Parla uno dei fotografi che è stato protagonista suo malgrado del “prelievo non autorizzato” di una sua fotografia pubblicata nella Gallery di Repubblica.it
Tra i commenti del post “Sdoganato il furto di fotografie online?” ho trovato un intervento di Luca Farinelli, fotografo freelance con base a Roma e a Londra, uno dei 5 fotografi che hanno subito il cosiddetto prelievo non autorizzato o, se preferite, del “prelievo diversamente autorizzato”, di loro fotografie da parte di Repubblica. Visto che fino ad ora non avevamo ancora avuto la possibilità di sentire da fonte diretta com’è andata la vicenda, ho chiesto a Luca di raccontarci la sua versione dei fatti. Ha scritto un lungo intervento a cui ritengo di dover dare qui l’opportuna evidenza. Qui sopra trovate la fotografia di Luca pubblicata nella gallery del quotidiano. Se la ingrandite, noterete che nel sottotitolo è presente una riga di testo che cita: “In questa galleria le immagini pubblicate su Flickr, sito di condivisione delle foto. La guerriglia scatenata dai black-block, la risposta delle forze dell’ordine“. Sotto alla foto viene citato il nome dell’autore.
E’ un sottotitolo quantomeno ambiguo, per l’utilizzo della preposizione articolata “delle” anziché di quella più corretta “di”. Non sto facendo esercizi di sofismo grammaticale, voglio semplicemente sottolineare che se si usa “delle” si lascia intendere che Flickr sia una piattaforma destinata alla pubblicazione di quelle specifiche fotografie, come se fosse stata creata apposta, e non quello che Flickr è realmente: una piattaforma di condivisione di fotografie, cioè di ogni tipo di fotografia. Milioni di fotografie, aggiungo.
Ciò significa che per selezionare le immagini pubblicate, è stata fatta una specifica e approfondita ricerca, quella che chiunque abbia un minimo di confidenza con Flickr sa che è necessario fare per trovare fotografie di un certo tipo.
E’ una distinzione non di poco conto, visto che da più parti ho letto, tra le “scusanti” alla base dell’episodio che “Le foto erano lì, già pronte per essere pubblicate“. Le fotografie erano su Flickr, è vero, ma tu per trovarle hai dovuto fare ricerche approfondite, dunque non semplice colpa o superficialità, ma dolo.
Ma passiamo oltre. Copio di seguito l’intervento di Luca. Vi invito a interagire con lui e a diffondere la sua testimonianza. Questo spazio è dedicato a Luca e agli altri fotografi coinvolti, se riterranno opportuno aggiungere le loro testimonianze, per dar loro modo di spiegare l’accaduto e interagire con voi.
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Martedì 14 Dicembre pubblico sul mio profilo Flickr e sul mio blog personale una parte del materiale che ho scattato durante gli scontri di Corso Rinascimento. Su entrambi il tipo di licenza che segue le foto è di tipo “© All rights reserved” (nonostante esistano licenze CC che lasciano più libertà di divulgazione e di ripubblicazione, ma quella è una scelta che non mi riguarda in questo caso). Sempre sul mio profilo Flickr sono solito inserire un disclaimer ripetendo che la pubblicazione o l’uso senza il consenso dell’autore è vietato dalle leggi sul Diritto d’Autore. Non uso watermarks in quanto le fotografie “di lavoro” non vengono mai pubblicate sul web mentre ciò che pubblico è solitamente frutto di lavori personali che giudico inoltre poco appetibili dall’editoria. Sempre per precisare, in qualsiasi caso uso licenza di tipo “© All rights reserved”.
Visto che Smargiassi ha messo quasi su stesso piano Facebook, Flickr e Twitter voglio essere ancora più dettagliato: di Flickr ne ho già parlato. Twitter ha iniziato a “rimbalzare” nella rete con il link diretto al mio blog (quindi le foto tramite Twitter non possono cambiare licenza, mi sembra ovvio!). Facebook è invece il mezzo tramite cui un’amica mi ha comunicato – il giorno dopo – di aver notato due miei fotografie (riportanti il mio nome) su una gallery de La Repubblica.it. Il commento generale è stato “dovresti essere contento, che occasione!”, ma ovviamente per diversi fotografi (compreso Alessandro Ciccarelli che per primo si è messo in contatto con me e con il quale abbiamo poi rintracciato le altre “vittime” Adriano Caldiero, Remo Cassella e Marco Gioia) la situazione era fastidiosa, in quanto non abbiamo ricevuto nessun contatto/richiesta/avviso dalla redazione del portale.
