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Fissa o variabile?

Parliamo di lunghezza focale degli obiettivi. Cosa cambia fra uno zoom e un’ottica a focale fissa? Quali sono le differenze di prospettiva e composizione?

Un Girifalco (Falco rusticolus), nella posizione di volo detta a "Spirito Santo", nato in cattività e ripreso alle Oasi di Sant’Alessio (PV) durante una sessione di falconeria condotta da Roberto Mazzetti, maestro falconiere. In priorità di diaframma, l’obiettivo fisso a 180mm con duplicatore mi è stato molto utile nella composizione d’istinto sia nella fase di stallo sia durante la picchiata del falco.

Uno dei blablabla più ricorrenti tra fotoamatori “nati imparati” riguarda il confronto di prestazioni tra obiettivi a focale fissa e obiettivi zoom, quasi fosse una gara. Se ne parla prevalentemente per fattori qualitativi, con opinioni basate su parametri quali nitidezza, luminosità, velocità di messa a fuoco, distorsioni eccetera. Raramente si discute di modalità compositive e relative differenze, se non in termini negativi riferiti ai presunti limiti di composizione degli obiettivi fissi. Le osservazioni più frequenti in merito tipo “Sono troppo lungo o troppo corto” oppure “I fissi danno più soddisfazioni in termini di qualità, ma tocca muoversi per ottenere l’inquadratura giusta” non sono quasi mai accompagnate da riferimenti sulle condizioni di ripresa, l’unica discriminante che forse potrebbe giustificare affermazioni così categoriche. Per discutere con cognizione di causa si dovrebbe specificare di quale genere fotografico si sta parlando e in quale situazione ci si trova perché cambia molto sapere se si è in montagna sull’orlo di un burrone (e dunque limitati nei movimenti) oppure se si è in un prato alpino con infinite possibilità di azione.

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L’argomento principe a sostegno degli obiettivi zoom è che essendo dotati di molteplici escursioni focali vengono ritenuti più comodi perché “permettono di avvicinare e allontanare il soggetto inquadrato”. Punto. Ciò che stupisce è che quasi mai si parla di come cambia la prospettiva a seconda del tipo di focale scelta o subìta, come se questa variabile fosse ininfluente per la resa finale dello scatto. Da ciò si deduce che in moltissimi casi gli obiettivi zoom vengono considerati solo ed esclusivamente in base al fattore di ingrandimento senza che ci si ponga il problema di come funzionino tecnicamente né di conseguenza il loro corretto utilizzo.

La picchiata del Falco

Durante una recente escursione naturalistica, un ragazzo con attrezzatura professionale, una reflex full frame con un tele da 300mm fisso a f/2.8, era molto interessato alla mia attrezzatura, soprattutto all’obiettivo (un 70-200mm con duplicatore di focale): “Volevo prenderlo, ho scelto il 300mm per la qualità, ma lo voglio vendere perché con i fissi non mi trovo bene a comporre. Lo zoom è più comodo, non mi devo muovere e i risultati non cambiano”.

Di fronte a simili castronerie, dette con molta convinzione, è inutile discutere. Avevo voglia di provare il suo obiettivo, così gli ho proposto di fare uno scambio con il mio e di valutare sul campo la resa. Mi sono molto divertita a osservarlo fotografare perché già immaginavo il comportamento: infatti, anche in presenza di soggetti statici e con possibilità di avvicinarsi considerevolmente, si limitava a maneggiare il barilotto dello zoom alla ricerca della giusta inquadratura, senza mai muoversi dal punto in cui era: “Caspita quanto è comodo lo zoom! E se anche tu l’hai preferito al fisso un motivo ci sarà”.

