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A tempo perso

Prendendo spunto da una richiesta di lettura portfolio, da farsi “a tempo perso”, qualche indicazione utile su come approcciarsi a professionisti e riviste per non essere cestinati senza riscontro.

Ricevo e pubblico: “Salve Claudia, vorrei chiederle un “favore” da 4 anni mi sono avvicinato alla fotografia diciamo un po più seriamente basandomi di più all’aspetto tecnico della foto, sono un autodidatta (imparo ogni giorno facendo foto) e vorrei che qualcuno mi criticasse le foto che ho fatto fino ad ora per potermi migliorare in quanto vorrei che la fotografia diventasse un lavoro un giorno. Le volevo chiedere se poteva (a tempo perso) guardare qualche mia fotografia e magari darmi qualche consiglio per migliorare. Appena finisco con l’università vorrei iscrivermi ad un corso intermedio e poi a un master in foto-reportage per studiare e magari farmi “notare” da qualcuno. Anticipatamente la ringrazio. Distinti saluti C.R.”.

Ricevo quotidianamente richieste di questo tipo. Chi mi conosce sa che sono una persona molto disponibile, soprattutto se mi si approccia nei giusti modi, che devono comprendere almeno un “per favore” e un “grazie”, merce ormai in via d’estinzione. Questa lettera li contiene. Tuttavia sono i contenuti a essere decisamente stonati, motivo per cui ho deciso di utilizzarla come spunto e di rispondere qui. Non me ne voglia l’autore di questa richiesta, ma così facendo ritengo di essere utile non solo a lui, ma a tutti coloro che si rivolgono a professionisti o a riviste con approcci non corretti. Di seguito 7 punti.

1) State scrivendo a chi di fotografia&dintorni ci vive. E non si vive “a tempo perso” di qualcosa. E’ come se andaste dal vostro macellaio a chiedergli, per favore, di macellarvi il maialino di casa che vi ha regalato vostro cugino l’anno scorso e che ormai è pronto per diventare porchetta. A tempo perso. Provateci e poi ditemi la risposta.

2) Quand’anche il vostro macellaio fosse disponibile a farvi il favore, perlomeno si chiede un minimo di collaborazione da parte vostra, il che non significa presentarsi a lui con il maiale al guinzaglio, aspettandovi che faccia il lavoro sporco. In parole povere, è perfettamente inutile che mettiate il link al vostro sito o album, perché vuol dire costringere la persona a cui avete chiesto un parere a visionare 396802896350286 fotografie, magari anche in ordine sparso. Meglio preparare una selezione di quelle che ritenete le fotografie che più vi rappresentano, massimo 15, meglio 10, e segnalarla nella vostra richiesta. Qualcosa tipo: “Per agevolarle la valutazione, qui il link al set che ho preparato. Se lo riterrà opportuno, potrà comunque visionare tutti i miei lavori sfogliando le pagine del mio sito”. State tranquilli che se le fotografie selezionate piaceranno, sarà il professionista ad approfondire, navigando per tutto il vostro sito.

3) Per l’amordiddio, evitate espressioni tipo “A tempo perso”, “Quando avrà 5 minuti”, “Un veloce parere” e simili. Vi state rivolgendo a un professionista, con cui per giunta non avete mai mangiato assieme e che si suppone stimiate, per avere una valutazione asettica, oggettiva ma soprattutto seria dei vostri lavori. Valutazione sulla quale dovrete basarvi per decidere cosa fare della vostra vita professionale. Non sono cose da fare a tempo perso, tantomeno in cinque minuti. E in più, credetemi, sono approcci che irritano non poco. Molto meglio qualcosa tipo: “Di seguito un link ai miei lavori, gradirei una sua veloce opinione per capire se vale la pena sottoporle una lettura portfolio a pagamento e avere indicazioni su come potermi muovere“. Così facendo, state comunicando al professionista che lo tenete in considerazione tanto da pensare di spendere due lire per avere la sua opinione. Non è detto che lo farete, ma di certo il professionista un click sul vostro link lo farà. Dopodiché sta a voi giocarvela, nei giusti modi.

