in arrabbiature e perdite di tempo, ho deciso di non andare più troppo per il sottile. E’ stupefacente notare come quattro righe scritte bene su una semplice carta intestata di uno studio legale spesso riescano a essere più efficaci di decine di mail e/o telefonate “accomodanti”.












Hai perfettamente ragione Claudia. Io personalmente mi sono sempre incazzata in modo bestiale di fronte ad un furto di immagini e sai spesso cosa mi veniva risposto da parte di altri fotografi??? ” Ma per me sarebbe un onore che mi venisse .rubata, ma magari!! Vuol dire che la foto era bella ed è piaciuta!!”
Ma io dico… si può essere rincoglioniti fino a questo punto, e godere della inutilissima e stupida vanagloria che se la foto è stata rubata allora valeva? Ecco perchè siamo a questo punto, perchè c’è gente così idiota che la pensa così. C’è gente che pur di avere quella stupida ed inutile pacchettina sulla spalla di sentirti per un giorno importante sarebbe disposta a tutto, pure a farsi rubare le foto. E queste persone chi sono? Ovviamente non sono i fotografi professionisti, ma i non-fotografi o i foto-odiatori, quelli ai quali non frega assolutamente nulla della fotografia, ma importa solo di avere il loro minuto di visibilità. Non è un caso infatti che la stragrande maggioranza delle persone che pubblica contenuti fotografici sul web siano foto-odiatori, ovvero persone che cercano solo un pò di facili applausi, spesso pubblicando anche materiale non loro.
Non sono del tutto d’accordo. Io ero tra la schiera di idioti che la pensavano e in parte la pensano così.
Ha ragione Smargiassi quando dice, in sintesi, che l’occasione fa l’uomo ladro.
Ciò su cui non concordo è che si privilegi questo dato di fatto senza dare evidenza agli strumenti atti a difendersi.
Ci sono, usiamoli.
Diffondiamoli il più possibile invece di stare a lagnarci ogni volta per il furto.
Al posto di dare evidenza all’ennesimo episodio scandalo, parliamone pure, ma cerchiamo di privilegiare soprattutto la diffusione di informazioni, canali, e strumenti che servono a tutelarci.
Un fotografo, che sia fotoamatore o professionista poco cambia, nel momento in cui decide di promuovere se stesso e la sua attività usando la Rete, deve mettere in conto i rischi.
Non è pensabile promuovere sé stessi con fotografie sporcate da watermark: non siamo Magnum e il rimedio rischia di essere peggiore della presunta cura.
Qualche furto va messo in conto, soprattutto quando si è agli inizi e si cerca in un modo o nell’altro di ottenere un minimo di visibilità. Ed è vero in parte quando dicono: “Se la rubano è perché piace”, è un dato di fatto pure questo.
Non lo condivido perché è una valutazione superficiale, ma allora magari al posto di appellare come idioti a prescindere persone che hanno questo approccio, sforziamoci di spiegare loro che bisogna essere in grado di valutare caso per caso, senza generalizzare e dare loro differenti opzioni di percorso.
Per esempio: se sono agli inizi e scopro che una mia foto chessò, è stata pubblicata su un portalino di una città, al posto di fare ferro e fuoco, cercherò di sfruttare l’episodio a mio favore, proponendo due opzioni: chiedere di farmi pubblicare un portfolio con recensione da parte di un giornalista del portale, oppure in caso contrario, letterina da avvocato e richiesta risarcimento.
E’ solo un esempio, stupido e banale, l’importante è che si capisca il concetto di differenziare caso per caso. E che si sia a conoscenza degli strumenti di difesa.
Diversi sono i casi in cui ci chiedono una fotografia, proprio ci contattano e ce la chiedono, e non propongono alcun compenso: “Tanto ne trovo gratis quante ne voglio, se non è la sua sarà di qualcun’altro”.
Ecco, in quei casi io divento talebana. E poco signora
Forse “li” non lo pubblicheranno per cui approfitto della tua disponibilità Claudia per inserire qui, forse anche qui, la mia indegna risposta a Smargiassi.
