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Lo scatto creativo

Realtà e mito sul tempo di esposizione, suggerire il movimento con il treppiedi, riempire il formato, allestire l’ambiente per l’azione, lavorare sulle diagonali, rumore e luce scarsa… Esempi pratici di scatti creativi in un libro alla portata di tutti.

Dolls - 1/25, f/2.5, 50mm, 2500 iso

Ci sono libri che, fin dalla copertina e nonostante trattino di argomenti molto tecnici, già sai di non essere in grado di posarli finché non sei arrivato all’ultima pagina. E’ un fenomeno che mi capita raramente, per due motivi: il primo è lo sforzo quotidiano cui sottopongo i miei occhi, dunque arrivo a sera con poche energie residue per dedicarmi a letture ininterrotte; il secondo è che, in generale, ho una soglia di attenzione molto bassa e, argomenti a parte, se lo stile di scrittura non è di quel tipo che mi porta ad aumentare la velocità di lettura perché non vedo l’ora di scoprire quanto scritto nelle righe successive, passo oltre.
Le mie letture formative riguardano prevalentemente libri di fotografia, argomento su cui invece la mia soglia di attenzione è di default molto alta, ma nonostante ciò, non so a voi, mi capita molto spesso di essere costretta a rileggere più volte interi paragrafi per capirli. E se non li capisco, di certo non posso pretendere che mi venga la voglia di mettere in pratica quanto suggerito.
In parte è colpa della mia “antipatia” verso le teorie tecniche che mi ha portato a farne indigestione nella vana speranza di apprendere quanto più possibile sì da non essere più costretta a preoccuparmene; in parte però, diciamolo, è anche colpa di chi scrive quando, porto un esempio su tutti, si spiegano le tecniche di ripresa basandosi su impostazioni di fotocamere che non sono del marchio che stiamo usando. Questo è un fenomeno che ha avuto un aumento esponenziale con il digitale e le funzioni elettroniche delle fotocamere, quelle per cui ogni marchio definisce queste funzioni con nomi e acronimi differenti.
Ora, è mai possibile che io debba preoccuparmi di indagare su quale marchio si basano gli esempi descritti in un libro prima di deciderne l’acquisto?

Quindici giorni fa mi è arrivato in anteprima l’ultimo volume della Biblioteca del fotografo, una collana della Editrice Reflex che si distingue dai prodotti editoriali simili sul mercato per due fattori: la scelta di trattare argomenti non banali né generici, e la semplicità descrittiva degli autori, che favorisce l’assimilazione teorica degli argomenti più complicati ma, soprattutto, stimola la voglia di uscire di casa per fare prove sul campo, anche se si ritiene di non aver più nulla da imparare su quello specifico argomento.
Gli esempi pratici, che superano di gran lunga quelli teorici, sono basati sui due marchi più diffusi, con preziose indicazioni anche per i cosiddetti marchi “minori”. E, per finire, lunghe e articolate didascalie sulla maggioranza delle immagini (spesso in coppia, cioè prima e dopo per mostrare le differenze in base alla scelta delle impostazioni, degli obiettivi, dell’illuminazione) che spiegano per filo e per segno come ottenere quel tipo di scatto. In molti, come ho già scritto nel post “Quello che le fotografie non dicono”, sottovalutano l’importanza delle didascalie, che diventano quanto mai fondamentali soprattutto nei libri di tecnica fotografica.

Dall'interpretazione all'azione

Dopo questa lunga premessa, veniamo al volume di cui vorrei parlare: “Guida allo scatto creativo” – Fotografia d’azione e luce ambiente. L’arte di interpretare la scena con il giusto tempo di esposizione” di Bryan Peterson. L’ho ricevuto in anteprima e per 15 giorni ho resistito alla tentazione persino di aprire il pacco: avevo troppe scadenze strette ed ero certa che, se mi fossi messa a leggerlo, avrei bucato qualche consegna.

Alcune sere fa mi è capitato di fare qualche scatto al volo in condizioni non proprio favorevoli: ero al tavolo di un ristorante, vicino alla vetrata che dava sulla strada. Location, Milano – Navigli. Di fronte a me c’era una fermata dell’autobus, sullo sfondo palazzi e lampioni e qualche manifesto pubblicitario.
Per tutta la cena sono stata distratta dai movimenti sulla strada che captavo con la coda dell’occhio, e mi sono accorta che stavo “ruminando” su come avrei potuto ottenere il risultato fotografico che avevo in mente: stavo vivendo quei classici momenti di pre-visualizzazione involontaria.
Non mi dilungo oltre su queste dinamiche perché so che momenti simili capitano anche a voi e se non siamo in compagnia di chi ormai ci conosce ed è rassegnato alle nostre distrazioni, sono situazioni che mettono duramente alla prova non solo le conoscenze più recenti, ma anche quelle datate.