4) Nel caso in cui decidiate di rivolgervi a una rivista, procuratevi una copia cartacea e studiatela per capire se ci sono aree non ancora coperte in cui potreste proporvi. Tenete presente che ormai difficilmente le riviste cercano fotografi puri, gradirebbero anche capacità giornalistiche. Tradotto: saper scrivere. Possibilmente, saper scrivere un articolo. Se dunque scrivete ancora po con l’accento invece che con l’apostrofo, litigate con le doppie e fate confusione con maschili e femminili, lasciate perdere. Anche lo stile di scrittura è importante: magari gestite un blog di successo con duemila accessi unici al giorno, ma scrivere su un blog, dove i toni e i vocaboli usati sono spesso quelli che usereste con gli amici durante una serata etilica, non significa essere adatti a scrivere per una rivista.

5) Rivolgersi al referente opportuno. Molti ci provano direttamente con il Direttore, scrivendo alla mail che trovano sul sito della rivista, e che quasi mai sarà quella personale. Tradotto: non la legge lui. Sarà dunque opportuno verificare nella gerenza della rivista se sono indicate le mail personali. Non scrivete in prima battuta al Direttore, ma al capo redattore o alla segreteria di redazione. Sono figure strategiche in qualsiasi redazione con cui comunque, se vi andrà bene, dovrete costantemente confrontarvi. Se dopo questo primo approccio non avrete risposta, potete scrivere direttamente al Direttore, evitando di usare toni lamentosi. Spiegherete di aver già inviato una mail senza riscontro, scusandovi per aver scritto direttamente a lui, e chiederete se è possibile avere un suo personale parere, anche negativo, per capire come potervi approcciare meglio in futuro. Non sempre funziona, a me in un paio di occasioni hanno fatto il favore di spiegarmi in cosa avevo sbagliato. E ne ho fatto tesoro.

6) Una volta individuato il referente e recuperata la mail personale, va tenuto presente che di richieste come la vostra ne arrivano almeno 50 al giorno, per stare bassi con le stime. E’ dunque necessario studiare una comunicazione che vi distingua dalla massa. Partiamo dall’oggetto della mail. Da evitarsi come la peste oggetti generici tipo “Curriculum”, “Portfolio”  e simili. Non verrà neanche aperta. Molto meglio un chessò “Digiscoping, proposta di collaborazione”: date subito l’idea di quello che volete proporre.
Passando al contenuto della mail, evitate la storia della vostra vita fotografica, mail che iniziano con “Ho iniziato a fotografare da bambino usando una…” sono subito cestinate. A volte basta anche “Ho inziato a…”. Proseguendo con l’esempio del digiscoping, andate subito al dunque e proponete una scaletta di 3/5 articoli con un breve abstract di ognuno. Indicate un link al vostro sito che dovrà contenere un esempio di articolo E di fotografie, per dare subito l’idea del vostro stile. Concludete ringraziando per l’attenzione e scrivendo il vostro numero di telefono. Punto.

7) Ultimo consiglio. Prima di scrivere a chicchessia fate lo sforzo di mettervi nei panni del destinatario della vostra richiesta e chiedetevi come reagireste a leggere quanto gli state mandando. Però datevi una risposta sincera, non di quelle tipo chissenefrega io ci provo comunque, magari mi va bene. Perché vi assicuro che, così facendo, non andrà mai bene e sarà sempre tempo perso. Per voi.

