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Monica Silva e L’io dentro Lei. Incontro con l’Artista.

Appuntamento mercoledì 20 aprile con Monica Silva a Sansepolcro (AR) presso Palazzo Pichi Sforza. L’artista accompagnerà i visitatori della mostra “L’io dentro me” e illustrerà il prossimo step del progetto: un workshop dedicato alla psicologia del ritratto.

Monica Silva tra luci e ombre, in un gioco di sovrapposizione tra L'Io sociale e L'Io nascosto. L'Artista, nel mese di maggio, terrà un workshop a Sansepolcro dedicato alla psicologia del ritratto

Monica Silva per me è un’amica, ho scritto molte volte di lei e dunque posso anche apparire di parte, ma non ci posso fare nulla se la signora si inventa cose che ai miei occhi appaiono particolarmente interessanti, per usare un eufemismo. E non solo ai miei, visto che per quest’ultimo progetto, “L’io dentro me”, proposto e organizzato da Mercurio Promozioni, sponsorizzato da Kemon, ed eseguito a tempo di record (dalla proposta all’esecuzione è passato meno di un mese), ha raccolto adesioni quali Hasselblad, Profoto, Aproma, Grange, Deep, Foto Casadio, PPhoto, Tech-it, Moon, A&G Soluzioni Digitali. La mostra è stata inaugurata l’8 aprile scorso con grande successo di pubblico e di critica. Sono uscite recensioni sui principali magazine e quotidiani, nazionali e locali, tra cui Io Donna, Vanity Fair, Repubblica, La Nazione, Sette, Il Venerdì, Il Resto del Carlino, e su siti e blog. Non solo. Anche Walter Veltroni, in visita a Sansepolcro, si è trattenuto a lungo nei saloni di Palazzo Pichi Sforza.

Backstage Filippa Lagerback

Di cosa si tratta? E’ una mostra di quasi quaranta ritratti di persone, comuni e famose, ripresi in due momenti: il loro “Io sociale” cioè la realtà quotidiana, e l’”Io nascosto”, quello che vorrebbero essere, una “personalità differente, la parte segreta di ciascuno di noi, quella che si cela ai più e forse anche a sé stessi”. Scorro il comunicato stampa e rimango colpita dall’elenco di personaggi che hanno deciso di partecipare al progetto di Monica tra cui Nicoletta Mantovani, Dolcenera, Filippa Lagerback, Matteo Becucci, Federico Brugia, Samuele Bersani, Pia Tuccitto, Deanna Orienti e Veronica Maya.
Prima di addentrarci nel merito, vi propongo una riflessione, tratta da un dialogo di un film, che ritengo particolarmente adatta per spiegare il progetto: “Perché la gente ama travestirsi? Succede a tutti. Il nuovo taglio di capelli, quel trucco particolare, quelle piccole cose che facciamo per cercare di trasformarci in qualcun altro… Il tutto per trovare quel giorno, quell’ora, quel momento che ci fa sentire come se stessimo realmente vivendo. Perché ammettiamolo: la realtà è decisamente sopravvalutata”. Il lavoro di Monica Silva non è puro travestitismo, ma di certo è basato sull’idea di una realtà troppo spesso sopravvalutata e che ci costringe in catene psicologiche che portano, più o meno frequentemente, a vivere un conflitto tra immagine e identità da cui non sempre anzi, quasi, mai, ne usciamo vincitori. E dunque, perché non mettersi alla prova per spezzare almeno una volta, seppur per gioco e con leggerezza, quelle catene?

