Parliamo di concorsi fotografici, di condizioni capestro, di spregiudicatezza dei Promotori e chiediamoci se, per cinque minuti di gloria e qualche gadget, vale davvero la pena continuare ad alimentare certe iniziative.

Un'oca selvatica in una particolare posa: una foto simbolo di dignità a prescindere, anche se veniamo considerati oche o polli da spennare (scatto effettuato presso il parco faunistico Oasi di Sant'Alessio)
“I partecipanti (o i loro genitori o tutori legali) concedono a Nintendo of Europe GmbH il diritto di utilizzo royalty-free (a titolo gratuito) delle foto inviate a qualsiasi fine, in particolare per scopi ed eventi promozionali, inclusi, ma non solo, la riproduzione, la distribuzione e la pubblicazione delle foto e la loro diffusione pubblica in qualsiasi forma e tramite qualsiasi mezzo di comunicazione (carta stampata, digitale, Internet, TV, radio, cinema ecc.), incluso l’eventuale adattamento delle foto (colorazione, modifica delle dimensioni, moltiplicazione ecc.). Il diritto di utilizzo delle foto è concesso per un periodo di tempo indefinito e senza alcuna restrizione territoriale. Tale diritto potrà essere ceduto o concesso in sub-licenza a terze parti e in particolare, senza limitazioni, alle filiali e consociate di Nintendo senza alcuna restrizione”. Quanto sopra è un estratto di un regolamento di un concorso fotografico, l’ultimo in ordine di tempo di cui abbiamo avuto notizia, ma potrebbe essere una fotocopia della stragrande maggioranza dei regolamenti dei concorsi di imaging in circolazione. Due gli aspetti ricorrenti nei bandi di queste “competizioni”: in generale, il diritto di utilizzo gratuito delle immagini da parte dei promotori del concorso e società ad essi collegati e, più in particolare, la grande fantasia manifestata nella stesura dei dettagli, che quasi sempre snatura la proporzione tra il valore dei premi in palio e la destinazione/diritto d’uso non solo delle fotografie vincitrici, ma anche di tutti gli scatti in gara.
Fantasia che fa venir voglia di chiedersi da quale mondo, universo, galassia questi signori, che definire spregiudicati è poco, provengano. Chiariamo, da un punto di vista legale, è tutto lecito. Un po’ meno dal punto di vista etico, sempreché questa parola abbia ancora un significato per qualcuno.
Vediamo qualche esempio. Si passa dall’utilizzo “a tempo indeterminato, gratuito ed esclusivo anche per contesti differenti dalla promozione del concorso stesso alla Società e altri soggetti collegati” (quindi per eventuali usi pubblicitari/commerciali/editoriali estesi anche ai non promotori diretti) alla possibilità di “modificare in tutto o in parte l’opera”; dalla richiesta di “novità ed originalità” a quella di rinunciare “al diritto di ispezionare o approvare il prodotto finito o il filmato, il testo pubblicitario, il copione o il materiale stampato che potranno accompagnarlo”.
Per arrivare all’apoteosi: nel bando del concorso Tim, si legge che “l’utente non potrà riutilizzare il contenuto che non è stato scelto tra i vincitori, per un altro uso, un altro marchio, o concorso”. E qui, a parte gli insulti che sorgono spontanei, vien voglia di metterli alla prova, e cioè di chiedere cosa si intende per “contenuto”, visti gli specifici articoli della legge sul diritto d’autore che differenziano, per esempio, un’opera fotografica da una semplice fotografia. E quindi: una rielaborazione del “contenuto” inviato per il concorso violerebbe i loro termini? Se sì, sulla base di quale legge? Ma passiamo oltre.
Un’altra caratteristica negativa ricorrente di queste iniziative è la collocazione, nei siti che le promuovono, del regolamento di partecipazione. Molto spesso il link per potervi accedere è a fondo pagina, in caratteri minuscoli, oppure è inserito confusamente dove capita, con un bottone, quasi a voler tappare dei buchi nella grafica. Altra curiosa ricorrenza è la nomenclatura utilizzata per identificare il Regolamento.
Anche qui la fantasia la fa da padrona: abbiamo gli anglofoni, quelli che nonostante l’italianità dei promotori, utilizzano un bel “Rules” (regole), a seguire i confusi, “Termini d’uso” (ma d’uso di che? Si “usa” un concorso o, semmai, vi si partecipa?), oppure “Guida” o, ancora, “Dettagli del concorso” per continuare con altre improbabili diciture che costringono l’utente interessato a una caccia al tesoro sia per capire dietro quale termine si nasconde l’agognato regolamento sia per scoprire dove è collocato nel sito.