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36 Commenti a “A tempo perso”

  1. Daniela  scrive il 16 gennaio 2011 alle 18:55:

    Claudia, sono io che non sono NESSUNO e ricevo qualche mail del genere (e mi fa piacere proprio perchè per me sono sinonimo di “apprezzo le tue foto, quindi ti ritengo in grado di valutare le mie” ma sinceramente non sempre mi spendo a farlo…) ma non oso immaginare quante ne ricevi tu o il direttore….
    Hai fatto bene a fare un vademecum. Io non ho mai scritto a nessuno, al momento ritengo di avere ancora e ancora da crescere prima di poter sottoporre i miei lavori a qualcuno.
    Un abbraccio

  2. adolfo.trinca  scrive il 16 gennaio 2011 alle 19:37:

    Ottimi suggerimenti, stavo proprio per mandarti una selezione di 59 foto da leggere a babbo morto.
    gh gh gh

  3. Michele Casagrande  scrive il 16 gennaio 2011 alle 19:40:

    Post prezioso, grazie per averlo condiviso.
    : )

  4. giorgio benni  scrive il 17 gennaio 2011 alle 08:49:

    il genere che pratico non vuole farlo nessuno. ricevo una decina di richieste all’anno. si propongono come assistenti, voglino mostrarmi il loro portfolio. ma ho già provveduto a questo. nessuno di quelli che si offrono vorrebbero fare il mio lavoro dentro i musei. tutti vorrebbero lavorare nel reportage e nella moda. più volte mi sono chiesto cosa cercano da me. comunque ho sempre risposto a tutti e molti li ho invitati una giornata a vedere come lavoro. la mia impressione è che pur di guadagnare qualcosa con la fotografia verrebbero perfino con me a rompersi le scatole davanti ad un dipinto. senza avere passione o amore per quello che fanno.
    e questo lo trovo veramente triste.
    Età media 24 anni, patente europea del computer, conoscenze di inglese e citano con fierezza il possesso di reflex nikon o canon…

  5. Massimo  scrive il 17 gennaio 2011 alle 09:08:

    A volte, in un approccio poco formale verso una richiesta di qualsiasi tipo, vi è sottointeso che il ricevente, visto che viene giudicato una persona autorevole nel suo campo, possa esaudirla in quanto: lo fa per professione e quindi una in più o in meno non dovrebbe fare la differenza, e poi se lo fa e gli piace, esaudire anche la richiesta estemporanea mica gli peserà. Come hai fatto notare tu, questo approccio superficiale può essere fastidioso per il ricevente. Ciao, Massimo.

  6. Manuel Colombo  scrive il 17 gennaio 2011 alle 09:55:

    Uffa.
    A me mandano mail solo per chiedere i numeri di telefono delle modelle/ragazze con cui ho collaborato!
    Scherzi a parte, il post è decisamente interessante e se non sarà utile ad avere qualche collaboratore in più alla rivista, forse lo sarà ad avere qualche “scocciatura” in meno a te.

  7. Mattia  scrive il 17 gennaio 2011 alle 10:31:

    Posizione oltremodo sgradevole, almeno IMVHO.
    Ma poi …

  8. Claudia Rocchini  scrive il 17 gennaio 2011 alle 10:38:

    @Daniela, la realtà è che siamo più che contenti di ricevere richieste di questo tipo, ciò che ci dispiace è che spesso per una forma non adeguata si rischia di non “scoprire” nuove risorse, perché davvero, non c’è il tempo di andare oltre. Così si cestina. Ed è un peccato

    @Adolfo, non è a me che devi mandarle. Sai che ti ci mando :-)

    @Michele, grazie a te per l’apprezzamento

    @giorgio, la tua specializzazione mi/ci affascina assai. A breve capirai il motivo ;)

    @Massimo&Manuel, è vero. Sono convinta che questa non è una professione che riesci a fare se non hai il fuoco sacro inside. Tuttavia, e credo di parlare a nome di molti colleghi, è difficile impedire al lato professionale di soffocare la passione, cioè fotografare e scrivere per il puro gusto di farlo, a mente libera e senza aver sempre un occhio sul lavoro.

    @Mattia, ma poi…?