Backstage Deanna Orienti

Da qui l’approccio di Monica, che attraverso un vero e proprio percorso psicologico nell’anima dei soggetti, ha scelto di rappresentarli non solo attraverso la fotografia ma utilizzando, in fase di esposizione, strumenti interattivi particolarmente adeguati a risaltare i passaggi da un io all’altro, coerentemente con il tema del progetto. Si parte da due scatti per ogni soggetto, l’io sociale e l’io nascosto, ritratti in studio e ripresi a mezzo busto con fotocamera fissa, su un semplice sfondo bianco. In mostra, una serie di proiezioni video in cui l’ego nascosto di ogni soggetto prenderà forma tramite grafiche generative: quando il visitatore sosta davanti ad una delle installazioni, speciali sensori di presenza attivano le trasformazioni che rivelano gradatamente L’io nascosto dei soggetti e del visitatore stesso, perché sarà lui a far apparire nella sala l’alter ego visivo, cioè l’io dentro me dei soggetti, con immagini quasi olografiche.

Deanna Orienti, la donna gatto – by Monica Silva

Monica, andiamo con ordine, da dove nasce quest’idea?
“E’ un progetto nato e concretizzato a tempo di record, dalla proposta di esporre alla realizzazione è passato meno di un mese. Fa parte di una serie di progetti che definisco sperimentali, e che prevedono l’utilizzo di differenti strumenti di rappresentazione, coerenti con il percorso dei temi scelti. In questo, nello specifico, ho scelto di approfondire l’aspetto psicologico. Quindi sondato la disponibilità delle persone ad apparire, con proposte anche un po’ surreali, per capire cosa erano disposte a fare”.

Andy Wahrol disse che ognuno nella vita ha diritto ai suoi 15 minuti di celebrità. Se ciò può valere per le tante persone comuni che hai ritratto per il tuo progetto, cos’ha spinto i personaggi già famosi ad aderire alla tua idea?
“Non saprei dirti. Forse è la mia natura o la mia persona che invoglia le persone a fidarsi e ad aprirsi, anche in contesti a loro non abituali, come per esempio farsi ritrarre in modi che potrebbero anche danneggiare la loro immagine professionale. A volte li ho messi alla prova, facendo domande molto crude, quasi intime per capire fino a che punto si sarebbero spinti. Ovviamente niente di clamoroso, e sempre nel massimo rispetto. Non ho voluto trasformare in modo assurdo le persone, c’era chi avrebbe voluto essere Barry Lyndon, chi una medusa, ma non volevo dare un taglio caricaturale al progetto, il rischio era di privilegiare il travestimento e non il lato nascosto di ognuno di loro”.

Filippa Lagerback by Monica Silva

Proponevi tu le evocazioni o lasciavi libera scelta?
“Ho sempre chiesto alle persone di spiegarmi come volevano essere ritratte, in due casi abbiamo avuto la stessa idea. Per esempio, Filippa Lagerback. Non la conoscevo di persona, ma la guardavo in televisione e mi chiedevo cosa poter evocare di lei. Osservavo questo suo lato ironico, e ho pensato che avrebbe potuto essere un personaggio circense. Ci siamo sentite al telefono e le ho detto che avevo già una mia idea, ma che prima mi sarebbe piaciuto sentire la sua. Mi ha spiegato che siccome tutti puntano sulla sua bellezza, vogliono far emergere il suo sorriso, l’intensità dello sguardo, gli occhi, a lei sarebbe piaciuto far emergere un altro lato di sé, il lato buffo, giocoso: “Mi sento un clown”, ha detto. Ci sono rimasta, perché era proprio quanto avevo immaginato per lei”.

E l’altra coincidenza?
“Con Nicoletta Mantovani. Io la vedevo geisha. Avevo già lavorato con lei, così gliel’ho subito proposto. Le ho scritto ma lei, pur avendo aderito subito al progetto, non mi ha dato riscontro sulla mia proposta, ma ha confermato l’appuntamento. Durante il trucco per lo scatto dell’Io sociale, mi ha raccontato di un episodio in cui una veggente aveva detto che lei e Luciano Pavarotti avevano avuto uno stretto legame, in una vita passata, con il Giappone. Ed è rimasta stupita dalla mia proposta perché lei non ne aveva mai parlato con nessuno, men che meno in pubblico. Quindi vedi, tornando un po’ sul mistico io credo che siamo legati l’uno con l’altro… Siamo connessi, che ci piaccia o meno. Siamo noi che non ce ne rendiamo conto, perché la quotidianità ci distrae, non abbiamo tempo, voglia, tante volte è anche la paura a impedirci di percepire queste connessioni per scrutare dentro le persone, e capirle”.