Un Pellicano riccio (Pelecanus crispus) durante una planata prevista. E’ una foto sbagliata: la scelta della modalità manuale e lo zoom 70-300mm a 170mm, utilizzato per il solo fattore di ingradimento, hanno portato a evidenti errori compositivi e di esposizione

Il motivo, avrei potuto rispondere, è solo la comodità di non dover portare con me troppi obiettivi, ma quando e se possibile uso lo zoom come se fosse un fisso. Invece ho preferito stimolarlo con domande ad hoc: “Ti sei mai chiesto perché sugli zoom sono riportate le lunghezze focali? A cosa dovrebbero servire visto che secondo te il barilotto serve solo per ingrandire o rimpicciolire i soggetti?”. E ancora: “Lo sai che zoomando cambia non solo l’inquadratura ma anche la focale e, di conseguenza, tutta la prospettiva?” E infine: “Non ti sfiora il dubbio che uno zoom, fermo restando che ci siano le condizioni di ripresa adatte, andrebbe usato come se fosse un fisso e l’unica differenza è che non sei costretto a cambiare obiettivo?”. E’ andato in crisi, senza sapere cosa rispondere. Gli ho proposto alcuni esercizi, basati sul cambio di focale e di distanza dal soggetto, adatti a verificare le variazioni della prospettiva.

Tenendo come riferimento la stessa scena che aveva fotografato fino a quel momento (soggetto statico su sfondo distante) gli ho detto di ribaltare il suo approccio comportamentale, facendogli selezionare la focale desiderata prima di scattare e partendo da 70mm. Poi gli ho fatto impostare la focale a 135mm e visto che si voleva mantenere la stessa inquadratura e dimensione del soggetto, l’ho costretto ad allontanarsi. Infine, stesso procedimento a 200mm.

Il corteggiamento del Martin pescatore

Visionando i tre scatti, si è accorto che a 70mm era presente maggiore sfondo a una determinata prospettiva, a 135mm lo sfondo era più vicino e sembrava essercene di meno (effetto causato dall’inizio di compressione della prospettiva) mentre a 200mm addirittura sembrava essere tutt’uno con il soggetto perché la prospettiva veniva notevolmente compressa. Vedendolo ancora perplesso e poco convinto, gli ho fatto l’esempio di quanto succede con le riprese cinematografiche: è la stessa differenza tra carrellata e zoomata, nel primo caso (obiettivo fisso) si ha sempre la stessa focale ma avvicinandosi e allontanandosi cambia la prospettiva; nel secondo caso (obiettivo zoom) si ingrandisce via via l’immagine che si ha nel mirino perché variando la focale cambia anche la prospettiva.
Lo stesso discorso vale per gli zoom grandangolari, l’unica differenza è che con focali corte avremo più soggetti nella scena con sfondo più visibile, ma il meccanismo non cambia. “Esistono zoom grandangolari?”, ha candidamente replicato il ragazzo, dimostrando la purtroppo diffusa equazione “zoom uguale ingrandimento uguale teleobiettivo”. Incuriosita, gli ho chiesto come mai, essendo palesemente agli inizi, avesse scelto un corredo professionale: “Mi permette di ottenere fotografie da urlo e di imparare strada facendo con la miglior attrezzatura a disposizione”. Sigh.

Aironi cenerini in fuga

Per cercare di fare un po’ di chiarezza, proviamo a individuare alcuni dei più diffusi luoghi comuni legati alle prestazioni e all’utilizzo di obiettivi fissi e zoom. Partiamo da un semplice assunto: non si può dire cosa è meglio o cosa è peggio, perché la scelta dell’obiettivo è o dovrebbe essere un mero fattore espressivo, legato alla predisposizione personale e al genere fotografico preferito. L’importante è conoscere peculiarità e caratteristiche degli obiettivi in base a ciò che si vuole raccontare fotograficamente: sapere come si comportano in differenti situazioni (per esempio come varia la prospettiva) permette di previsualizzare l’immagine, e abbiamo già detto come la previsualizzazione si rivela fondamentale per “giocare” anche con l’impatto emotivo di una fotografia.
Altra caratteristica che, se presa da sola, è decisamente poco utile per una corretta scelta è quando si valuta l’apertura come discriminante, vedi il mito dello zoom a f/2.8 (con il risultato che uno zoom con questa luminosità, alla massima focale costerà molto di più del fisso corrispondente). Perché prima non proviamo a chiederci come siamo predisposti nei confronti delle varie lunghezze focali? Come pensiamo di utilizzare lo zoom?

Tre esempi di scatti ottenuti utilizzando lo zoom alla massima escursione focale, 300mm, in tre modalità differenti: manuale, priorità di tempi e priorità di diaframma. Nelle foto in alto dei martin pescatori e degli aironi non avevo possibilità di avvicinarmi né di pensare alla composizione, dunque la scelta è stata obbligata. Viceversa nella foto del pappagallo, qui sopra, in acrobazia a testa in giù, ho avuto sia il tempo di gestire in manuale le impostazioni della fotocamera sia di comporre la fotografia: mi è bastato attendere il momento giusto.