  9. Giorgio Violino  scrive il 17 gennaio 2011 alle 11:15:

    Sorrido e mi rivedo davanti a questi piccoli grandi schiaffi alla mia idea di “porffolio”, “fotografia”, “mestiere”, “professionalità” … il segreto è capire molto in fretta quello che non si deve mai più fare. ecco, da oggi sarà molto più facile. non so ancora bene se ringraziarti :P

  10. Anita Maggiani  scrive il 18 gennaio 2011 alle 11:38:

    Claudia, grazie per aver messo a disposizione il tuo tempo con questi consigli GRATUITI. Molti li comprerebbero, ma non saprebbero neppure a chi chiederli.
    Io personalmente non mi sarei mai neanche sognata di iniziarlo un percorso così…. Adesso che ho le tue dritte, chissà che fra molti e molti altri anni di ulteriore pratica (20 ad oggi ancora non mi sembrano sufficienti) non tenterò questo passo…
    La tua umanità e la tua disponibilità mi colpiscono sempre.
    So precious…so brilliant

  11. Dario  scrive il 18 gennaio 2011 alle 15:43:

    Ciao Claudia,
    ammesso che il destinatario della tua risposta abbia letto ed abbia capito il senso di quello che hai scritto, magari senza prendersela a male, potrà essere solo un’eccezione, perché non credo che gente con una considerazione così deviata della professionalità altrui, ma soprattutto della passione altrui, possa realmente capire quello che hai scritto.
    Ho scritto “deviata” e non “bassa”, perché credo che interpretare un mestiere artistico, banalmente come un lavoro con cui guadagnarsi da vivere, sia una deviazione, un’interpretazione distorta delle cose.
    Io consiglierei a quella persona di non sprecare tempo in corsi e master. Io non sono un professionista della fotografia, ma certi modi non li reggo proprio, perché oltre alla cortesia che è espressa in quella richiesta, ci dovrebbero essere anche rispetto e umiltà. Altri concetti rari.
    Sono troppo polemico? :)
    Ciao,
    D.

  12. Claudia Rocchini  scrive il 18 gennaio 2011 alle 16:37:

    @Giorgio, l’approccio è semplice: poche idee ma molto chiare e incisive. Il resto confonde ;)

    @Anita, grazie! Ma se avessi pensato che “consigli” del genere avrebbero potuto generare una qualche forma di reddito, forse ci avrei fatto un workshop! Scherzi a parte, ho un conto sempre aperto con il mio karma, diciamo che mi paro le spalle per le prossime vite ;)

    @Dario, bentrovato :)
    Ho avvisato il mittente della mia risposta e mi ha risposto, contento, ringraziandomi e dandomi appuntamento a più avanti, quando sarà “pronto”. Hai ragione, reazioni come le sue sono eccezioni, ma lo sono altrettanto i suoi “per favore” e “grazie”, ragion per cui ho deciso di rispondere.
    Mi sono messa nei suoi panni e ho cercato di capire il senso della sua richiesta, al di là dei modi: questo ragazzo ha un progetto, o un sogno, in mente, vuole cioè valutare se intraprendere o meno il mestiere del fotogiornalista. E’ realmente agli inizi, di tutto, e avrei voluto rispondergli ben altro, a cominciare da una valutazione del suo album. Ma ho preferito suggerirgli di curare il modo in cui si presenta: le sue competenze fotografiche potranno senza dubbio migliorare, ma se nessuno gli spiega un minimo come vanno le cose dietro le quinte, difficile che riuscirà a farsi notare come vorrebbe.
    Non ci ho visto mancanza di rispetto né di umiltà, semmai una ingenuità e ignoranza di fondo, intesa come non conoscenza. E nessuno è nato imparato. O no? ;)

  13. Carlo  scrive il 20 gennaio 2011 alle 10:47:

    Ciao Claudia,

    Io non sono nessuno però come hai detto tu, ho un sogno/progetto che spero e che vorrei realizzare, non per la fama tanto meno per i soldi in quanto per me la fotografia è una passione! (mi sento vuoto senza quella borsettina a tracolla quando esco di casa)
    non ho una considerazione deviata ne della tua professionalità ne della tua passione, anzi!.

