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Disinvolto web

Vi ricordate di questa vicenda? Ero stata invitata ad informarmi. Detto, fatto. Mettendo assieme dati pubblici, accessibili da chiunque, ho esercitato il semplice diritto di cronaca parlandone anche sulle pagine della rivista. Con l’aggiunta di un parere legale.

www.reflex.it - numero di febbraio, online dal 25 gennaio

A tutti sarà purtroppo capitato di trovare proprie fotografie o testi utilizzati in varie circostanze, on e off line, senza che nessuno ci abbia chiesto l’autorizzazione. La definizione tecnicamente corretta di questo comportamento è “riproduzione non autorizzata di contenuti coperti da copyright”. Come spiegano gli avvocati, tuttavia, non tutti i comportamenti di questo tipo, qualificati come “illeciti”, integrano tecnicamente un maggior reato quando non sussista l’intento di trarre furbescamente un profitto. Come scopriamo di essere stati copiati? Principalmente tramite la Rete: un giorno ci viene lo sghiribizzo di consultare Google, inserendo nel campo di ricerca parte di un testo o una fotografia che ci appartengono, e ce li troviamo presenti su siti più o meno commerciali senza che nessuno si sia preso il disturbo di chiederci il permesso, di citare la fonte e nemmeno di pubblicare un link alla pagina da cui sono stati prelevati.

Abbiamo già affrontato l’argomento qualche mese fa, con indicazioni fornite da legali specializzati sulle forme di tutela, sia in via preventiva sia dopo aver scoperto il fattaccio. Come ci si comporta in questi casi? Diciamo che non ci sono vie di mezzo: o si lascia perdere o si intraprende un’azione legale che parte da una diffida per arrivare, si spera mai, in tribunale.

A rendersi colpevoli di simili comportamenti, spesso e volentieri, sono anche testate o grandi gruppi editoriali, proprio coloro che dovrebbero per primi dare il buon esempio. Ma scommetto una cena che ancora non vi era capitato di imbattervi in un particolare soggetto che, proprio per la sua professione, dovrebbe doppiamente astenersi da azioni del genere, non foss’altro che per motivi etici e deontologici. E quand’anche vi fosse capitato, scommetto due cene che, di fronte alle vostre rimostranze scritte, difficilmente vi sarete sentiti rispondere in modo così bizzarro. Ma andiamo per ordine.

Venerdì 13 gennaio scorso ricevo una email che mi incuriosisce: “Salve”, scrive una persona che non conosco. “Faccio riferimento all’articolo Ritratti Svelati pubblicato sul suo blog in data 28 giugno 2011. Trovando sospette le parole di un personaggio su Facebook, ho fatto una semplice ricerca su Google che mi ha restituito l’articolo originale. I link fanno sempre piacere, ma quando uno fa sue le parole degli altri, credo che infastidisca molto l’autore, per cui segnalo. Buon lavoro e buona giornata”.

Screenshot bacheca Pennetta

Una rapida verifica mi permette di constatare che il link http://www.facebook.com/profile.php?id=678509716 porta alla bacheca di Ph Antonio Pennetta dove trovo gran parte dell’articolo pubblicato su FOTOGRAFIA REFLEX (giugno 2011) senza virgolettato, né link, né citazione della fonte. Come potete vedere dalla schermata, salvata il 13 gennaio 2012, il testo così pubblicato fa intendere a chi legge che si tratti di farina del sacco del titolare della bacheca.

E infatti, basta un’occhiata ai Like e ai commenti al testo per confermare in quanti siano caduti nell’equivoco. L’articolo pubblicato dalla rivista è stato prelevato dal mio blog (www.claudiarocchini.it/blog/ritratti-svelati), dove sono indicati i termini per l’utilizzo del materiale pubblicato. In due parole, che i contenuti non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti. Che ne è vietata la copia e la riproduzione non autorizzata espressamente dall’autore, eccetera eccetera.

Dalle informazioni pubblicate nella sua pagina Facebook, leggo che Ph Antonio Pennetta si qualifica “Avvocato civilista. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara. Imprenditore agricolo associato a Confagricoltura della quale sono Presidente regionale per la Puglia di settore orticolo”. Specifica inoltre di occuparsi “di… fotografia solo nei festivi e nel tempo libero. Realizzo da anni in studio e location book e composit x modelle”.