Singolarmente abbiamo richiesto spiegazioni. La prima – che ho scritto forse in toni troppo pacati – non ha avuto risposta. La seconda, nella quale chiedevo un indirizzo per l’invio di una invoice, ha ricevuto pronta risposta con scuse di presunta “buona fede” con l’asserzione che molti altri fotografi sono stati felici di quanto accaduto in quanto occasione di “maggior visibilità” per i propri lavori (leggi: “gloria”, quella con cui provo a comprare rullini e obiettivi senza ottenere successo, chiedono tutti soldi…).
Richiesta la rimozione immediata dalla gallery (in cui specifico era presente un banner pubblicitario sopra l’header), con gli altri fotografi inviamo una lettera aperta a Michele Smargiassi e ad altri contatti per affrontare il caso che putroppo non ha mai avuto molto “respiro” nella blogosfera italiana. Tutti sapete poi com’è andata (e come sta andando) e sul Sig. Smargiassi – per quanto ciò che scrive è per nulla condiviso dal sottoscritto – bisogna dire che con la sua disponibilità ha dato la giusta visibilità e il giusto spazio di dibattito alla nostra questione.
Sono stato un po’ lungo ma visto che di “ricami” sulla vicenda ce ne sono già diversi (uno tra tutti il fatto che abbiamo rifiutato una offerta – mai arrivata – di soldi da parte della redazione) ho voluto essere molto dettagliato.
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Ho una sola domanda a fare a Luca: credo tu sappia che oltre alla cancellazione della fotografia, hai il diritto di chiedere un risarcimento. Hai intenzione di farlo?












È successa una cosa simile anche a me, all’inizio ho ricevuto le stesse identiche risposte (dovresti essere contento, è pubblicità per te….)
http://fotografioggi.com/2010/12/10/le-vostre-fotografie-sono-in-pericolo/
come ho scritto anche in un commento a Smargiassi:
E se domani Repubblica facesse una gallery dal titolo “L’Africa vista dal web”, sottraendo immagini dal sito dell’agenzia Noor e convertendo arbitrariamente in BN le foto di Francesco Zizola, poi quelle di Paolo Pellegrin da Magnum ritagliandole in modo da escludere il watermark “© Magnum Photos”?
Sono più che sicuro che la redazione non si azzarderebbe mai a operare come ha fatto nei nostri confronti, forse perché poi non è tanto vero che tutto quello che c’è sul web viene cosiderato alla mercè di tutti.
Nella tutela dei diritti, nel rispetto di leggi e regole non ci possono essere soggetti di serie A e quelle di serie B, mi sembra un punto imprescindibile, altrimenti si torna indietro di secoli!
Più leggo di questa vicenda, e più mi sembra che Repubblica abbia fatto la figura di quello che passando davanti alla bancarella della frutta abbia preso una mela senza pagarla, facendosi beccare dal proprietario. M.
@massimo
Vero. La cosa incredibile che Smargiassi, che non fa parte della redazione, c’ha messo la faccia.
Invece i signori di Repubblica.it dovrebbero almeno mettere delle toppe e fare pubblica ammenda…
Questo loro silenzio è assordante.
Spero che Luca e gli altri chiedano un bel risarcimento, sono disposto anche a fare una colletta per pagare gli avvocati.
repubblica.it non è nuova ad azioni del genere
http://it-diritto.confusenet.com/showthread.php?t=63520&page=1
in pratica con la scusa della buona fede… non pagano + i fotografi …
lasciate perdere le lettere di chiarimenti… pigliate un avvocato e pretendete il pagamento per la vostra foto sin da subito… non basta infatti che tolgano la foto… se la foto su flickr non è CC (creative commons) ma “all rights reserved” e l’hanno usata, DEVONO pagare. (punto)
dovete capire che è gente professionista e tecnica che sa benissimo la differenza tra pubblico dominio / CC / “all rights reserved” … e perciò a mio avviso non esiste buonafede… in fondo sono una testa giornalista e anche loro ci campano col diritto d’autore, perchè voi non dovreste fare altrettanto?
alzate la voce e non fatevi pigliare per il culo…
Ciao! Sono Roberto Tomesani, coordinatore dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual. Conosciamo la vicenda per essere stati contattati nei giorni scorsi da uno degli autori, con la richiesta di un parere legale.