Lo useremo prevalentemente per il suo fattore di ingrandimento rimanendo fissi in una postazione, oppure lo considereremo come una serie di ottiche fisse, impostando di volta in volta la focale che ci interessa e muovendoci per comporre? E qui diventa discriminante non tanto la luminosità e/o la focale ma il genere fotografico che prediligiamo perché è chiaro che se per esempio ci dedichiamo prevalentemente alla fotografia sportiva (vedi fotografie a bordo campo durante una partita di calcio) sarà corretto utilizzare lo zoom per il fattore di ingrandimento: a priori non possiamo sapere dove si svolgerà l’azione e non possiamo di certo utilizzare più fotocamere con differenti obiettivi, così dovremo sfruttare lo zoom per arrivare proprio lì dove c’è l’azione per poterla raccontare.

Due oche selvatiche sulla riva di una torbiera. Nonostante avessi il tempo di studiare la composizione, sono stata costretta a utilizzare lo zoom per il fattore di ingrandimento, non era il caso di affrontare un bagno fuori stagione (Nikon D700, 70-300mm Vr a185mm, modalità manuale, 1/320, f/5, 1600 ISO).

Ma se ci dedichiamo per esempio alla macro o alla paesaggistica, generi in cui si utilizzano prevalentemente diaframmi chiusi e si ha tutto il tempo per muoversi e pensare a come comporre, a cosa ci servirà uno zoom con quella luminosità? Riguardo la composizione, la teoria insegna come “gli elementi che contribuiscono alla corretta composizione sono le linee, le forme, i colori o le aree bianche, nere e grigie nelle immagini bianconero. Essi devono essere in relazione l’uno con l’altro all’interno della fotografia per creare una disposizione armoniosa e mantenere lo sguardo all’interno della cornice”. (Dalla visione all’inquadratura – Come trasformare in fotografia la vostra intuizione visiva, di Ernst Wildi per La Biblioteca del fotografo, Editrice Reflex). Questi principi si assorbono molto meglio quando si inizia a fotografare utilizzando obiettivi fissi e non si è ancora scelto un genere fotografico preferito, perché si è costretti a pensare alla composizione fino a quando non diverrà automatica, e solo a quel punto, a mio avviso, potremo passare agli zoom. Invece oggigiorno si parte con gli obiettivi zoom per arrivare ai fissi convinti che “la qualità dei fissi sia molto superiore rispetto agli zoom”. Ciò può essere vero se parliamo di zoom standard o di medio livello, ma con gli zoom professionali, a sentire i professionisti, le differenze non sono poi così notevoli figuriamoci dunque per noi “semplici” fotoamatori.

Un esemplare di aquila reale (Aquila chrysaetos): avrei potuto scegliere la focale e muovermi per comporre, ma la pigrizia ha avuto la meglio (Nikon D700, 70-300mm Vr a 210mm, modalità manuale, 1/640, f/5.6, 1000 ISO)

Per non parlare dei costi, (un obiettivo fisso che apre a f/2.8 costa di meno rispetto allo zoom corrispondente, dotato cioè di quell’apertura alla massima focale), del minor peso, della maggior velocità di messa a fuoco e delle maggiori aperture disponibili. Uno degli errori compositivi più frequenti quando si utilizza un teleobiettivo zoom in prevalenza per il fattore di ingrandimento, cioè quando non si sceglie a priori la focale perché non si può oppure perché non si ritiene sia importante, sono le composizioni troppo strette con soggetto centrale. Così facendo si finisce col dare troppa importanza al soggetto principale a scapito del corretto bilanciamento nella fotografia di tutti gli elementi. Perché succede ciò? Per pigrizia e perché abbiamo assorbito abitudini errate: l’ansia di ingrandire per ottenere più dettagli possibile ci fa trascurare quasi del tutto gli altri elementi della scena, vedi la fotografia del pellicano in planata sull’acqua. Suggestiva, certo, ma con composizione stretta, centrale e con l’aggiunta di errori espositivi dovuti a fretta e distrazione.
E questo ci porta direttamente a un altro punto critico dell’utilizzo dello zoom, cioè l’eccesso di possibilità compositive. Teniamo presente che appena prima di scattare siamo costretti in pochi attimi a fare una serie di scelte: studio della composizione, modalità di scatto, diaframma, sovra o sottoesposizione ed eventuale compensazioni, bilanciamento del bianco, valori ISO, lunghezza focale eccetera. Con lo zoom la vita si complica e se lo utilizziamo solo per il fattore di ingrandimento ci dimenticheremo molto di frequente che con il variare della lunghezza focale varia anche la luminosità.