“Salve a tutti.
Grazie Smargiassi per la possibilità di discutere di un argomenti cosi controverso e delicato.
Siccome la stimo e siccome la sua mi è sembrata “semplicemente” una giustificazione comandata, spero di sbagliare, le faccio una domanda precisa:
Lei pensa che il comportamento di Repubblica.it sia stato corretto?
A me il prima prendo e poi in caso – soltanto se mi contatta qualcuno – vedrò cosa fare, sembra un comportamento scorretto e credo anche illegale.
E per capire meglio, la redazione dopo l’appropriazione indebita delle immagini (credo si chiami cosi e se cosi non è chiedo scusa), ha comunque contattato gli autori avvisandoli della modifica e della pubblicazione delle loro foto, magari offrendogli un compenso?
Ma come ho detto credo, anzi spero, di aver capito male.
Pensi che fra le righe del suo articolo mi sono messo in testa che vi fosse un messaggio del tipo siccome tutti rubano rubare e bene.
La saluto e la ringrazio se vorrà pubblicare e dare una risposta a queste domande (un po’ provocatorie in verità).
Adolfo Trinca ”
Mi piacerebbe molto che rispondesse con chiarezza e non lasciando capire alle domande che gli ho fatto. Io dico che risponde, scommettiamo?
Hai ragione Claudia a sottolineare che ogni “furto” andrebbe valutato “cum grano salis”. Possono esserci “furti” per i quali si possono avere dei vantaggi in termini di visibilità, ma altri per i quali non ne ricaviamo assolutamente nulla.
Non tutti si fanno questa domanda, non tutti ci riflettono abbastanza.
La mia esperienza ed il confronto con i fotografi mi ha dato come riscontro che in fondo poco gli importa se gli rubano le foto, gli basta la soddisfazione che sia stata presa perchè considerata valida.
Che di ogni occasione si debba fare una riflessione su come girarla a nostro vantaggio lo davo per scontato, ma hai fatto molto bene a sottolinearlo.
Bisognerebbe sempre valutare il rapporto danno/beneficio di qualsiasi evento.
Ciao e grazie per la discussione!
Giovanna
[...] appreso la notizia dal blog di Claudia Rocchini ed anche qui, andate a leggere il suo più che mai interessante punto di [...]
La tua ricostruzione dei fatti è abbastanza esatta e concordo con te dalla prima all’ultima parola.
Resta il fatto – il problema – che con la “fotografia alla portata di tutti” sembra essere opinione comune che la “gloria” sia sufficiente e che possa assumere il valore di valuta corrente. Provo spesso a farmi dare rullini e altro materiale di consumo in cambio della “gloria” di essere usati da me, ma solitamente non ottengo successo…
@Giovanna è che il “nulla” è relativo da persona a persona.
Inoltre, i professionisti, prima di diventare tali, erano principianti, come tutti in cerca di visibilità. E da qualche parte bisognerà pur cominciare.
So di andare controcorrente, ma a me non scandalizza il comportamento del principiante che accetta compromessi: ci sbatterà la testa da solo, quando capirà che lavorare gratis o accettare compensi infimi significherà nella quasi totalità dei casi portare a casa tante frustrazioni e poche soddisfazioni.
Ma è inutile prendersela con loro perché questi tipi di comportamenti “rovinerebbero” la professione.
Da che mondo è mondo non si è mai visto che un qualsiasi principiante di un qualsiasi settore si sia mai posto questo tipo di problema chiamiamolo etico.
Diverso è il caso del professionista che accetta certe regole di mercato, che tendono al ribasso. Se da una parte si può parlare di libera concorrenza, dall’altra comportamenti simili alla lunga portano solo a chiudere baracca e burattini. E a rovinare un settore che, peraltro, non mi sembra sia messo bene.
Colpa del digitale? Di Internet? Non serve a nulla mettersi a fare i processi, piuttosto focalizziamoci sulle alternative.