Screenshot Ordine Avvocati di Brindisi

Continua sul numero di febbraio di FOTOGRAFIA REFLEX

Update 5 marzo 2012

Dunque, niente ragazzino sprovveduto, ma un avvocato sessantenne con incarichi istituzionali in un’associazione. Proprio a causa della sua professione, decido di raccontare l’accaduto su Facebook, Twitter, Flickr e sul mio blog chiedendo ai contatti di diffondere il più possibile la vicenda astenendomi, però, dal pubblicare sia il nome sia lo screenshot della pagina della sua bacheca. Ho solo indicato il link per poterla visualizzare considerato che la bacheca è pubblica (almeno lo è al momento in cui scrivo), per cui non è necessario essere contatti dell’avvocato per consultarla.

Gli scrivo tramite Facebook invitandolo a rimuovere l’articolo visto che ha riprodotto integralmente e senza autorizzazione, omettendo la fonte, contenuti coperti da copyright, nel dubbio lasciando intendere che fossero suoi. Ho aggiunto che “come avvocato, dovrebbe ben conoscere le norme sul diritto d’autore che regolano la materia, anche in Rete” e che in questo evento è coinvolta anche una testata giornalistica. Di prammatica, concludo riservandomi ogni eventuale azione. Ph Antonio Pennetta risponde testuale: “Salve. Io sono un avvocato. Io tolgo quell’articolo solo perché non mi interessa tenerlo sul mio profilo più di tanto. Quell’articolo è stato tratto da Clickblog e non dalla rivista per cui lavora, è pubblico e non ha bisogno di alcuna autorizzazione per essere ripubblicato, anche perché non è stato fatto dello stesso alcun uso. Pertanto non devo assolutamente indicare la fonte…. Si informi”. Quattro secche paroline stile lei-nonsa- chi-sono-io. Però è stato quel “si informi” a darmi un po’ sui nervi. Così, d’accordo con l’Editore di Fotografia Reflex, ho deciso di verificare per poi, esercitando il semplice diritto di cronaca, mettere insieme elementi pubblicati in Rete e, comunque, accessibili a chiunque.

Per cominciare, ho verificato che presso il sito dell’Ordine degli Avvocati della provincia di Brindisi, risulta un avvocato Antonio Pennetta iscritto dal 1982. Poi, considerato che non mi risultava che l’articolo fosse stato pubblicato sul sito citato dal Pennetta, ho chiesto una conferma a Gianluca Bocci, redattore di Clickblog.it. La risposta negativa non nascondeva l’irritazione perché nella faccenda era stata coinvolta anche la sua testata. Visto che i conti non tornavano, a scanso di qualunque equivoco, ho consultato Paolo Micheletta, avvocato specializzato dello studio legale Micheletta-Rozzio di Torino, per un parere  (vedi a fondo articolo).

Infine, notato che nel frattempo Pennetta aveva cancellato il testo da Facebook, ho pubblicato lo screenshot della sua bacheca sul mio blog con la sua replica, invitandolo a sostenere pubblicamente la sua versione e a confrontarsi con altri legali appassionati di fotografia come lui, intervenuti a commentare la vicenda, stupiti e infastiditi per il comportamento del collega.

Due esempi. Scrive l’avvocato Massimo Feliziani: “(…) a me sembra che il ‘collega’ sia quanto meno maleducato poiché, una volta scoperto, ha assunto subito un atteggiamento da tipico arrogante all’italiana. Sorvolerei a pié pari sulla sua stramba idea di copyright e diritto di autore (mi pare di capire che secondo la sua teoria se qualcosa sta su Internet, su un blog eccetera è di tutti), ma evidenzierei invece la sua arroganza (…): anche un avvocato sa rubare, ammazzare, truffare (…)”. Avv. Gioacchino M. Spinozzi: “Non è affatto vero che un articolo (anche se pubblicato) sia di per sé ‘pubblico’. In nessun caso poi ci si può appropriare del contenuto altrui spacciandolo per proprio (il diritto morale d’autore del resto non è nemmeno commerciabile); anche le più generose licenze Creative Commons prevedono come contenuto minimo quello della ‘attribuzione’. La difesa (si fa per dire) è quasi peggio del fatto in sé: in casi simili bisogna solo chiedere scusa e sperare che basti”.

Non passa giorno senza avere notizia di scopiazzature e plagi di lavori altrui, e sembra non ci sia soluzione. Questo vizietto non è certo una novità sorta con internet, quindi si sente dire che ci sarà sempre qualcuno che copierà, che si approprierà delle idee altrui. E che è meglio non dare importanza, né prendersela. A volte ti senti anche dire che dovremmo compiacerci, perché se ci copiano vuol dire che le nostre idee sono valide. Beh, grazie! Peccato che quelle idee costino fatica, esperienza, tempo e anche denaro: non so voi, ma io mi sono stancata di subire senza quasi mai reagire pubblicamente. Questo avvenimento in particolare non è più grave né più insignificante di altri. Non cercando risarcimenti (quand’anche li darei in beneficenza) dico al caro avvocato Pennetta che potremmo ritenerci soddisfatti di una semplice pubblicazione di scuse sulla sua bacheca, con segnalazione inviata ai 36 Like e ai quattro innocenti ed entusiasti commenti sul “suo” testo presenti in bacheca e raccolti nelle nove ore in cui è rimasto online.