Visto l’evolversi, abbiamo oggi chiesto ai nostri soci (duemila fotografi professionisti su tutto il territorio nazionale) di inviare una lettera CARTACEA (che non sia evanescente nel marasma dei blog) ai responsabili delle relazioni esterne.
Questo un estratto del testo:
******************************** estratto lettera
Gruppo Editoriale L’Espresso – La Repubblica
Alla cortese attenzione del dottor
Stefano Mignanego – direttore Centrale Relazioni esterne
dr.ssa Franca Prest – ufficio stampa
dr. Andrea Galdi – coordinatore visual desk la Repubblica
via Cristoforo Colombo 149
00147 ROMA
E per conoscenza:
Giuseppe Smorto – condirettore la Repubblica
Massimo Razzi – vicedirettore la Repubblica
Angelo Melone – caporedattore centrale
23 dicembre 2010
Egregi,
sono un fotografo professionista, il che significa che dedico la mia vita, con professionalità, alla fotografia, e questo rappresenta il mio lavoro.
Come certamente sapete, sul vostro blog smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it a titolo “L’insostenibile leggerezza del pixel” il giorno 21 dicembre è stato pubblicato un post che ha generato una vivissima discussione.
La tesi sostenuta (certo, da un singolo giornalista, ma apparentemente supportata – nei fatti – dalla linea editoriale della testata) descrive in toni positivi la sostanziale fruizione delle immagini trovate in Rete, in nome di una fraintesa condivisione, in pratica ignorando:
1) Quale sia la volontà dell’autore delle immagini, quand’anche questa volontà fosse stata apertamente dichiarata (nel caso specifico, delle immagini erano stati indicati i diritti riservati);
2) Quale sia la natura dell’utilizzo che viene fatto di queste immagini (nel caso specifico, le immagini – in parte modificate e alterate – sono state utilizzate da un Gruppo Editoriale che fa del business anche grazie all’immagine.
Il fulcro della questione è semplice, a nostro avviso articolato in due aspetti:
a) Riutilizzare, diffondere, condividere immagini e contenuti volontariamente posti a disposizione è la chiave di una nuova stupenda rivoluzione culturale, che ha sovvertito e sovvertirà il torpore di chi non vuole accorgersi della dirompente novità introdotta dalla rete. Significa condividere la conoscenza, e questo arricchisce tutti.
b) Invece, “condividere” per decisione unilaterale e traendone un vantaggio economico, da parte di soggetti che usano la Rete per attività economiche, attingendo contenuti da chi li ha resi – sì – visibili, ma con l’esplicita intenzione di non renderli disponibili, significa semplicemente rubare il frutto del lavoro altrui, confondendo le carte in tavola.
Questo non significa “condividere”: è una prepotenza, ingiusta, irrispettosa, arrogante.
Ed è illegale.
La linea editoriale seguita da la Repubblica in questo – come in altri – frangenti a mio avviso è stata molto discutibile. Nessuna demonizzazione quindi del processo della liberalizzazione e della condivisione in Rete. Le cose sono cambiate, grazie ad internet, a vantaggio dell’umanità. Tuttavia, nemmeno mancanza di comprensione e rispetto per il lavoro altrui.
Come fotografo professionista, ma soprattutto come persona, come lettore e come autore, vi chiedo di riconsiderare le posizioni della Testata e del Gruppo Editoriale. Certo che dimostrerete, nei fatti, il rispetto per il lavoro altrui, colgo l’occasione per salutarvi con cordialita’.
Grazie!
firma e recapiti
******************************* fine del testo suggerito
ciao a tutti!
Salve @Roberto, grazie per l’intervento.
Vorrei segnalarti un punto critico nell’eventuale azione di richiesta risarcimento.