La prima home page del concorso Nintendo che riportava in centro pagina la richiesta di inviare una mail per ricevere il regolamento.
Ci sono poi i casi in cui nel sito è del tutto assente, vedi il concorso Nintendo, in cui si obbliga l’interessato a inviare una mail con richiesta di ricevere il file Pdf del regolamento. Procedura che ho seguito, qualificandomi e scrivendo con l’account di Fotografia Reflex per conoscere i motivi dalla modalità scelta: il Pdf è arrivato, ma non la risposta alla mia domanda. Pazienza. Però nel frattempo hanno cambiato la collocazione della dicitura dello screenshot che vedete pubblicato: non più in evidenza in centro pagina com’era all’inizio, ma spostato in fondo, in caratteri piccoli e con un link testuale.













Ottimo approfondimento.
Penso che i manager di queste aziende siano gravemente responsabili di mancanza di Etica. Probabilmente gli avvocati consegnano loro il testo piu’ “dalla parte dell’azienda” possibile, ma sarebbe loro responsabilita’ moderare le richieste piu’ assurde.
La cosa che mi fa ridere e’ che dall’altra parte, continuo a vedere foto di appassionati che mettono il loro bel (…) watermark su foto che mai e poi mai potrebbero renderli ricchi.
Insomma i primi vogliono appropriarsi delle immagini di altri per tutta l’eternita’, i secondi difenderle da chissa’ che…..ma a me pare che il mondo ormai sia pieno di una quantita’ tale di ottime immagini su qualunque soggetto che – inevitabilmente – il loro valore economico tenda a zero.
Meglio godersi l’hobby senza tanti crucci, mi vien da pensare..
… capisco che con questi regolamenti cosi’ “blindati” sia praticamente impossibile (per le aziende promotrici) procurarsi guai legali intorno alla materia (quasi) piu’ complessa del mondo …
pero’ cosi’ i professionisti si tengono alla larga ed i “contenuti” si riducono alla fortunosa scoperta di qualche talento/immagine nascosta, cosi’ ben nascosta che peraltro neanche il proprietario ne e’ a conoscenza …
… la mia proposta banale banale banale sarebbe quella di disertare … ed informando far disertare … tutti quei concorsi i cui regolamenti non sono “trasparenti” … che se le scattino da soli le foto che servono alle loro (e di loro) pubblicità …
… mi verrebbe quasi voglia di partecipare ad un osservatorio concorsi …
Grazie Claudia.
[...] Articolo: http://www.claudiarocchini.it/blog/and-the-winner-is/ [...]
Vessatori è dire poco, concordo con il commento che mi precede. In attesa del numero di maggio, se non hai nulla in contrario Claudia, cito questo articolo sul mio blog.
[...] Links: And the winner is … di Claudia Rocchini [...]
[...] Su fotografia reflex di maggio è presente un interessante articolo di Claudia Rocchini in cui parla dei concorsi fotografici on line. Claudia mette in evidenza certi concorsi i cui regolamenti sono molto penalizzanti per i fotografi, in alcuni viene detto che le foto inviate possono essere utilizzate a scopi anche commerciali e addirittura modificate. Altre volte si perdono tutti i diritti sulle foto inviate, quindi come dice il titolo dell’articolo: Fotografi, occhio ai concorsi on line, perché per 5 minuti di gloria c’è il rischio di rinunciare ai vostri diritti Leggete bene il regolamento e non partecipate se sono presenti condizioni assurde atte solo a reperire foto gratuitamente sfruttando la voglia di emergere dei fotoamatori. Per chi volesse approfondire l’argomento può farlo qui: And the winner is… [...]