Ciao, mi adotti?

Molti sono convinti che basti lavorare a priorità di diaframmi per non preoccuparsi più, salvo poi stupirsi degli scatti mediocri e sostenere nei casi più assurdi che “quell’obiettivo non è poi così luminoso come credevo”. Se poi si fotografa in manuale, che è quanto stavo facendo con la fotografia del pellicano, la questione si fa ancora più complessa, perché se varia l’apertura non interviene la fotocamera per le opportune modifiche degli altri parametri, ma dovremo pensarci noi. Però nella maggior parte dei casi o ce ne scordiamo o non ne abbiamo il tempo. Se avessi avuto un obiettivo fisso o se avessi utilizzato lo zoom in modo corretto scegliendo una focale e tenendola per tutta la planata, non sarei caduta negli errori fatti. Sarà anche vero, se si sbaglia poco probabilmente non si sta facendo nulla di interessante, ma questi errori capitano molto di meno con i fissi perché siamo costretti a calcolare in anticipo la composizione, anche nel caso di soggetti in movimento. E dunque, ciò detto, non vale forse la pena considerare le minor scelte compositive degli obiettivi fissi come un vantaggio e non un limite perché abbiamo una cosa in meno cui pensare prima dello scatto? Ricordiamoci poi che quando avremo imparato la resa prospettica delle varie focali, arriveremo a sapere in automatico come verrà una fotografia, ma se non sappiamo come si comporta il nostro obiettivo a 18, 24, 35, 50, 70, 135, 200mm e via dicendo, perché non ce ne preoccupiamo, nel tempo arriveremo a mettere in dubbio la nostra capacità di previsualizzazione, un elemento, questo, che andrebbe preservato molto di più di mille tecnicismi.

Volevo esercitarmi sulla composizione di soggetti in movimento e/o a rischio di movimento diversamente dal mio solito approccio. Ho così scelto di dedicarmi alle riprese di frenetici gattini in un fienile, e per non avere troppe cose cui pensare ho lavorato in priorità di diaframma utilizzando un 50mm a focale fissa col diaframma aperto a f/1.4. Ottenere inquadrature suggestive è stato più semplice di quanto pensassi.

Un ultimo punto, importante per capire come mai la qualità fotografica amatoriale sembra essere in generale piuttosto mediocre, è che l’avvento della tecnologia digitale con relative vendite di kit composti da corpo macchina e obiettivi zoom, hanno involontariamente portato a una diseducazione alla corretta composizione. In passato i corpi macchina venivano venduti con un 50mm a corredo, mentre oggi chi acquista un kit entry level con zoom standard 18- 55mm sarà portato a scegliere, in aggiunta al corredo di base, uno zoom più potente che copre ulteriori lunghezze focali piuttosto che comprare un obiettivo fisso. Chiariamo: non necessariamente questo tipo di approccio è scorretto, ma lo diventa nel momento in cui non ci si preoccupa di approfondire il funzionamento degli obiettivi, per ritrovarsi con centinaia di fotografie dozzinali e magari a dare pure la colpa all’attrezzatura.
Articolo pubblicato su FOTOGRAFIA REFLEX agosto 2010
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2 Commenti a “Fissa o variabile?”

  1. [...] Scaricate l’articolo COMPLETO (in formato PDF) cliccando qui. [...]

  2. Attività febbraio 2011 « GEA  scrive il 30 gennaio 2011 alle 15:44:

    [...] foto: http://www.claudiarocchini.it/blog/focale-fissa-o-variabile/ Pubblicato in: calendario, laboratori, parco fluviale ← Fiabe di Pop Corn 29/01 Libera i libri 05/02 → LikeBe the first to like this post. Commenta per primo [...]


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