Però trovo anche poco pratico, per non dire altro, stupirsi per i compensi offerti dalle testate per certi tipi di fotografie, tipo quelle citate in questo articolo.
Sono fotografie di cronaca che, per quanto scattate in contesti diciamo a rischio, comunque sono in molti ad avere.
Cosa dovrebbe fare una testata? Pagare 100 euro per una foto di scalmanati che spaccan vetrine?
@Ciao Luca
grazie per il tuo intervento e la tua presenza qui. Ho ricostruito la vicenda per quanto ci è stato dato di sapere direttamente dal blog di Smargiassi.
Visto che sei uno dei firmatari della lettera, ti va di raccontarci la tua versione su come si sono svolti i fatti?
[...] il più importante quotidiano italiano. Salto un paio di passaggi (consiglio di leggere il post di Claudia Rocchini) e passo direttamente a citare Michele Smargiassi, giornalista di repubblica, che nel suo blog [...]
…ho speso anch’io ieri sera su quel blog un bel pò di tempo, dopo qualche ricerca in internet ho capito:
a) Per essere certi di non essere “fregati”, l’unica possibilità è “non pubblicare” o pubblicare poco
b) pubblicare in bassa risoluzione (72dpi 500 X400 v. Magnum) e 5 watermark
Ho però notato che alcuni pro usano per pubblicare Flash.
Chiedo, può proteggere questo e fino a che punto????
Certamente, ovviamente a nome mio visto che ognuno di noi ha avuto contatti con La Repubblica.it solo singolarmente.
Martedì 14 Dicembre pubblico sul mio profilo Flickr e sul mio blog personale una parte del materiale che ho scattato durante gli scontri di Corso Rinascimento. Su entrambi il tipo di licenza che segue le foto è di tipo “© All rights reserved” (nonostante esistano licenze CC che lasciano più libertà di divulgazione e di ripubblicazione, ma quella è una scelta che non mi riguarda in questo caso). Sempre sul mio profilo Flickr sono solito inserire un disclaimer ripetendo che la pubblicazione o l’uso senza il consenso dell’autore è vietato dalle leggi sul Diritto d’Autore. Non uso watermarks in quanto le fotografie “di lavoro” non vengono mai pubblicate sul web mentre ciò che pubblico è solitamente frutto di lavori personali che giudico inoltre poco appetibili dall’editoria. Sempre per precisare, in qualsiasi caso uso licenza di tipo “© All rights reserved”.
Visto che Smargiassi ha messo quasi su stesso piano Facebook, Flickr e Twitter voglio essere ancora più dettagliato: di Flickr ne ho già parlato. Twitter ha iniziato a “rimbalzare” nella rete con il link diretto al mio blog (quindi le foto tramite Twitter non possono cambiare licenza, mi sembra ovvio!). Facebook è invece il mezzo tramite cui un’amica mi ha comunicato – il giorno dopo – di aver notato due miei fotografie (riportanti il mio nome) su una gallery de La Repubblica.it. Il commento generale è stato “dovresti essere contento, che occasione!”, ma ovviamente per diversi fotografi (compreso Alessandro Ciccarelli che per primo si è messo in contatto con me e con il quale abbiamo poi rintracciato le altre “vittime” Adriano Caldiero, Remo Cassella e Marco Gioia) la situazione era fastidiosa, in quanto non abbiamo ricevuto nessun contatto/richiesta/avviso dalla redazione del portale.
Singolarmente abbiamo richiesto spiegazioni. La prima – che ho scritto forse in toni troppo pacati – non ha avuto risposta. La seconda, nella quale chiedevo un indirizzo per l’invio di una invoice, ha ricevuto pronta risposta con scuse di presunta “buona fede” con l’asserzione che molti altri fotografi sono stati felici di quanto accaduto in quanto occasione di “maggior visibilità” per i propri lavori (leggi: “gloria”, quella con cui provo a comprare rullini e obiettivi senza ottenere successo, chiedono tutti soldi…).