La recensione de "L'Io dentro me" pubblicata su Vanity Fair. Nella fotografia, Nicoletta Mantovani, geisha dentro.

Ti sei messa molto in gioco con questo progetto: leggere fotograficamente e psicologicamente il lato nascosto degli altri, rivela molto di chi fa questa lettura. Dunque emerge molto anche di te.
“Io do tutta me stessa, sempre e comunque, al punto di immaginarmi nei panni delle persone che devo fotografare. Prima di affrontare un simile progetto è necessario immergerci in noi stessi, profondamente, e nel frattempo bisogna mantenere la capacità di essere vigile su tutto ciò che ci accade intorno. Bisogna essere in grado di “sentire” le voci interiori di chi ci sta davanti per poter fare uscire qualcosa di più di un semplice ritratto”.

Davis, il figlio di Monica, ripreso con la sua gatta, Lilly

Quando mi hai parlato di questo progetto e delle persone da ritrarre, ti avevo suggerito di riprendere anche Davis, tuo figlio. Non volevi, perché avevi paura di quello che avresti fatto emergere di lui. Invece poi hai deciso di ritrarlo. Cosa ti ha fatto cambiare idea?
“Credo che sia un ragazzo molto intenso. Dico spesso che è un ragazzo che ha 80 anni, nonostante i suoi 16 anagrafici. E’ profondo, e questo suo lato mi sconvolge perché lo vedo vecchio dentro, inteso come saggio. Lui sta lì e racconta storie, cerca sempre di aiutare. Io lo vedo quasi come un gobbetto, un troll. Avrei avuto necessità di molto tempo per trasformarlo in questa figura un po’ mitologica. Allora ho puntato su un suo altro lato che mi sconvolge forse più di tutti: l’aspetto masochista del suo essere.

L'io nascosto di Davis: Edward mani di forbice

Perché ti sconvolge?
“Perché lui ha tutto: bellezza, intelligenza, ha avuto un’infanzia dorata, e ha un fascino con le persone che pochi ragazzi di quell’età hanno. Però ha questa tendenza ad incupirsi per un niente e quasi all’istante, un sorriso aperto prima e subito dopo un’espressione sofferente”.

Che però è un lato un po’ comune a tutti gli adolescenti… In cosa si differenzia dagli altri?
“Non saprei dirtelo. Una mamma guarda in casa propria. Il suo lato cupo, triste, rabbioso a volte… è sempre presente, cerco di capire da dove viene, perché… E non so davvero darmi risposte. E nemmeno lui sa spiegarlo, non sai quante volte ne abbiamo parlato, ma senza arrivare a un perché, a un motivo preciso. I miei sensi con Davis si comportano come una bussola impazzita. Ho scelto di evocare questo suo lato masochista attraverso un personaggio di un film di un regista che io adoro: Edward mani di forbice. E’ una parte di lui che non vorrei vedere, eppure c’è”.

Personaggi che hanno rifiutato di farsi ritrarre? Proposte che hai fatto e che non sono state accettate?
“No, tutti quelli a cui l’ho chiesto e che avevano disponibilità di tempo hanno accettato con entusiasmo”.

Anche persone con cui non hai mai lavorato?
“Sì, anche Pia Tuccitto, per esempio”.