Nel mio caso avevo il problema di come gestire quelli che ritenevo essere elementi negativi: la luce ambiente non favorevole, i riflessi della vetrina, le fonti esterne di luci intermittenti, i movimenti dei molteplici soggetti sulla scena, le teste degli altri commensali che ovviamente disturbavano l’ipotetico campo di ripresa. E, non ultimo, il fatto che con me avessi “solo” un 50mm e dunque sapevo a priori di dovermi concentrare anche su un passaggio che non faccio quasi mai: impostare la fotocamera pensando già a come gestirò gli scatti in post produzione.
In questo caso, sapendo di essere costretta a crop importanti, pensavo alla profondità di campo e a come gestirla per fare in modo di avere una scena decentemente esposta nel ritaglio finale. Non potevo esagerare con l’apertura per recuperare un po’ di luce, non avevo ovviamente il treppiedi, toccava per forza di cose lavorare ad alti iso con tempi a rischio mosso, nonostante il 50mm.

In quel momento mi sarebbe stato utile aver già letto il libro perché a posteriori posso dirvi che tre quarti delle pippe mentali che mi stavo facendo, me le sarei risparmiate.

Lo scatto che illustra questo articolo non è un granché, lato tecnico, rispetto alla scena catturata: avrei forse potuto rischiare tempi più corti, oppure mantenerli tali e chiudere un po’ il diaframma. E, diciamolo, se non ci si fosse messo il fattore C, vedi passaggio dell’autobus, non è una fotografia che avrei pubblicato. Molti fra voi non saranno del mio stesso parere, addirittura c’è chi ha detto “Hai una reflex incastonata negli occhi”: bellissimo complimento che tuttavia non mi fa andare oltre le imperfezioni, una su tutte, il viso della ragazza “impastato”. Motivo per cui sono due notti che sottraggo tempo al sonno per finire quel libro e per mettermi alla prova a breve sul campo. Ma, soprattutto, per evitare di sentirmi come ai tempi della scuola quando i professori, durante i colloqui con mamma e papà, erano soliti dire: “La ragazza è brava, ma potrebbe applicarsi di più”.

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6 Commenti a “Lo scatto creativo”

  1. Massimo  scrive il 26 gennaio 2011 alle 13:21:

    Claudia, il libro che citi l’ho da tanto tempo in lingua originale. Ho conosciuto Peterson proprio grazie a Reflex ed alla biblioteca del fotografo, per accorgermi poi di trovarmi davanti ad un autore prolifico ed anche efficace nelle sue spiegazioni.
    Sono pienamente d’accordo con te, che un buono scatto nasca prima di tutto dal saperlo vedere, e sentire dentro di se. L’umore può influenzare la ripresa? Per me sì. Perterson ha per me il pregio di riuscire a farti capire quando uno scatto non riuscirà. Lasciandoti mano libera su come riuscire ad esprimere al meglio la tua creatività.
    Ciao, Massimo.

  2. Nico  scrive il 26 gennaio 2011 alle 19:11:

    Ma che viso “impastato”… ma chi ha detto che deve essere tutto sempre a fuoco?
    Intanto tu eri nel posto giusto e questo ha già fatto metà, perché la fortuna arriva solo se la inviti. E poi viva gli “errori”: son sempre i benvenuti, rompono gli schemi, portano novità inaspettate. La perfezione è così noiosa…
    Ma hai visto il giallo del bus e l’arancione dell’auto? E il numero del bus che si allunga alla Matrix? E la donna in rosso nelle finestre blu, l’hai vista?!
    Son sicuro di si, l’hai scattata tu la foto :-) Magari il bus sarà stata fortuna come dici tu, ma è stata la ciliegina su tutto il resto.
    Ah, non dirmi niente sulla transenna, please… va benissimo, è allineata pure con il bus e trattiene la donna.

  3. Claudia Rocchini  scrive il 27 gennaio 2011 alle 07:29:

    @Massimo, certo che l’umore influenza la ripresa ma è anche vero che quasi sempre la ripresa ti cambia l’umore :)

    @Nico, mi hai convinta. Quasi ;)

  4. adolfo.trinca  scrive il 28 gennaio 2011 alle 19:55:

    Non ho resistito, oggi sono andato a prenderlo e spero di divorarlo nel fine settimana!

  5. Pega  scrive il 2 febbraio 2011 alle 13:42:

    Viene una gran voglia di ordinarlo e leggerselo tutto d’un fiato…
    :-)

  6. Alessandro  scrive il 8 febbraio 2011 alle 17:35:

    L’ho acquistato e l’ho letto.
    Non mi pare contenga però novità rilevanti rispetto a quanto l’Autore aveva ottimamente esposto nel “Nuovo corso avanzato di fotografia”.
    Di Peterson mi piacerebbe invece veder ripubblicato “La composizione fotografica”. Sono mesi che lo cerco (anche usato), ma nulla…


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