Richiesta la rimozione immediata dalla gallery (in cui specifico era presente un banner pubblicitario sopra l’header), con gli altri fotografi inviamo una lettera aperta a Michele Smargiassi e ad altri contatti per affrontare il caso che putroppo non ha mai avuto molto “respiro” nella blogosfera italiana. Tutti sapete poi com’è andata (e come sta andando) e sul Sig. Smargiassi – per quanto ciò che scrive è per nulla condiviso dal sottoscritto – bisogna dire che con la sua disponibilità ha dato la giusta visibilità e il giusto spazio di dibattito alla nostra questione.
Sono stato un po’ lungo ma visto che di “ricami” sulla vicenda ce ne sono già diversi (uno tra tutti il fatto che abbiamo rifiutato una offerta – mai arrivata – di soldi da parte della redazione) ho voluto essere molto dettagliato.
@Luca, ti ringrazio per il contributo. Visto che la materia riguarda tutti, e che non avevamo ancora letto un resoconto diretto da parte di uno di voi, mi autorizzi ad aprire un post specifico con la tua risposta?
Scordavo, mi manderesti in mail la fotografia che è stata pubblicata su Repubblica? Sempre se mi autorizzi a diffonderla qui
Certamente. Invito anche gli altri a prendere parte alla discussione, per la foto ti invio uno screen alla gallery incriminata (se pubblicassi quella foto dopo i vari articoli…brrrr!).
Perfetto Luca, va benissimo. Già che ci sei riesci a fare uno screen del prima e dopo trattamento Repubblica? Mi piacerebbe mettere in rilievo anche la manipolazione che è stata fatta.
ciao Claudia, queste sono le mie 5 foto inciminate :
http://www.flickr.com/photos/kottabos/5263208849/
e qui trovi gli originali così come li ho pubblicati:
http://www.flickr.com/photos/kottabos/5261672521/in/photostream/
http://www.flickr.com/photos/kottabos/5263325346/in/photostream/
http://www.flickr.com/photos/kottabos/5262278946/in/photostream/
http://www.flickr.com/photos/kottabos/5261667705/in/photostream/
http://www.flickr.com/photos/kottabos/5261661597/in/photostream/
e vogliamo dirla tutta? il download dei contenuti è disabilitato, quindi il furto della “fetta di torta” è avvenuto anche con scasso..
grazie per l’attenzione.
Marco
gentile Claudia,
grazie per occuparti della vicenda. Penso che il parlarne e discuterne pubblicamente sia uno dei modi per tutelarci, non solo noi coinvolti, ma tutta la categoria. La “battaglia” deve essere innanzitutto culturale (le tutele legali vanno di pari passo).
Sarebbe interessante riuscire a capire quali potrebbero essere altre modalità, penso ad associazioni di categoria o cosa?
@Ciao Marco e ciao Alessandro. Grazie anche a voi per la vostra presenza qui.
Vi invito a raccontare come ha fatto Luca la vostra specifica esperienza con Repubblica.
Ci interessa capire cosa vi hanno detto e se vi hanno proposto qualcosa come risarcimento. Vi chiedo la cortesia di pubblicare le vostre risposte in questo post:
http://www.claudiarocchini.it/blog/luca-farinelli-ecco-come-andata-con-repubblica/
Così manteniamo raggruppate le testimonianze.
Grazie!
@Alessandro, ho chiesto a Roberto Tomesani di TAU VISUAL, l’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti, di intervenire in questa discussione, spiegandoci quali sono le loro iniziative.
A riguardo l’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual
sta promuovendo questa iniziativa:
http://www.flickr.com/groups/analogica/discuss/72157625499227827/#comment72157625658838606
Sono convinto che stavolta qualche cosa accadrà, quello che possiamo fare noi “altri” è fare il tifo per Voi e diffondere i fatti presenti e futuri. Tenete botta ed andate fino in fondo.
Una proposta, da commentare e diffondere se condivisa:
http://www.claudiarocchini.it/blog/sdoganiamo-igitur/
Le foto vanno pagate.
Il tutto si riassume così.
Mettete il watermark, sarà invasivo ma almeno non ve le rubano.