Pia Tuccitto nel suo "Io sociale"

La cantante e l’autrice di “E…” di Vasco Rossi?
“Sì, l’ho incontrata in una libreria, mi ha colpito come persona, questi capelli neri, corvini, e quegli occhi blu. Mi ha affascinata immediatamente. Non sapevo chi fosse, l’ho avvicinata e le ho proposto di far parte del progetto. La mia visione iniziale di lei è stata di una rocker, ma non volevo andare troppo sull’ovvio. Avevo poi pensato di far emergere la sua estrema femminilità che lei cerca di celare, vestendosi di nero, senza trucco, le spalle un po’ in avanti come postura… volevo questo lato, oppure lasciare libero spazio alla fantasia del momento. E, tra l’altro, mi ricordava anche te. Invece si è presentata con uno scudo che ha comprato in Francia. Lei ama i templari ed è uscito così il suo lato da guerriera. Un lato di sé che ha apprezzato molto, mi ha chiesto di poter utilizzare gli scatti che non ho inserito nella mostra durante i suoi concerti”.

Mi avevi chiesto di posare per te. Ti ho detto di no perché come molti fotografi mi trovo meglio dietro la fotocamera. Ora, a progetto finito, ti chiedo: come mi avresti trasformata?
“Questa è una cosa che dovrai scoprire tu”.

Prego?
“Spero che la mostra diventi itinerante, vorrò fotografare nuovi soggetti e a quel punto non potrai dire di no. Purtroppo a causa del poco tempo ci sono state molte persone che avevano accettato di farsi ritrarre e che non sono riuscita a fotografare. Tra gli altri, Giordano Bruno Guerri, Alessandro Bergonzoni, Luciana Littizzetto, Luca Argentero e Myriam Catania, Simona Bencini”.

In attesa della mostra itinerante, vogliamo anticipare il prossimo step del progetto?
“Mi viene da ridere perché questo step in realtà me l’hai quasi imposto…”

E’ solo un modo per evitare di farmi riprendere.
“Ma va là…”.

Monica Silva e il suo io nascosto?

Mettiamola così: per questa mostra hai dovuto dire di no a molte persone, famose e non, tra cui molti appassionati di fotografia che ti seguono da tempo e vorrebbero imparare da te a cogliere l’anima di chi ritraggono. Da qui l’idea di un workshop legato al tuo progetto: “L’Io dentro Voi”, un weekend di maggio a Sansepolcro dedicato alla psicologia del ritratto, in cui ci saranno molte sorprese.
“Hai deciso di svelare proprio tutto?”

Io no. Pensavo lo facessi tu.
“Ogni cosa a suo tempo anche se due giorni per scoprire le persone non sono tanti, ma è un inizio per affrontare noi stessi, tra di noi partecipanti”.

Tu che c’entri? Sarai dietro la fotocamera.
“Invece no. Vorrei mettermi in gioco anch’io. I partecipanti si fotograferanno tra di loro e li lascerei liberi di scegliersi a vicenda, scegliere cioè di ritrarre quelle persone di cui hanno percepito un qualcosa di speciale. E se qualcuno avrà visto in me qualcosa in più oltre al mio “Io sociale”, mi metterò volentieri a disposizione e con tanto di stampe per confrontare. Ma fermiamoci qui, altrimenti raccontiamo troppo e roviniamo la sorpresa”.

Pubblicato in Eventi, Interviste |
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4 Commenti a “Monica Silva e L’io dentro Lei. Incontro con l’Artista.”

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  2. Massimo  scrive il 19 aprile 2011 alle 14:22:

    RIECCOLE!!! A volte ritornano. Voi due dico……………… cosa leggo??? la pestifera coppia assieme in un workshop? OMG. Farete sfracelli e io ci sarò!

  3. adolfo.trinca  scrive il 21 aprile 2011 alle 15:22:

    Siete una forza della natura!

  4. Valter  scrive il 1 maggio 2011 alle 00:20:

    Bello e appassionante, non vedo l’ora di vedere i nuovi progetti.
    Ciao!


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