Parere Avvocato Paolo Micheletta

Ritengo che il comportamento riferito possa aver posto in essere la violazione della normativa dettata in materia di diritto d’autore.
Anche a voler considerare l’applicabilità della normativa relativa ai casi particolari in cui è ammissibile riprodurre articoli di giornali e riviste, il caso che mi è stato sottoposto non sembra proprio poter essere considerato lecito: infatti, appare sì possibile riprodurre un articolo di giornale, ma a patto che si rispettino alcune condizioni.
Genericamente, per poter essere riprodotto, l’articolo deve essere di attualità a carattere politico, economico o religioso. Se appartiene ad altre categorie, come testi in campo artistico, culturale, storico, geografico, tecnico o scientifico, tale riproduzione sarà possibile solo se non sia stata espressamente vietata da chi ne ha diritto (editore o autore) e se ne siano stati citati obbligatoriamente la fonte, la data e il nome dell’autore. Analoghe considerazioni possono anche essere fatte in ordine alla riproduzione su web, come regolamentata dalla L. 7 marzo 2001, n. 62 recante “Nuove norme sull’editoria ed prodotti editoriali e modifiche della L. 05/08/1981, n. 416”, e così come interpretata dalla giurisprudenza.

Direi quindi che, nel caso di specie, un Giudice potrà accertare che è stato posto in essere un comportamento sanzionabile e tale circostanza potrà giustificare una richiesta di risarcimento danni, sia da parte dell’autore dell’articolo che da parte della Rivista. La legge sul diritto di autore contempla infatti un sistema di difese e sanzioni civili contenute negli artt. 156 – 170, che hanno lo scopo di tutelare il titolare del diritto leso. Le azioni possono avere ad oggetto l’accertamento della titolarità del diritto, l’inibitoria dell’attività illegittima, la rimozione e la distruzione degli esemplari che rappresentano il frutto della condotta illecita ed, infine, il risarcimento del danno subito dal titolare del diritto leso.
A ristoro dei diritti di utilizzazione economica, il danno potrà essere quantificato, anche in via equitativa dal Giudice, tenendo conto sia del lucro cessante che del danno emergente ma è prevista, dagli articoli citati, anche la tutela dei diritti di natura morale. Le rispettive richieste di risarcimento potranno essere esercitate l’una indipendentemente dall’altra o congiuntamente, se il comportamento posto in atto abbia comportato la lesione di entrambi i diritti. E’ ovvio che per giungere ad un riconoscimento di danno conseguente a dichiarazione di responsabilità, risulta inevitabile il ricorso all’Autorità Giudiziaria.

Pubblicato in Editorials, Legalmente corretto |
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12 Commenti a “Disinvolto web”

  1. [...] Disinvolto web by Claudia Rocchini PhotoJournalist Vi ricordate di questa vicenda? Ero stata invitata ad informarmi. Detto, fatto. Mettendo assieme dati pubblici, accessibili da chiunque, ho esercitato il [...]

  2. floriano  scrive il 24 gennaio 2012 alle 22:23:

    il tipo lo conosco di fama perchè ha fatto le foto per hobby a una modella che conosco.

    magari effettivamente come “uso comune” probabilmente ha cercato delle foto simpatiche su internet per il suo blog su facebook e ha messo la prima che ha trovato (che probabilmente era già stata trafugata da flickr e messa in giro per internet),

    comunque in questi casi per sicurezza non pubblico mai foto ad alta risoluzione, di solito metto delel foto su wikipedia di pietanze e simili, alcune di basse qualità e altre prese direttamente dal cellulare.

    come aneddoto quest’estate sono andato a prendere un gelato da un bar e sono rimasto sorpreso di come avessero usato una mia foto (che stava su wikipedia solo come contorno all’articolo e con poco impegno per scattare la foto) per pubblicizzare un suo prodotto stampandolo addirittura su un A4, sono rimasto solo soddisfatto perchè in fondo era quello il vero motivo per cui l’avevo pubblicata..

    ogni tanto qualche mia foto (di qualità ancor più mediocre) la trovo sui giornali locali come corollario agli articoli (ormai non le conto più)

    però nel mio caso non ci faccio caso visto che le ho scattate senza molto impegno e solo con la volgia di farle girare, nel tuo caso invece comprendo il problema vista che la foto era piuttosto carina e professionale.