Parlando con il mio legale mi è stato fatto notare che anche se le fotografie erano protette dal copyright, non è facile dimostrare che al momento del prelievo lo fossero.
Mi spiego meglio.
Visto che l’onere della prova spetta a chi accusa, in questi casi mi pare evidente che la situazione si complica, visto che su Flickr esistono diverse opzioni relative al copyright e, facendo l’avvocato del diavolo, si potrebbe sempre sostenere che al momento del prelievo ci fosse licenza creative commons.
Le uniche opzioni parrebbero essere due:
1) Avere su un cd non riscrivibile – da cui si risale al giorno di masterizzazione – la schermata della fotografia sull’album Flickr con l’evidenza del copyright.
2) Chiedere a Flickr i log dei movimenti dell’utente nel suo album in un periodo che va dal giorno della pubblicazione della fotografia oggetto del contendere fino al giorno di inoltro della querela.
Sinceramente, la vedo dura.
Ciao!
Ma non necessariamente dovete sostenere una causa! Basta mandare una richiesta di compenso (sensata… piu’ che altro simbolica, o addirittura potreste chiedere di versare 100 euro ad un’ente di beneficenza). Perche’ fare causa?
E comunque un grande obiettivo e’ stato ottenuto: una sorta di insurrezione popolare ed una discreta figuraccia de La Repubblica…
ciao!
[...] blog di Claudia Rocchini, Luca Farinelli, uno dei fotografi che ha subito il “furtarello” delle foto da parte di [...]
se scarico un brano musicale o un film da internet è penale.
se scarico una foto senza autorizzazione e senza pagarla che è?
c’è qualcosa che non mi quadra.
Purtroppo questo discorso non è riconducibile soltanto a La Repubblica, ma anche a tanti altri quotidiani e non solo. Un’altra fotografa professionista è dovuta ricorrere a vie legali perché hanno utilizzato delle sue fotografie su Canale 5, senza permesso naturalmente.
Quando sento dire che a portare tutto questo è stata la crisi non ci credo neanche un po’. Internet è sempre stato vissuto in questo modo: scarica e condividi. Siamo noi che lo vogliamo così, in un modo o l’altro.
Più watermarks per tutti
Sono un giornalista e fotoreporter con p.iva e una agenzia fotogiornalistica. Conosco molto bene il problema.
Personalmente ho avuto “furti” da Mediaset (Matrix e più volte dal Tg5) e diverse testate cartacee, oltre che online. Uno dei furti più incredibili fu da un servizio fatto per Repubblica.it poi “rubato” integralmente da Il Giornale che ne ha fatto la copertina più due pagine interne. Nessuno mi ha mai contattato (abbiamo email e telefoni h24). La risposta al mio contatto fu “abbiamo preso le sue foto per diritto di cronaca”. Incredibile.
In questi casi oltre le violazioni del reato di copyright c’è l’indebito arricchimento della testata, in quanto ne trae profitto. Non sono fesserie. La colpa generalmente è del redattore che ha il copia-incolla facile e confeziona il servizio per i suoi capi.
Tralascio le beghe della nostra giurisprudenza che impone molti (troppi) cavilli per far sì si possa recriminare il copyright, ma sta di fatto che colui che dalla redazione ti dice “ti ho dato visibilità” è e rimane un grande stronzo che ti sta anche lavando la faccia. Una pratica comune dei direttori dei quotidiani (potrei fare nomi e cognomi) che non ti pagano, si alzano lo stipendio di 2mila euro al mese, e ti dicono “con noi hai visibilità però”. Sono osservazioni che devo fare io, non colui che non mi vuol pagare.
Per cui in questi casi non c’è da contrattare. Si manda direttamente fattura e/o lettera dell’avvocato richiedendo un congruo pagamento. Una foto su una testata nazionale online o cartacea indebitamente prelevata non può valere meno di 200€. E’ un prezzo che stimiamo arbitrariamente noi.
E con questo loro sistema i fotografi professionisti non vengono più pagati. Ma in Italia tutto è permesso…
In bocca a lupo.
[...] ecco i link http://www.flickr.com/photos/claudia_rocchini/5285457456/ http://www.claudiarocchini.it/blog/luca-farinelli-ecco-come-andata-con-repubblica/ [...]