    Quando ti ho scritto quell’email sono stato spinto da un po’ di “euforia” (euforia non è il termine giusto) personale perché mi ero stancato del mi piace su facebook o un bellissima foto/bruttissima foto su flickr ma volevo qualcuno che ne capisse di fotografia e mi dicesse Es. carlo secondo me per migliorare devi fare questo. Con quell’email non volevo trovare lavoro, ma una persona inesperta come me voleva ricevere dei consigli utili per migliorarsi.

    Ti ringrazio di nuovo perché questo post nel tuo blog mi ha fatto piacere ma soprattutto pensare! mi dispiace solo che forse tu, e le persone che leggono quello che ho scritto, pensino che volevo trovare lavoro e che sono il classico tipo che fa una cosa tanto per farla!!!.(altro buon motivo per cambiare modo di scrivere e di presentarsi) Uffa!! io veramente non volevo trovare lavoro ma volevo solo che mi venissero fatte una volta per tutte delle critiche costruttive.
    Grazie di nuovo in quanto mi ascolti (mi leggi) e mi “sopporti, con questo piccolo sfogo che ho avuto.”
    Ciao! :)

  14. Mirko Sotgiu  scrive il 21 gennaio 2011 alle 09:16:

    Grazie Claudia per questo vademecum, non hai idea di quante mail di lavoro mi giungono. Molti arrivano a scrivermi, ti farei da sherpa, direi approccio più che inopportuno. Sottoscrivo il discorso “visiti il mio sito” ne ho a centinaia, senza portfolio ma con sito, il che posso confermati che dato passo il tempo anche a scegliere le foto dei miei servizi e di altri, ci mancano proprio i siti dei candidabili fotografi. (tenendo conto che ho anche la clientela dei workshop che già mi manda portofli da valutare per i corsi).

    A me fa molto piacere che per molti sono un riferimento per la fotografia in montagna, vuol dire che il lavoro fatto finora ha dato dei risultati, ma consiglio vivamente anche chi mi sta leggendo qui di far tesoro dei consigli di Claudia se vuole veramente far qualcosa che non passi inosservato.

    Saluti
    Grazie
    Mirko

  15. Mirko Sotgiu  scrive il 21 gennaio 2011 alle 09:22:

    @Giorgio Benni

    Il tuo profilo di “candidato” è uguale al mio. Ho provato qualche volta a farmi aiutare pagando da qualche ragazzo che si candidava come futuro professionista. Dopo un mese di salite e discese per rupi, ore di auto, lavori noiosi (tipo musei, case, castelli e si perchè anche quelli ci sono in montagna) oltre tutto il backstage che ci sta dietro un servizio (vedi PR, contatti con enti, clienti) i ragazzi sono scomparsi. Allora pure io mi chiedo, cosa pensano del nostro lavoro? pensano che viaggiamo tutto l’anno e ci divertiamo? Sarei curioso di tirare fuori una statistica sull’immaginario collettivo del lavoro del fotografo, perchè secondo me è totalmente distorto. Claudia è una proposta per un nuovo post e articolo… te lo passo cosi! ;-)

  16. Claudia Rocchini  scrive il 21 gennaio 2011 alle 09:31:

    @Carlo, mi fa piacere che tu abbia capito il senso di questo post e che, a differenza di altri tuoi predecessori, tu non mi abbia investita di insulti. Sì, ci sono stati anche episodi sgradevoli. Non preoccuparti, avevo capito il tuo spirito e non ti ho frainteso. In bocca al lupo ;)