  3. Claudia Rocchini  scrive il 24 gennaio 2012 alle 23:02:

    @Floriano, nel mio caso non si tratta di una foto ma di gran parte di un articolo. Se rileggi te ne rendi conto.
    In secondo luogo, permettimi un paio di osservazioni: non si tratta tanto di qualità del lavoro, foto belle o brutte, professionali o amatoriali, ma di utilizzo non autorizzato di materiale di proprietà altrui. Mi spiace che tu non voglia o non possa considerare la questione da questo punto di vista: il fare finta di nulla, su tante, troppe situazioni simili, ci fa regredire sempre più.

  4. TheStylist  scrive il 26 gennaio 2012 alle 11:39:

    Oggigiorno si dovrebbe procedere a distinguere di più tra i
    professionisti della fotografia ed i fotografi della domenica, altrimenti il settore diventerà tutto “della domenica” ;)

    Certo che fèssbuk ci mette del suo anche in queste cose…

  5. Giuseppe Pagano  scrive il 28 gennaio 2012 alle 11:39:

    ti linko questa serie di video (io me li sono cuccati tutti dal vivo):
    http://www.retefotografia.it/news

    se guardi il n. 10, c’è un avvocato specialista che tratta il copyright delle foto. Una mezz’oretta interessante, a mio parere!

    andando OT sono interessanti anche Marra (1) e Jodice (5).

    Saluti.

    beppe.

  6. Nonac  scrive il 29 gennaio 2012 alle 14:12:

    Credo che per questo caso non ci siano scusanti. Copiare/riportare un articolo senza link alla fonte è sbagliato.

    D’altro canto comincio a ritenere che il concetto di copyright nell’era di internet sia una sorta di utopia o un dinosauro del mondo analogico. Per esempio il solo fatto di visitare un blog o sito comporta il download di immagini e testo nel computer dell’utente, operazione che in teoria lede il copyright.

    Inoltre in Svizzera (da dove scrivo) il copyright non è un’aquisizione automatica, infatti l’opera deve avere un carattere di originalità. Ad esempio uno scatto realizzabile da chiunque senza grandi pretese artistiche non gode automaticamente del diritti di copia.

    Ritengo personalmente che le licenze di tipo Creative Commons meglio rispondano alle esigenze del mondo digitale. (http://creativecommons.org/). Ce ne sono varie varianti e tutte (se non erro) richiedono di citare la fonte.

    Inoltre alcuni fotografi (Trey Ratcliff per esempio) hanno fatto
    di questo genere di licenza il loro cavallo di battaglia. Infatti le loro fotografie (sempra a massima risoluzione) godono di una distribuzione praticamente virale. Il prodotto non è lo scatto in sè, ma servizi o prodotti collaterali (workshops, webseminars, ebooks, servizi fotografici,…).

    Capisco la frustrazione di chi vede i propri sforzi depredati e sfruttati, ma in alternativa alla minaccia legale proporrei al “ladro” di postare una versione ridotta (1/3) dell’articolo originale, con link all’articolo completo verso il tuo blog. Diventerebbe una sorta di situazione in cui entrambi ne escono vincenti.

    Nello sforzo di rincorrere tutti i landruncoli, si rischia di erodere tempo prezioso all’unica attività che davvero conta, ovvero fotografare.

    Saluti e complimenti per il blog!

  7. Claudia Rocchini  scrive il 30 gennaio 2012 alle 11:39:

    @Grazie Giuseppe, video molto interessante anche se temo sia destinato a una platea ristretta di addetti ai lavori. Il problema di queste tematiche, al di là del merito, assai complicato e articolato, è la loro diffusione, e il modo di parlarne. A mio avviso, per attirare l’attenzione di una platea più ampia (e creare così un minimo di cultura su questi temi) ci si dovrebbe sforzare di parlane, in prima istanza, in modo un po’ più accattivante, sì da catturare curiosità e interesse ad approfondire.