A me non disturba, perlomeno mi disturba molto meno che vedere una mia foto su un sito dove non me l’aspettavo.
Se tutti lo faranno i rappresentanti di questa oligarchia (giornalisti, politici, escort, igieniste dentali, capi della protezione civile e tutti gli altri rappresentanti della seconda repubblica) saranno obbligati a pagare le prestazioni professionali, oppure cercheranno di “delocalizzare” anche i fotografi?
vedrete che faranno venire i fotografi dalla Cina……..
Ieri ho intervistato Franco Pagetti, fotoreporter di guerra, inviato di Time a Bagdad e rappresentato dall’agenzia VII, a cui ho chiesto un’opinione su questa vicenda:
“In America se succedesse una cosa del genere diventeremmo ricchi con i risarcimenti. In Italia si sa come vanno le cose e purtroppo la colpa è anche dei fotografi: se si mettessero tutti a far causa, questo malcostume finirebbe”.
Claudia, discutendo con digeiset sul mio blog, mi è venuta in mente una visione. Pensa che bello sarebbe se vi fosse, da parte della parte lesa la stesura di una bella guida sul “come abbiamo fatto ad ottenere giustizia”. Ed ovviamente, un mio sogno, ancora meglio sarebbe se il giudice costringesse chi ha effettuato la “marachella” a pubblicare sulla home page ed in prima pagina (cartacea) tale guida.
Wow, mi è scesa una lacrima!
Già.. tutto sta ad ottenerla… ad oggi, se non una pelosa e sibillina “disponibilità al confronto” da parte della codirezione (c’è solo da capire che cosa ci sia ancora da confrontare…) di qualche giorno fa, regna il silenzio.
Quasi quasi scrivo al fatto quotidiano..
Solo oggi ho letto questo post e i commenti. Conta poco, ma vi racconto la mia esperienza non con un sito WEB, ma con una gloriosa Istituzione nazionale, con sede nella mia città, che si occupa di Resistenza, Deportazioni, campi di sterminio ecc., non ragazzini superficialotti. In occasione dell’inaugurazione di una sala della ex Sinagoga, con interventi di Sindaci, Governatore della Regione Emilia R. e altri, la Fondazione ha prelevato una mia foto da Flickr (tutti i diritti ecc.ecc.) della scalinata che porta alla Sinagoga e non solo l’ha utilizzata sul proprio sito come invito alla manifestazione, ma ci ha anche stampato una locandina affissa in vari punti della città.
Di fronte alle mie seccatissime rimostranze , tante scuse per “la nostra leggerezza” e proposte di rimediare indicando il nome dell’autore (io) della foto. A parte che sulla locandina era impossibile farlo, non l’hanno poi fatto neppure in web. Dopo un po’ hanno tolto la foto-locandina anche dal Web e non risulta più in alcun archivio.
Se non ci si può fidare neppure di queste serie Istituzioni… Comunque non ho fatto seguito a niente. Avrò sbagliato, ma mi sembrava di combattere contro i mulini a vento. Terrò però presente le vostre indicazioni e aspetto il numero di febbraio, per eventuali altre sottrazioni.
[...] http://www.claudiarocchini.it/blog/sdoganato-il-furto-online-di-fotografie/ [...]
Ciao Claudia,
quando ho un po’ di tempo vengo con piacere a leggere i tuoi post.
Avrei una domanda in merito al tema proposto del furto delle foto: esiste un luogo (vedi siae per i musicisti) ove poter depositare le foto scattate e così tutelarle meglio, o quanto meno provare con maggiore forza che la foto pubblicata altrove è mia?
Ciao Paola, se ti scarichi il mio webinar Manfrotto troverai tutte le indicazioni su come poter dimostrare la paternità di una fotografia, a questo link, in fondo all’articolo, il collegamento per poterlo scaricare, intervento registrato e PDF:
http://www.claudiarocchini.it/blog/webinar-manfrotto-come-proteggersi-dal-furto-di-fotografie-online/
Ciao!