La signora della fotografia italiana in un’intervista a tutto campo tra privacy, diritto d’autore, il portfolio ideale e il mercato delle immagini.
Non avevo ancora avuto occasione, prima di questa intervista, di interagire personalmente con Grazia Neri, tranne per un episodio di anni fa, quando ancora vestivo i panni dell’ingenua pischella con poche e confuse idee: le inviai una mail di presentazione contenente vari link in ordine sparso ai miei album online, segnalando prevalentemente fotografie di (presunti) reportage.
Non mi aspettavo alcun riscontro invece, sorprendendomi, mi rispose personalmente scusandosi di non poter dare un parere nel merito perché in partenza per Perpignan. Nella mail mise in copia conoscenza il responsabile dei fotogiornalisti dell’agenzia, chiedendogli di darmi un parere: “Mi ricordo!, esclama sorridendo quando le rammento l’episodio -. Ero davvero in partenza, altrimenti le avrei dato personalmente un riscontro. Ho sempre curato con la massima attenzione il rapporto con i fotografi: tempo permettendo, ci tenevo a rispondere personalmente, soprattutto se notavo un potenziale interessante. Cosa le disse il mio responsabile?”.