  17. Claudia Rocchini  scrive il 21 gennaio 2011 alle 09:34:

    @Mirko, in realtà ho omesso molte altre cose, per esempio alcune dritte su come inviare materiale in redazione. Arrivano cd senza mezza etichetta o presentazione, per non parlare del fatto che quasi nessuno inserisce nel cd una cartella con le info testuali… Ma ci sarà un’altra puntata ;)

  18. giorgio benni  scrive il 21 gennaio 2011 alle 18:54:

    @ Mirko
    forse hanno visto blow up.
    illudersi fa bene, anch’io spesso penso che fare questo mestiere un giorno posso diventare fico come il protagonista del film di Anonioni. In realtà mi sento il più delle volte abbastanza sfigatello.
    Per non parlare di oggi che sono andato dal meccanico a vedere la mia macchina in riparazione e mi si è rotta la bici di brutto…….

  19. Giovanna Griffo  scrive il 23 gennaio 2011 alle 12:12:

    Che bello leggere questo tuo post Claudia!! Sottoscrivo ogni singola parola, pure le virgole.
    Anche a me come fotografa ed editore di un portale di fotografia arrivano quotidianamente richieste di questo tipo, e ti dirò che quella che hai pubblicato è anche gentile, cortese ed articolata.
    A me arriva di peggio!
    Le persone mi contattano dicendomi “quando hai tempo, dai un’occhiata alle mie foto e mi dici cosa ne pensi?” ma non mi danno nessun link dove poter trovare le loro foto, niente di niente!! Addirittura sono io che devo prendermi la briga di andare a vedere se hanno un sito personale e magari cercare il loro nome su google per vedere dove pubblicano le foto! E’ decisamente il colmo.
    E quando magari gli chiedo un link dove poter guardare una selezione delle loro foto loro allora, sbuffando, mi linkano qualcosa dove trovo migliaia di fotografie tutte diverse, senza nessun ordine e dei generi più disparati.
    Ora mi chiedo come può essere umanamente possibile che una persona possa esprimere un parere fotografico su un’accozzaglia delle robe più disparate?
    E se gli dici “guarda che al massimo posso esprimerti un parere su una foto, oppure un portfolio di 10 foto” si sentono offesi perchè non hai visto lo scibile della loro stupenda produzione fotografica.
    Ho condiviso questo post perchè non avresti potuto esprimere meglio questo comportamento poco educato ed irrispettoso del lavoro degli altri, ma forse semplicemente ingenuo.
    Ciao e grazie,
    Giovanna

  20. joeanty  scrive il 23 gennaio 2011 alle 17:38:

    Ciao Claudia e grazie per le “dritte” che hai pubblicato.

    Da non professionista senza ambizioni in tal senso, vorrei spezzare una lancia a favore della mia categoria.

    Fino a qualche tempo fa, non sapevo nemmeno che far vedere le proprie foto a un professionista del settore significava sottoporgli il proprio “portfolio” e non mi sarebbe mai venuto in mente di pensare che qualcuno potesse essere pagato per farlo: “professione fotografo” voleva dire altro (nel mio immaginario ed in quello di tutti gli amici/conoscenti che mi dicono di lasciar perdere quello che faccio e di cominciare la vita da fotografo, magari di matrimoni).

    Ovviamente, il tempo di un professionista è denaro, quindi è giusto pagare per la lettura, ma non tutti se ne rendono conto.

    Passi pure la leggerezza di chi non è abituato all’idea del professionismo ed ha una visione molto più “idillica” del fotografo, ma se tale caduta di stile arriva da chi vorrebbe vivere di fotografia, questo dovrebbe farlo riflettere…

  21. Lorenzo Linthout  scrive il 23 gennaio 2011 alle 18:19:

    Bravissima Claudia,
    un elenco di sette punti salienti e fondamentali sui quali poter contare, in mod tale da non far peredere tampo achi te ne può dedicare un po! :)
    Ciao.
    Lorenzo

  22. Marco Togni  scrive il 27 gennaio 2011 alle 07:57:

    Se qualcuno vuole una opinione sulle sue foto sono ben lieto di dare 2 minuti gratuitamente, come li dò alle oltre 500 e-mail che ricevo ogni mese. Certo a volte ci vuole un po’ prima che rispondo ma rispondo sempre alla richieste di chi mi segue.