    @Nonac, grazie per il tuo articolato parere e il tuo apprezzamento per questo piccolo blog.
    Sulle forme di compensazione concordo in parte. C’è chi vive di sola vendita di fotografie, pochi, ma esistono ancora. Tutte le altre attività collaterali sono nate proprio per trovare metodi alternativi di guadagnarsi la pagnotta in questo settore. Personalmente ho sempre fatto della condivisione il fulcro dello sviluppo delle mie attività: molte delle mie foto sono in alta risoluzione, scaricabili dai miei contatti, seppure in regime di copyright. Idem dicasi per i miei articoli. Bastano due righe di richiesta, attività che ritengo attinente prima di tutto alla buona educazione piuttosto che a vincoli di leggi… Poi non cado dal pero :) lo so che in Rete vige la riproduzione selvaggia… ;)
    Tuttavia questo caso mi è sembrato degno di nota: oltre alla mancata richiesta e le modalità di diffusione, c’è la professione di chi ha effettuato la riproduzione non autorizzata (avvocato), i toni e i contenuti della risposta dopo le mie rimostranze scritte. Un po’ troppo per fare finta di nulla.
    Non mi interessa che l’articolo compaia sulla bacheca citata, viceversa, potrebbero bastarmi delle semplici scuse pubbliche.

  8. TheStylist  scrive il 30 gennaio 2012 alle 15:33:

    “…i toni e i contenuti della risposta dopo le mie rimostranze scritte.”

    Ora però siamo curiosi di leggere la suddetta risposta…

  9. Claudia Rocchini  scrive il 30 gennaio 2012 alle 17:39:

    La trovi nel link sotto alla parola “vicenda”, nel sottotitolo di questo articolo.

  10. Professionisti o Professionali? |  scrive il 2 febbraio 2012 alle 13:13:

    [...] qui in poi soltanto fatti, lascio a Voi le considerazioni. Per meglio dire, rubando a Claudia Rocchini (a mia volta ^_^) l’apertura di un suo articolo su Reflex di febbraio, dedicato a una [...]

  11. TheStylist  scrive il 2 febbraio 2012 alle 14:14:

    Vedi Claudia, leggendo quest’ultimo articolo che mi hai gentilmente segnalato trovo che abbia ancora più ragione la mia tesi sull’utilizzo improprio dei social network da parte degli utenti. La relativa facilità con la quale chicchessia può costruirsi un giro di amicizie (perlopiù non supportate da una conoscenza “reale”) sul social network di turno non deve essere una scusa per erigersi a divulgatore di una materia che non è la propria, pubblicando materiale di soggetti terzi (quindi non limitabile solo ai testi, ma in generale estensibile anche ai video, alla musica, alla grafica, alle foto, ecc…). Questa disinvoltura diffusa (come giustamente l’hai descritta tu) è ovviamente controproducente per lo specifico ambito sulla quale si applica, ma purtroppo non c’è attenzione su questo. Il Web 2.0 ha comportato anche questo inconveniente, ovvero alla propagazione continua di contenuti preesistenti senza controllo sulla catena stessa di propagazione (fenomeno figlio del cosiddetto “rumore digitale”, vero spauracchio delle piattaforme di social networking). Si dovrebbe istruire gli utenti all’atto dell’iscrizione nel social network su cosa sia lecito o non lecito fare, evidentemente il contratto legale che si sottoscrive (e guarda caso quasi mai letto…) non basta a regolare le vari dinamiche. La cultura del Web andrebbe quindi maggiormente considerata da tutti noi utilizzatori.
    In definitiva la vicenda in questione era(è?) auspicabile però che si potesse ridimensionare con le dovute scuse su una obiettiva svista, scuse che (al momento) invece non sembra siano arrivate…

  12. Claudia Rocchini  scrive il 5 marzo 2012 alle 14:48:

    E’ da un po’ di tempo che nel mio piccolo mi batto per una maggior consapevolezza di quanto si scrive in Rete. Il web non è più un gioco da parecchio tempo anche se come tale spesso è gestito soprattutto da chi dovrebbe dare il buon esempio.
    Credo che per stimolare una cultura in tal senso sia necessario partire dai cosiddetti “opinion maker”, definizione strainflazionata, utile tuttavia per identificare coloro che, per vari motivi, hanno attorno a sé comunità digitali. Mi riferisco ad amministratori e moderatori di forum, troppo spesso, seppur in buona fede, non adeguatamente preparati su questi temi. Da una parte è comprensibile: in molti non esercitano l’attività per lavoro, ma per hobby, in un contesto decisamente friendly. Dall’altra però, in casi di situazioni delicate, è imbarazzante leggere con quanta superficialità ci si esprima, convinti di essere nel giusto.
    Un caso recente di un moderatore di un forum convinto che il semplice disclaimer “Il forum xy non risponde dei contenuti scritti dagli utenti” fosse sufficiente come manleva. Non credo ci siano molte speranze che le cose cambino.

    Tornando a bomba, questo episodio non penso si possa considerare una semplice svista :) . Riguardo alle scuse, non ci contavo proprio. E infatti, non sono arrivate.


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