  23. Marco Togni  scrive il 27 gennaio 2011 alle 07:59:

    “Lavorare gratis” è una cosa, “guardare due foto e dire come sono” è un altra.

  24. Claudia Rocchini  scrive il 27 gennaio 2011 alle 08:15:

    @Grazie per i vostri interventi.

    @Marco, fermo restando che tutti rispondiamo alle mail, fatte salve quelle più assurde… puntualizzo che questo articolo non parla di richieste su singole fotografie, ma su intere produzioni, che non chiamo portfolio perché 9 volte su 10 arrivano richieste che contengono un semplice link al sito o all’album…
    Ciò detto, visto che hai scritto “Se qualcuno vuole una opinione sulle sue foto sono ben lieto di dare 2 minuti gratuitamente” riesci a spiegarci come si fa in “due minuti” a dare un parere articolato sul lavoro di un aspirante fotografo?
    E, soprattutto, ci spieghi come fai a “guardare due foto e dire come sono” e da qui renderti conto delle potenzialità dell’aspirante fotografo?
    Visto che hai inserito il tuo sito e che verosimilmente verrai contattato, ritengo doveroso che tu chiarisca questo passaggio, assai delicato, onde evitare di ingenerare false speranze in chi ci legge. Grazie.

  25. Mirko Sotgiu – alpinfoto  scrive il 27 gennaio 2011 alle 08:47:

    Ritengo che la lettura del portfolio sia una delle cose più difficili e onerose che mi viene richiesta. Non si può certo giudicare qualcuno,a meno che proprio non si capisca che è alle prime armi, in due minuti. Non è nel rispetto di chi ha preparato un lavoro serio, con tempo e si è proposto educatamente, dedicare solo due minuti di tempo. In quel portfolio magari potrebbe celarsi un valido collaboratore, oppure solo una persona che vuole sapere da chi tutti i giorni mastica fotografia un parere sulle sue opere.
    Sinceramente escludo tutti gli invii di mail con link a siti, foto singole, ma guardo volentieri mail con link a porfoli su web costruiti appositamente, con biografie e due righe di testo. Questo perchè riesco a farmi un’idea di chi ho davanti, negli altri casi, mi spiace dirlo ma le mail rimangono inevase per mesi, solo fino a quando per “relax” pulisco la mail e leggo tutto, in quei casi se trovo qualcosa di interessante rispondo.
    Non ho mai fatto pagare nessuno per la lettura del portfolio, so che ci sono colleghi che lo fanno, non ne avrei il tempo.

  26. viviana gabrini  scrive il 27 gennaio 2011 alle 09:45:

    anche io rispondo a 500 mail al mese.
    enlarge your penis!

  27. Giovanna Griffo  scrive il 27 gennaio 2011 alle 10:03:

    Non posso che concordare pienamente con la risposta di Claudia.
    Marco, sappi che io di mail ne ricevo 500… ma al giorno (essendo l’amministratore di un portale fotografico) e rispondo a tutte, proprio a tutte, anche fosse solo per dire “ciao, grazie” per educazione.
    Se qualcuno mi chiede due minuti del mio tempo non gli saranno mai negati, sono sempre concessi, però torniamo al tema di questa discussione. Si può analizzare ed esprimere un parere su di un portfolio in due minuti?
    Ovviamente no.
    Al massimo gli puoi dire “bella, ciao” oppure “brutta, ciao”.
    Ecco perchè alle persone che me lo chiedo faccio una doverosa domanda: ” ti basta sapere se le tue foto sono belle o brutte, oppure vuoi sapere anche perchè?”
    Se vuole sapere anche “perchè” due minuti non sono certo sufficienti.
    Ecco perchè i tuoi due minuti che dedichi alle letture delle foto sono perfettamente inutili, tranne nel caso che la persona che te lo chiede sia in cerca di una pacchettina sulla spalla per confortare il suo ego e sentirsi dire “belle!!”.
    In quel caso ti ringrazierà tutta felice, anche se non gli hai dato nessun aiuto o suggerimento valido.

    Ciao, Giovanna

  28. Mauro  scrive il 27 febbraio 2011 alle 23:38:

    Tempo fa chiesi ad un operatore dell’immagine / fotografo di fama mondiale (che vive di questo), un parere su alcuni miei lavori.

    Mi diede con gioia la sua disponibilita’ invitandomi nel suo studio.

  29. Claudia Rocchini  scrive il 27 febbraio 2011 alle 23:40:

    mi diresti chi è, in privato? Gli scrivo subito.

  30. Rosanna  scrive il 16 maggio 2011 alle 11:26:

    magnifico Claudia ! Ho riso di cuore, ti dirò..e imparato tanto ! :-) Ti manderò presto un portfolio di millemila foto…accompagnato da un maialino della bassa emiliana !!!! :-) grandissima, simpaticissima, professionale come sempre !!!!!!<3<3 :-) Rosanna

  31. david butali  scrive il 16 maggio 2011 alle 13:50:

    Grande!

  32. Anna  scrive il 19 agosto 2011 alle 18:51:

    Consigli molto utili, però permettimi una riflessione generica: è piuttosto triste che sia l’aspirante fotografo/giornalista/redattore a doversi “inventare” un modo per non essere cestinato, piuttosto che chi sta dall’altra parte a porsi il dovere di rispondere, fosse anche solo per educazione. Per non parlare poi delle riviste che chiedono 10 articoli di prova (non retribuiti) con la scusa di dover capire lo stile: patetici. Ma questo è un discorso a latere.

    Anna

  33. Claudia Rocchini  scrive il 19 agosto 2011 alle 21:57:

    Anna, a mio avviso si tratta di essere pratici e focalizzare l’obiettivo, senza perdersi in troppe polemiche o questioni di principio sulle quali siamo tutti d’accordo.
    I fatti sono che, triste o meno, il tempo per rispondere a tutte le richieste non c’è. A meno che per risposta tu non intenda quelle automatiche, dello stile di quelle inviate 1 volta su 100 da un qualsiasi ufficio del personale di una qualsiasi azienda quando si manda un curriculum. E’ salva la forma, ma di sostanza non ne vedo.
    Sulla pessima abitudine di richiedere gli articoli in prova, concordo con te: a me quando è capitato ho risposto a tono. Idem quando mi si chiedono le foto gratis: basta dire no grazie.
    Tutto sta a capire i meccanismi che, ci piaccia o meno, regolano i giochi, sforzarsi di individuare bisogni ed esigenze, e adeguarsi. E, permettimi, con Internet è molto ma molto più semplice informarsi e capire chi fa cosa in una rivista: non c’è nemmeno più l’alibi della non conoscenza del dietro le quinte.

  34. Anna  scrive il 20 agosto 2011 alle 20:55:

    Hai ragione: la risposta automatica è altrettanto demoralizzante…
    Consiglio sacro quello di imparare a dire “no, grazie”.

    Grazie per la risposta

  35. [...] per ricordare anche un bell’articolo, più o meno dello stesso tenore, “A tempo perso“, pubblicato tempo fa da Claudia Ronchini e che in sostanza palesava una sacrosanta [...]

  36. [...] l’occasione per ricordare anche un bell’articolo, più o meno dello stesso tenore, “A tempo perso“, pubblicato tempo fa da Claudia Ronchini e che in sostanza palesava una sacrosanta insofferenza [...]


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